Le differenze tra "mangiar troppo" e Binge Eating Disorder

Pubblicato il 3 novembre, 2014  / Alimentazione
Le differenze tra "mangiar troppo" e Binge Eating Disorder

Il Binge Eating Disorder (BED) è un Disturbo del Comportamento alimentare che si distingue per la presenza di abbuffate, cioè ingestioni di eccessive quantità di cibo in un breve periodo. Ai fini diagnostici, vanno considerati frequenza e quantità degli episodi e le emozioni che li accompagnano.

Nel linguaggio comune, si usa dire che ci abbuffiamo quando mangiamo troppo. Questo potrebbe generare confusione: da un lato, si rischia di banalizzare il disturbo con un semplice eccesso di cibo; dall’altro, si rischia di etichettare come BED uno stile nutrizionale magari non esattamente corretto, ma comunque non patologico.

La maggioranza di noi avrà sperimentato almeno una volta nella vita la sensazione di mangiare a sazietà, fino a “sentirsi scoppiare”. Può capitarci a tavola durante le feste, a un aperitivo tra colleghi o in occasioni di festeggiamento come un pranzo di nozze. Mangiamo troppo anche quando saltiamo un pasto e arriviamo tremendamente affamati a quello successivo o semplicemente perché abbiamo davanti un piatto che amiamo molto ma che non abbiamo occasione di mangiare più spesso.

Le differenze tra "mangiar troppo" e Binge Eating DisorderIl contesto in cui abbiamo mangiato a sazietà è perlopiù positivo: una festa in famiglia, una tavolata tra amici, una cena in una località turistica … In seguito a questi episodi possiamo provare rimorso per avere esagerato, sentirci un po’ in colpa e riprometterci, sorseggiando un digestivo, che non lo faremo più. Nonostante si sia abbondato, rimane comunque la sensazione di avere il controllo sul proprio comportamento alimentare; gli episodi sono sporadici e circostanziati.

Nel BED si sperimenta invece una perdita di controllo: si mangia senza riuscire a fermarsi, anche se si sta male per quanto si è pieni. Chi ne soffre vive negativamente la propria immagine: ha scarsa autostima, si vergogna di sé. Si abbuffa in solitudine, spesso con del cibo tenuto appositamente nascosto , vivendo il tutto con profondo disgusto verso se stessi.

Trovare una definizione corretta per i propri comportamenti alimentari serve a indirizzare in maniera efficace il lavoro e non deve essere ridotto a mero etichettamento.