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Anoressia: una prospettiva analitica

Il rapporto con il corpo e il bisogno di accettazione

Pubblicato il   / Rapporto con il cibo
Anoressia: una prospettiva analitica

L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da una restrizione dell’alimentazione dovuta ad un eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee; essa si esprime in una continua e ossessiva paura di ingrassare e nella ricerca della magrezza, spesso accompagnata anche da percezioni distorte della propria immagine fisica.

I sintomi sono solitamente associati a pensieri ossessivi sul cibo, ritiro sociale, chiusura, tendenza al perfezionismo e ad impegnarsi alacremente in attività scolastiche o lavorative.

La malattia generalmente compare nella fase prepuberale o nell’adolescenza, ove è più forte il desiderio di riconoscimento e accettazione degli altri, tuttavia, attualmente numerosi casi di patologia conclamata sono stati diagnosticati nell’età adulta, anche se si può facilmente ipotizzare la presenza di uno stato premorboso non rilevato.

L’anoressia, infine è più frequente nelle donne, tanto che alcuni studiosi hanno ipotizzato una matrice psicologica comune con la tossicodipendenza che sarebbe maggiormente ad appannaggio del genere maschile sulla base di motivazioni socio-culturali.

I sintomi fisici che accompagnano l’anoressia possono essere altamente pericolosi e debilitanti e spesso la malattia ha un esito letale, per cui si parla di un emergenza sociale oltre che di un disturbo fortemente invalidante a livello psico-fisico.

Secondo l’approccio analitico nel disturbo anoressico vi è un incapacità dell’Io di sviluppare un contatto autentico con la propria corporeità, probabilmente a causa di una distorsione avvenuta a livello della diade madre-bambina che ha impedito di esperire adeguatamente le sensazioni e gli stimoli provenienti dal corpo e quindi anche i propri bisogni e desideri. Questi vengono negati a favore di una compiacenza fittizia, mirata unicamente a richiedere ed ottenere l’amore e l’accettazione incondizionati che non sono stati sperimentati nel proprio vissuto affettivo-emotivo.

In base a questa richiesta, le persone affette da anoressia mettono in atto un comportamento di rifiuto del nutrimento non solo fisico anche affettivo che implica la negazione di sé e dell’altro determinata da un terrore di invasione come se le cose buone che vengono dall’esterno potessero essere non meritate e quindi potenzialmente distruttive.

Vi è all’origine un conflitto relativo all’immagine di Sé, come persona non degna, non meritevole, non buona, che attiva un blocco della ricettività, della funzione creativa e dell’impulso vitale. Fino a che l’anoressica nega il proprio corpo e le sue pulsioni (non solo la fame e la sete ma anche le pulsioni sessuali e affettive), rimane prigioniera di una maledizione biologica, pensa e agisce solo in funzione di ciò che nega, mentre quando impara ad amare e ad accettare il proprio corpo può assaporare un senso di libertà che pur con i suoi limiti è proprio della condizione umana.

Per giungere a questo stadio, è necessario che si attivi un esperienza di accettazione ed amore di sé, tale da rompere le connessioni con un vissuto di misconoscimento e rifiuto della propria individualità.

L’anoressia può essere vista, secondo questa prospettiva, come una spinta a riconoscere ed amare se stessi, incondizionatamente, per poter esperire successivamente l’amore dell’Altro.

Nel presente articolo, che non ha la pretesa di essere esaustivo contestualmente ad una patologia complessa e multifattoriale come l’anoressia, viene preso unicamente in considerazione un aspetto che dal punto di vista della psicologia analitica fa da sfondo all’eziopatogenesi del disturbo in cui incorrono inevitabilmente ulteriori fattori bio-psico-sociali.

La terapia analitica, come modalità di trattamento può favorire l’esplicitarsi di tali dinamiche conflittuali, al fine di favorire l’evoluzione e l’individuazione del soggetto che si trova impigliato in questo infausto groviglio di emozioni negative e disconoscimento.

 

BIBLIOGRAFIA

  • “Anoressia, Bulimia e obesità” di M. Recalcati ed Bollati Boringhieri
  • “DSM IV Manuale diagnostico dei disturbi mentali” ed Masson
  • “Il corpo in ostaggio: teoria e clinica dell’anoressia-bulimia” di M. Recalcati ed. Borla
  • “La famiglia del tossicodipendente” di S.Cirillo, R. Berrini, G.Cambiaso, R. Mazza ed. Raffaello Cortina

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