Io sono qui e ora! La consapevolezza dell'essere come guida

Pubblicato il 31 ottobre, 2016  / Crescita Personale
Io sono qui e ora! La consapevolezza dell'essere come guida
La consapevolezza di noi stessi non è solo "meditazione"

Sfuggire agli impegni è l'unico modo per non esserne sopraffatti? Rinchiudersi in casa è la scelta migliore per non ricevere brutte sorprese? Spezzare ogni ponte con le persone è la soluzione definitiva per non ricevere delusioni?

Quando ci troviamo di fronte a molti impegni e ci sembra che tutto sia "troppo" rispetto alle nostre presunte capacità ("Troppo lavoro", "Troppo stress", "Troppi impegni"...) e la reazione che istintivamente adottiamo è: "BASTA!". Ci chiudiamo in noi stessi e non lasciamo che "altro del troppo" che abbiamo intorno invada la nostra persona. Ma questo atteggiamento, come conseguenza, dovrà necessariamente andare ad attingere ad un'altra delle nostre risorse: l'isolamento difensivo. Cominciamo a impegnarci meno sul lavoro, non pensiamo a ciò che abbiamo intorno, lasciamo da parte certi impegni, e così via.

Se consideriamo però questo comportamento come adattivo commettiamo un grosso errore: sì, è vero, a volte la "fuga" può essere utile, ma non deve essere una strategia da adottare sempre e in ogni circostanza, almeno quando siamo di fronte alla possibilità di poter scegliere tra varie opportunità. Una di queste è la consapevolezza.

Cosa significa essere consapevoli? Non è semplicemente "essere vivi" oppure "sapere chi siamo e cosa facciamo" ma piuttosto un'integrazione di queste due affermazioni. essere consapevoli, nel modo di essere positivo, è "capire l'essenza della propria vita in quello che siamo e che facciamo".

Proviamo con un esempio: siamo in cima ad una collina e davanti a noi uno splendido paesaggio pieno di natura e colori, la giornata è limpida con qualche bella nuvola di passaggio che però non copre il sole. La prima cosa che facciamo qual è? Prendiamo il nostro smartphone e facciamo una foto, o forse due o tre o dieci... subito dopo la condividiamo sul nostro social preferito e il gioco è fatto. Ci voltiamo dall'altra parte in cerca di un altro panorama da condividere.

Questo è quello che potrebbe accadere (ma è così lontano dalla realtà di questi tempi?) in caso di mancanza di "consapevolezza dell'essere": ci lasciamo condizionare dalle abitudini, operiamo un'azione di appiattimento delle emozioni, non riconosciamo più la bellezza e il benessere come caratteristica imprescindibile dalla nostra identità. Noi siamo la nostra bellezza; noi siamo il nostro benessere.

Invece deleghiamo tutto all'esterno: richiediamo conferme su argomenti e atteggiamenti che sarebbe meglio fossero tratti da noi, dal momento in cui ci troviamo. Ecco dunque la consapevolezza: vedere le cose senza doverle per forza categorizzare e incasellare grazie a schemi mentali ancorché già collaudati e validati dalla nostra esperienza; non creare troppe aspettative sull'esito delle nostre azioni e soprattutto delle nostre emozioni in relazione a quelle che potrebbero essere quelle dei nostri "spettatori"...

Noi siamo qui in questo mondo e ora in questo tempo; noi dobbiamo costruire nel presente e non con l'esperienza del passato che oggi potrebbe non essere più valida né con le aspettative del futuro che, per loro natura, sono solo ipotetiche... 

Infine, può sembrare che l'atteggiamento di consapevolezza dell'essere sia sinonimo di vivere alla giornata, ma non è così. Con il primo siamo padroni delle nostre azioni, proprio perché abbiamo consapevolezza di ciò che vogliamo, di ciò che facciamo e di ciò che abbiamo a disposizione; con l'atteggiamento "alla giornata" invece lasciamo che i fatti si impossessino della nostra agenda...