Adolescenza e comportamenti a rischio

Tra patologia e trasgressione

Pubblicato il 24 settembre, 2017  / Genitori e figli
Adolescenza e comportamenti a rischio

L'adolescenza è identificata come forse il più critico dei periodi del ciclo di vita: questo perché rappresenta un fondamentale momento di transizione, che porta con sé enormi cambiamenti fisici, psicologici e sociali, spesso estremamente difficili da accettare o da comprendere per i ragazzi che li affrontano. Da un lato, infatti, l'adolescente percepisce di non essere più un bambino: il ragazzo si trova ad affrontare nuovi doveri e responsabilità, le persone cambiano nei suoi confronti e le aspettative riposte in lui si trasformano.

A questo si aggiunge il fatto che le relazioni che hanno caratterizzato il suo mondo affettivo per tutta la vita si modificano radicalmente. Dall'altro, risulta per loro molto difficile sentirsi "completamente" adulti: in parte perché non possiedono ancora i mezzi e le competenze sufficienti, ma soprattutto perché non sanno come muoversi in un mondo nuovo, in cui nessuno risparmia critiche e giudizi.

Inoltre, il loro corpo muta rapidamente e spesso i ragazzi fanno molta fatica ad accettare le loro nuove forme. Questo certo non contribuisce a farli sentire a loro agio nella loro "nuova veste di adulto". Se aggiungiamo il fatto che la società si sta evolvendo sempre più in fretta e che anche gli adulti, talvolta, si trovano senza i mezzi per accompagnare i loro figli (o allievi) in questa transizione, possiamo mettere la ciliegina sulla torta.​​

Il più delle volte, gli adolescenti si trovano soli e disorientati, in un mondo nuovo, percependo negata, da un lato, la loro identità di bambini e, dall’altro, quella di adulti.

L’articolo nasce dall’esigenza di riflettere sul perché gli adolescenti, che già per definizione vivono un momento di difficoltà, sempre più spesso mettano in atto condotte devianti o pericolose. È auspicabile che la società e il territorio intervengano, a livello preventivo, per garantire ai ragazzi un benessere psicofisico adeguato ad affrontare questo momento così delicato e complesso. Ma che cosa si può fare a livello personale? Ci si può informare, si può imparare a “decifrare” i numerosi messaggi che ogni giorno questi ragazzi mandano agli adulti, si può cercare di comprendere che cosa spinge un ragazzo o una ragazza a comportarsi in un certo modo.

Andiamo per gradi.

Da cosa dipendono i comportamenti a rischio?

Fino a pochi anni fa si pensava che i comportamenti degli adolescenti dipendessero soprattutto dalla classe sociale e dal contesto familiare di appartenenza: oggi è possibile affermare con certezza che ciò che ha grande influenza sugli adolescenti sono la globalizzazione della società e l’estremo conformismo sociale verso i modelli proposti dai media.

La ovvia conseguenza è che quasi nessuno possa ritenersi esente dalla possibilità di mettere in atto una condotta pericolosa. La categoria dei comportamenti a rischio comprende tutte quelle azioni, quegli atteggiamenti e quei comportamenti che possono compromettere il benessere fisico, psicologico e sociale di un individuo, nell’immediato o a lungo termine. Alcuni dei comportamenti a rischio più diffusi sono l’abuso di sostanze, il comportamento sessuale non protetto e/o promiscuo, la guida spericolata, il vandalismo di gruppo, le condotte alimentari devianti, la dipendenza da internet, l’autolesionismo.

Sembrano molto diversi tra loro, eppure c’è un aspetto che li accomuna. Queste condotte assumono, per l’adolescente che le mettono in atto, un’importantissima funzione evolutiva: consentono di affermare la propria indipendenza, di mettersi alla prova, di entrare in relazione con le proprie emozioni profonde.

L’adolescenza non è soltanto l’età della crisi e dei conflitti, ma è il momento nel quale i ragazzi imparano a gestire le relazioni con i pari, cominciano ad instaurare le prime relazioni affettive mature, sentono la necessità di avere una maggiore autonomia e indipendenza dalla famiglia di origine per affermare se stessi nel mondo.

Il processo di emancipazione dai genitori e la ricerca di nuovi modelli di riferimento sono bisogni fortemente sentiti dagli adolescenti che, però, spesso, generano disorientamento: da un lato, infatti, l’adolescente deve abbandonare i riferimenti stabili su cui si è sostenuto durante tutta la sua infanzia, dall’altro deve impegnarsi a costruire un personale progetto di vita, assumendosene le responsabilità, in un contesto nuovo e poco conosciuto.

Questa grande contraddizione che distingue il periodo adolescenziale può generare vissuti che il ragazzo deve riconoscere ed affrontare, per riuscire ad attribuire un senso ad una nuova condizione, soggettiva e relazionale, che, chiaramente, gli crea difficoltà.

Il bisogno di autonomia, da un lato, e l’incapacità di sentirsi ancora adulti, dall’altro, possono talvolta generare un profondo disagio, caratterizzato da una sofferenza così profonda che spesso è difficile da comunicare o non trova un adeguato spazio di espressione: essa può assumere forme diverse a seconda delle caratteristiche della personalità dell’individuo e della possibilità di fruire di un supporto adeguato da parte del proprio ambiente di appartenenza.

Patologia o trasgressione?

In questo quadro, in cui anche il rapporto con le regole educative e sociali viene messo in discussione, è difficile capire fino a che punto la trasgressività, che sembra essere una caratteristica universale degli adolescenti, possa essere considerata espressione di un desiderio di crescita e di maggiore autonomia e quando, invece, sia segnale di un disagio profondo, che potrebbe sfociare in una vera e propria patologia.

In questo senso, il ruolo dei genitori e degli insegnanti risulta fondamentale: essi hanno il difficile compito di accogliere, ascoltare e comprendere il disagio e il disorientamento che, il più delle volte, si manifestano attraverso lo sviluppo di un comportamento deviante o pericoloso.

Non bisogna dimenticare che i comportamenti a rischio assumono un’enorme importanza perché possono soddisfare alcuni bisogni vitali dell’adolescente: essi rappresentano, da un lato, il tentativo dell’adolescente di veicolare, in maniera indiretta, un significato, dall’altro la modalità per raggiungere scopi fondamentali per lo sviluppo.

Durante questo momento della vita, gli adolescenti si trovano a dover raggiungere determinati obiettivi, come per esempio uscire dal nucleo familiare, costruirsi un futuro, diventare economicamente indipendenti, scegliere la professione, scegliere un partner con cui costruire un nuovo nucleo familiare, … Nessuno consegna loro un libretto di istruzioni per poter portare a termine questi compiti.

Quindi, una condizione che, già per definizione, è caratterizzata dall’incertezza, comporta la risoluzione di compiti di sviluppo altrettanto indefiniti, le cui soluzioni sono sconosciute, nuove, diverse da quelle che sono state adottate sino a quel momento della vita. L’adolescente, in altre parole, si trova, da un lato, proiettato in un futuro che ancora non gli appartiene e che non sa gestire, ma dall’altro lato è come se non potesse più utilizzare le risorse dell’infanzia, perché le aspettative della società e delle altre persone nei suoi confronti sono cambiate.

Comportamenti a rischio e compiti di sviluppo

I compiti di sviluppo sono competenze che l’adolescente deve raggiungere per non compromettere il proprio sviluppo biologico, cognitivo e socio-relazionale. Per poter risolvere in maniera adeguata questi “compiti” e per poter reagire agli eventi stressanti che caratterizzano questo periodo della vita, l’adolescente attiva particolari strategie di fronteggiamento, che possono essere emotive, cognitive o comportamentali. Queste permettono di affrontare situazioni in cui le risorse richieste dal contesto eccedono quelle di cui dispone l’individuo: rappresentano, quindi, le modalità che definiscono il processo di adattamento di un individuo ad una situazione stressante.

Quando tali strategie risultano funzionali, la portata stressogena dell’evento viene ridotta; nei casi contrari, in cui non risultino funzionali alla situazione, lo stress e la percezione di difficoltà vengono amplificati. Immaginiamo quanto sia difficile, per un adolescente che si trova a dover affrontare compiti di sviluppo indefiniti, mettere in atto strategie di fronteggia mento funzionali. La risposta è qui: è estremamente difficile. Ecco da dove deriva la percezione, tipica degli adolescenti, che li porta a vivere ogni evento come estremo, drammatico, disperato, in altre parole, agli occhi di un adulto, in maniera esagerata.

Esistono due principali categorie di strategie:

  • Il coping emozionale: l’individuo tende a negare o minimizzare il problema, a esprimere la rabbia verso altre persone e/o a rifugiarsi nella propria fantasia
  • Il coping strategico: li’individuo analizza la situazione per cercare soluzioni al problema, ricerca informazioni, chiede aiuto, organizza una risposta consapevole.

Credo che concordiate con me sul fatto che gli adolescenti utilizzano tipicamente la prima tipologia di strategie. È qui che entrano in gioco le condotte pericolose: esse hanno lo scopo di fornire soluzioni a compiti dello sviluppo poco definiti, a situazioni che sembrano irrisolvibili e dalle quali l’adolescente tenta di evadere.

Un’importante funzione che assumono i comportamenti a rischio è quella di consentire all’adolescente di mettersi alla prova, di testare i livelli di autonomia e controllo raggiunti, sperimentando nuovi stili di comportamento.

La sperimentazione è fondamentale per ogni adolescente, poiché aiuta a individualizzarsi e a costruire la propria identità.

Le condotte a rischio assumono un significato per l’adolescente che le mette in atto. Per esempio, l’abuso di sostanze e la promiscuità sessuale possono rispondere al bisogno di affermazione sperimentazione di sé; i comportamenti socialmente devianti, come il vandalismo e le condotte delinquenziali o la guida pericolosa, assolvono il bisogno di trasgressione e di superamento dei limiti, ed esprimono l’impulso di andare contro le regole e le leggi del mondo adulto; ancora, il digiuno può rappresentare un tentativo estremo di dare forza ed autonomia ad un’identità fragile e precaria, attraverso il controllo estremo della propria immagine corporea.

Altre due peculiarità del pensiero, tipiche degli adolescenti, contribuiscono a perpetrare tali condotte:

  • L’ottimismo irrealistico, che è una distorsione cognitiva che, se da un lato stimola l’adolescente a mettersi alla prova, dall’altra fa sottostimare il rischio legato a un’azione o a un comportamento.
  • Il sensation seeking (la ricerca di sensazioni) cioè la ricerca attiva di novità e di intensità nelle esperienze.

Comportamenti a rischio: come affrontarli?

Come fare, dunque, per affrontare queste situazioni? È indispensabile che gli adulti provino a comprendere perché l’adolescente metta in atto una condotta e non un’altra, che provino a capire il significato che QUEL determinato comportamento può assumere per il ragazzo in QUEL determinato momento della vita. È fondamentale che questo processo avvenga senza giudizio e senza pretendere spiegazioni logiche e consapevoli da parte del ragazzo.

Ricordiamoci che parlare delle proprie sensazioni e dei propri vissuti profondi richiede un notevole sforzo ed è quindi importante rispettare i tempi dell’adolescente, senza forzarlo. Questo sarà comunque sufficiente a non far sentire il ragazzo solo ad affrontare le criticità tipiche di questa fase di vita.

Inoltre, è necessario ricordarsi che i comportamenti di questo tipo possono rappresentare la prima fase di un processo il cui esito potrebbe essere la cronicizzazione, che a sua volta potrebbe stabilizzarsi e dare luogo a personalità impulsive, devianti o antisociali: è indispensabile distinguere i comportamenti motivati dai bisogni dell’adolescente di emancipazione, autoaffermazione e sperimentazione dagli agiti che invece sottendono un disagio profondo o rischiano di cronicizzarsi in condotte devianti e pericolose.

Grazie al dialogo, all’ascolto e alla comprensione, quella condotta che rischia di tramutarsi in antisocialità o patologia potrebbe assumere il significato di un più semplice comportamento trasgressivo con la funzione di sperimentazione e autoaffermazione funzionale allo sviluppo dell’identità dell’adolescente.

Il ruolo del gruppo dei pari

Il gruppo dei pari nel periodo dell’adolescenza assume un ruolo primario. È fondamentale, per i ragazzi, far parte di un gruppo di coetanei per tre ragioni principali:

  1. È fondamentale per lo sviluppo dell’identità. Il gruppo non soltanto è vissuto come fonte di sostegno e stima di sè, ma per un adolescente che sta affrontando un processo di emancipazione dai genitori e di individualizzazione, esso costituisce anche un nuovo sistema di valori di riferimento, di regole condivise, di legami.
  2. Rappresenta un’interfaccia significativa tra il giovane e la società. Il tempo trascorso con i coetanei permette agli adolescenti di crearsi nuove opinioni e rappresentazioni degli altri e di sé. Questo permette loro di accettarsi nei cambiamenti fisici e psicologici, di percepirsi non più come bambini dipendenti dalla famiglia ma come giovani adulti che hanno la possibilità di pensare e progettare il loro futuro.
  3. Offre un ampio ventaglio di esperienze e la possibilità di sperimentare. La condivisione di comportamenti, pensieri, progetti e ideali può accrescere il riconoscimento di sé da parte dell’adolescente, rinforzandone l’autostima e il benessere psicologico in generale.

Spesso ci si interroga sul ruolo che l’appartenenza al gruppo assume nel favorire o contrastare il coinvolgimento in attività devianti o condotte pericolose. Il più delle volte, si tende ad interpretare un comportamento a rischio come il risultato dell’influenzamento sociale o come passiva imitazione. Questa interpretazione è, a dir poco, riduttiva: è stato ampiamente dimostrato che gli adolescenti selezionano attivamente i coetanei con cui relazionarsi, ricercando sin dal principio il gruppo all’interno del quale la propria identità possa essere rafforzata.

La prevenzione

L’intervento preventivo richiede un’azione attenta al significato e ai vantaggi che gli adolescenti traggono dall’agire i comportamenti a rischio. È necessario lavorare con gli adolescenti affinchè essi possano attribuire un significato alle loro azioni e possano raggiungere i loro obiettivi di sviluppo senza mettere in pericolo il proprio benessere e la propria salute.

Esistono alcune caratteristiche ambientali e contestuali che potrebbero salvaguardare gli adolescenti dall’agire condotte pericolose. Esse vengono definite fattori di protezione: sono le risorse personali ed ambientali che consentono di affrontare situazioni complesse. Alcuni esempi:

  • Legami familiari forti e positivi
  • Coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli
  • Successo scolastico
  • Abilità individuali di tipo sociale (empatia, flessibilità)
  • Senso d’identità
  • Autoefficacia
  • Capacità comunicative
  • Monitoraggio da parte dei genitori dei comportamenti dei figli e delle attività che conducono con i coetanei
  • Chiare regole di condotta che la famiglia fa rispettare

Ad esse si contrappongono le caratteristiche che, al contrario, potrebbero concorrere all’azione di condotte pericolose: i fattori di rischio, aspetti personali e ambientali che facilitano l’attuazione da parte degli adolescenti di condotte pericolose. Alcuni esempi:

  • Ambiente familiare disordinato
  • Scarsa autostima
  • Genitorialità inefficace
  • Mancanza di legame di attaccamento tra genitore e figlio
  • Comportamenti in classe inappropriati o estremi (aggressività, eccessiva inibizione, timidezza)
  • Scarse abilità sociali
  • Mancanza di comunicazione tra i figli e i genitori
  • Non conoscenza delle attività che i figli fanno quando sono fuori casa

È emerso da numerose ricerche che il singolo fattore di rischio non porta necessariamente alla comparsa di un comportamento a rischio; ciò che risulta condizionare in grande misura la comparsa di condotte pericolose è la combinazione tra più fattori di rischio e la carenza di elementi protettivi. Occorre dunque focalizzarsi soprattutto sul potenziamento dei fattori protettivi.

Per concludere…

  • L’adolescenza rappresenta un periodo di transizione caratterizzato da cambiamenti biologici (cambiamenti corporei derivanti dala pubertà), affettivo-relazionali (rinascita pulsionale che spinge a cercare nuovi tipi di relazioni con i coetanei), cognitivi (acquisizione del ragionamento logico-deduttivo) e sociali (passaggio dallo status di bambino a quello di adulto).
  • L’adolescenza comporta sentimenti molto intensi e contrastanti, come la curiosità di far nuove esperienze, di mettersi alla prova, di emanciparsi dai genitori e il disorientamento per il fatto di essere catapultati in un mondo nuovo.
  • L’adolescente deve risolvere determinati compiti di sviluppo: quando non ci riesce, può mettere in atto comportamenti a rischio.
  • L’emancipazione dagli adulti e il riconoscimento di sé nella società sono bisogni vitali er gli adolescenti, oltre alla sperimentazione, il mettersi alla prova, il riconoscimento dei propri limiti. Tutto ciò permette all’adolescente di creare una propria identità.
  • Occorre tracciare un confine fra le azioni trasgressive che assumono una funzione di crescita per i soggetti e le azioni delinquenziali.
  • È fondamentale predisporre nell’ambiente dell’adolescente numerosi fattori protettivi, riducendo i fattori di rischio.

È necessario tentare di comprendere il significato veicolato dai comportamenti a rischio messi in atto dagli adolescenti, per poter lavorare con loro al fine di raggiungere gli stessi obiettivi di sviluppo senza mettere in pericolo la propria incolumità fisica o il proprio benessere psicologico.