Mangio, dunque sono: le abbuffate assertive

Quando l'alimentazione incontrollata rappresenta un modo per affermare sé stessi

Pubblicato il 26 novembre, 2018  / Alimentazione
Mangio, dunque sono: le abbuffate assertive

Chi soffre di binge eating disorder ( detto anche Disturbo da Alimentazione Incontrollata) spesso ha alle spalle una storia di diete tentate e fallite, chilogrammi persi e riguadagnati e pellegrinaggi da diversi specialisti dell'alimentazione. Non è raro insomma che queste persone abbiano una conoscenza molto approfondita della materia: sanno benissimo cosa dovrebbero mangiare, cosa limitare e cosa invece invitare. Non a caso, i sensi di colpa post-abbuffata nascono anche da questo genere di consapevolezza più "teorica".

Ovviamente conoscere la teoria non significa riuscire a metterla immediatamente in pratica: così come l'ansioso consapevole dell'irrazionalità delle sue paure non può comunque fare a meno di preoccuparsi, anche il "mangiatore compulsivo" sa che l'abbuffata danneggia il suo fisico e la sua mente, eppure non riesce a smettere.

Tra le possibili cause di questo scollamento tra teoria e pratica possiamo rintracciare una carenza di assertività, cioè la capacità di affermare i propri sentimenti, emozioni e pensieri in una maniera rispettosa di sé e degli altri.

Da questo punto di vista infatti, l'abbuffata diventa un modo per "ribellarsi" a un qualcosa che a parole si dichiara di accettare - e di voler perseguire - ma che in realtà si osteggia duramente. Mangiare troppo e male diventa quasi un dispetto rivolto ai destinatari più disparati:

  • le diete: sono le punizioni per eccellenza, con i loro divieti e prescrizioni;

  • gli specialisti: medici, nutrizionisti, psicoterapeuti...coloro che decretano le punizioni di cui sopra;

  • le persone vicine: partner, familiari, amici, colleghi...esprimendo la loro preoccupazione diventano parte della schiera degli aguzzini;

  • la società in generale: decreta i canoni di bellezza, decidendo in maniera arbitraria cosa è bello e sano e cosa invece no.

Non solo: l'abbuffata può rappresentare anche "l'urlo silenzioso" per un disappunto proveniente da un altro contesto in cui la persona subisce gli eventi in maniera passiva: familiare, lavorativo, di coppia... La mancanza di assertività fa sì che le proprie emozioni vengano coperte e poi fatte esplodere dinanzi al cibo, al riparo da tutto e da tutti, con gli ormai noti sensi di colpa seguenti.

Il lavoro terapeutico, a partire dalla ricerca dei nessi tra alimentazione ed emozioni, dovrà in questi casi soffermarsi sul recupero del ruolo attivo dell'individuo nella sua vita. Diventare assertivi non significa certo diventare aggressivi, anzi: significa imparare ad affermarsi in maniera sana, senza prevaricare l'altro o reprimere se stessi.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (APA) (2013), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.
  • Anchisi R., Gambotto Dessy M., Manuale di assertività. Teoria e pratica delle abilità relazionali: alla scoperta di sè e degli altri, Franco Angeli , 2018