Resilienza: la forza di rialzarsi dopo una tempesta

Siamo disposti a credere in noi stessi?

Pubblicato il 27 luglio, 2015  / Crescita Personale
Resilienza: la forza di rialzarsi dopo una tempesta

Sii come il bambù,
fuori duro e compatto, dentro morbido e cavo.
Le sue radici sono saldamente confitte nel terreno
e si intrecciano con quelle di altre piante
per rafforzarsi e sorreggersi a vicenda.
Lo stelo si lascia investire liberamente dal vento
e, lungi dal resistergli, si piega.
Ciò che si piega è molto più difficile a spezzarsi.

(Pensiero Buddhista)

« Quando mi diedero la notizia… non realizzai subito il significato. Era come se non riuscissi a comprendere il senso delle parole. Eppure era molto semplice: non potevo rimanere incinta perché le tube mi si erano chiuse. Qualcosa dentro di me si rifiutava di accettarlo, mi sembrava impossibile. Poi la consapevolezza mi investì come un’onda d’urto: io non potevo avere figli. »

« Claudia, che cosa hai provato in quel momento? »

« Disperazione. Era come se fossi sprofondata in un buco nero senza uscita. Mi dicevo che c’erano cose più gravi, come perdere un figlio già concepito, ma il dolore che provavo era enorme. E a questo si aggiungeva un grande senso di colpa. Anche per mio marito era stato uno shock e io mi sentivo sbagliata. Lui voleva provare altri modi: potevamo adottare un bambino, oppure tentare con la procreazione artificiale. Ma queste strade mi sembravano troppo faticose da affrontare. Mi mancavano le energie e avevo paura di incontrare ulteriori fallimenti. »

« Hai ricevuto una notizia che non ti aspettavi e che per te è stata fonte di sofferenza. Hai perso le energie al punto tale da vedere eventuali alternative come inaffrontabili e potenzialmente fallimentari. Possiamo dire che avevi perso fiducia in te stessa? »

« Proprio così. Mi sentivo colpevole e credevo che qualsiasi cosa avessi fatto non sarebbe andata a buon fine. Oggi posso dire che vedevo tutto sottosopra: mi sentivo responsabile per ciò che non potevo controllare e impotente dove invece avevo ancora margine di azione. »

« Come hai fatto a cambiare punto di vista? Cosa ti ha aiutato? »

« Beh, quando si dice che la speranza è l’ultima a morire! Nonostante apparentemente avessi perso fiducia verso la possibilità di una maternità, continuavo a tenermi informata sugli sviluppi della fecondazione assistita, che a quel tempo era agli esordi in Italia. Era ancora sperimentale, ma funzionava. Uno, due, tre bambini nascevano da persone che altrimenti non avrebbero potuto concepire figli e questo era sorprendente. Alla fine mi resi conto che non mi sarei mai perdonata il fatto di essermi arresa, molto più di un ulteriore fallimento. Così, iniziammo gli esami per la fecondazione in vitro. I primi test andarono bene e questo riaccese la speranza. Decidere di prendere in mano la situazione mi diede una grande forza e pian piano sentii le energie tornarmi. Scegliemmo di tentare tutte le possibilità in nostro potere, quindi avviammo anche le pratiche di adozione. Di sicuro, l’esempio di altre coppie che si trovavano nella nostra situazione mi ha aiutato molto, così come l’energia di mio marito mi ha aiutato a ricordare la determinazione con cui avevo affrontato altri ostacoli. Pensando al percorso fatto, è come se mi fossi accorta di essere in groppa a un cavallo in corsa senza avere il minimo controllo di dove stavo andando, rischiando di cadere a ogni curva. Ricordarmi cosa volevo e che dipendeva da me scegliere di agire per ottenerlo, mi ha aiutato a riprendere in mano le redini, sentendomi di nuovo padrona della mia vita. In questo modo, non ho potuto evitare di cadere di nuovo, ma di sicuro ho potuto attutire gli urti e rialzarmi ogni volta. »

Che cos’è accaduto a Claudia e a chi, come lei, ha trovato il modo di risollevarsi dopo una tempesta?

In psicologia, la capacità di far fronte a situazioni di crisi attivando le proprie risorse e potenzialità è chiamata resilienza e, nonostante le numerose definizioni, tutte le teorie si riferiscono ad una positività nella riorganizzazione della propria vita a fronte di esperienze vissute come traumatiche. Nel cercare di comprendere cosa permette a una persona di avere un atteggiamento resiliente, si parla spesso di fattori protettivi, cioè quelle circostanze interne ed esterne che fungono da supporto per la persona, la cui assenza di solito li trasforma in fattori di rischio. Garmezy e Masten (1), ad esempio, distinguono tra fattori individuali (come le caratteristiche di personalità, il genere, l’età, la stima di sé, l’intelligenza cognitiva ed emotiva, l’humor), fattori familiari (lo stile di attaccamento (2), l’armonia familiare) e fattori extra-familiari (la rete di sostegno sociale e il successo scolastico/lavorativo). (3)

In realtà, nessun evento, momento o particolare condizione può essere in assoluto un fattore di rischio o un fattore di protezione poiché noi siamo individui unici e il nostro modo di reagire è, per forza di cose, soggettivo. Inoltre, la maggior parte di questi fattori, soprattutto quelli interni, non sono affatto immutabili.

E allora, forse possiamo cambiare prospettiva e domandarci innanzitutto quanto siamo attivi nell’utilizzare le nostre risorse per modificare o allontanarci da ciò che per noi rappresenta un fattore di rischio e circondarci di ciò che consideriamo protettivo, piuttosto che limitarci a osservare la presenza o l’assenza di questi fattori, in maniera passiva. In questo modo, sviluppiamo quell’atteggiamento proattivo che ci consente di tenere le redini del cavallo in corsa piuttosto che farci trasportare senza sapere dove stiamo andando.

Sartre, nel 1966, scriveva: “L’importante non è ciò che hanno fatto di me, ma ciò che io faccio di ciò che hanno fatto di me(4) e questo richiama il concetto di responsabilità personale, che per Fritz Perls è una delle basi per poter prendere in mano la propria vita e il proprio benessere. Secondo il fondatore della Psicoterapia della Gestalt, non c’è nessuna possibilità che l’essere umano evolva e si realizzi pienamente, se non sceglie di farlo.E per diventare responsabili della propria vita, è necessario essere consapevoli della propria situazione, dei propri bisogni, degli ostacoli e delle risorse per poter fare delle scelte e agire in base ad esse (5).

Uno dei capisaldi di tutta la Psicologia Umanistica è proprio la fiducia nell’essere umano in quanto organismo naturalmente orientamento verso la propria crescita e dotato di tutte le risorse e le potenzialità per la piena realizzazione dei propri aspetti sani e creativi (6).

Questo significa che dentro di noi c’è una fiammella sempre viva, anche quando siamo immersi nel buio più profondo. Allora, quello che ci serve è ritornare in contatto con noi stessi, per ridiventare consapevoli della nostra bussola interna che, in caso di necessità, può anche indicarci il bisogno di chiedere aiuto a qualcuno. Siamo disposti a credere in noi stessi?

« Claudia, cosa diresti oggi a una persona che sta vivendo una difficoltà come hai vissuto tu? »

« Essere forti non significa evitare di soffrire. Essere forti significa accettare che certi eventi della vita ci possano causare dolore e riconoscere la legittimità di quel dolore. Così, a un certo punto, possiamo decidere che non ci basta più restare fermi a piangere perché sentiamo che è arrivato il momento di riafferrare quelle redini che ci erano scivolate dalle mani. Certo, ognuno con i propri tempi. E se è vero che questo non garantisce la risoluzione di tutti i problemi, è altrettanto vero che le possibilità di riuscita aumentano … e ogni tanto anche i sogni si realizzano… »

« Grazie, mamma. »

Bibliografia

  • (1) Garmezy N. e Masten A. (1991), The protective role of competence indicators in children at risk. In Cumming E. et al., Perspective on Stress and Coping, Hillidale, Erlbaum Associates, pp. 151-174.
  • (2) Holmes J. (1993), La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina Editore.
  • (3) Malaguti E. (2005), Educarsi alla resilienza, Edizioni Erikson, pp. 89-90.
  • (4) Intervista accordata da Jean-Paul Sartre alla rivista l’Arc, nell’ottobre 1966.
  • (5) Perls F., Hefferline R. F., Goodman P., Teoria e Pratica della Terapia della Gestalt, Casa Editrice Astrolabio.
  • (6) C. Rogers (1978), Potere Personale, Casa Editrice Astrolabio.