La pelle come tela: significato del fenomeno dell'autolesionismo in adolescenza

Pubblicato il 28 agosto, 2017  / Genitori e figli
La pelle come tela: significato del fenomeno dell'autolesionismo in adolescenza

Vorrei morire a questa età 
vorrei star fermo mentre il mondo va, 
ho quindici anni.

Charlie fa skate, non abbiate pietà 
crocifiggetelo, sfiguratelo in volto 
con la mazza da golf 

(Dal brano musicale: Charlie fa surf, Baustelle)

 

La mia riflessione parte dalle cicatrici di adolescenti, incise sulla tela di fragili corpi che soffrono per un’esistenza in cui non riescono a trovare la loro collocazione. Accade che si ricorra al taglio, tentativo originario di comunicazione di un consistente malessere. Questi segni separano e collegano emozioni, pensieri e relazioni. È importante come psicologi clinici interrogarsi sui possibili significati di queste lesioni.

Le condotte autolesive in adolescenza presentano il corpo come prodotto di una scissione tra l’immagine relativa al proprio Sé e l’immagine corporea: da un lato il corpo perfetto, magro e idealizzato, e dall'altro il corpo reale, fragile, disprezzato, tagliato, sul quale si proiettano pensieri ostili e aggressivi.

Le condotte autolesive in adolescenza presentano la difficoltà a gestire le emozioni. La componente emotiva viene allontanata dai corpi, ma soprattutto dal pensiero, perché difficile da tollerare. Difficile modulare emozioni esperite in modo così forte e intenso. Unica alternativa per ritornare ad uno stato di tranquillità, è vedere il proprio sangue uscire, sgorgare.

Sono partita dalle cicatrici dei pazienti che incontro nel mio studio e nei luoghi dove pratico la professione, dal loro dolore e disagio psichico, per affrontare l’argomento dell’autolesionismo e gli studi sino ad ora condotti su tale tema.

Ora posso comprendere come quelle cicatrici non appartengano più solo ai pazienti che ho incontrato, ma siano la manifestazione di un disagio adolescenziale dilagante. È stato importante riflettere e interrogarsi sui possibili significati, tecniche terapeutiche da utilizzare e possibili risvolti applicati in tale ambito.

Cosa esprimono questi adolescenti attraverso il corpo?

L’approccio Psicoanalitico intersoggettivo ipotizza la possibilità di una relazione terapeutica che curi le ferite e renda meno fragile e precario il mondo interno di un’adolescente alla ricerca di una propria identità. La principale difficoltà è stata costruire una relazione di fiducia. Numerosi gli attacchi, messi in atto con la finalità di svalutare il rapporto terapeutico, sminuirlo e boicottarlo.

Le loro cicatrici divengono piano piano condivise, perché in modo aggressivo capita che cerchino di “tagliare” anche il rapporto terapeutico.

Sentirmi presente e autenticamente interessata alle loro storie di vita, pronta ad aiutarli e a comprendere il loro dolore, ha permesso di continuare a restare, di non abbandonare il percorso intrapreso.

E’ perciò importante e possibile aiutare questi adolescenti a comprendere e ad affrontare il loro disagio con percorsi di psicoterapia e sostegno psicologico e attraverso percorsi di prevenzione di tale disagio all’interno della Scuola.