articoli di psicologia del Dott. Roberto Fiorucci

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Confusione mentale

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Salve Elisa, quella che descrive è una sensazione molto comune in psicologia, ovvero quella di "esserci ma non esserci", come di guardare la propria vita da dietro un vetro. Spesso è quello che succede quando una parte di noi è stanca e tende a proteggersi da una tensione emotiva che dura da troppo tempo. L'ambivalenza che descrive, scappare o restare, è un informazione utile. Di solito segnala che ci sono bisogni concreti che non stanno trovando spazio. E poi c'è quel "mi sento sempre come se mi lamentassi" che è un segnale importante. Molte persone hanno interiorizzato l'idea che lamentarsi sia un difetto di carattere, quando in realtà è solo un dato e andrebbe trattato come tale: questa cosa mi costa, lo sto notando e mi fa male. Un paio di cose che potrebbe provare come spunti di partenza: Provi a distinguere, in maniera specifica, da cosa vorrebbe scappare in questo momento. Provi a scrivere, senza filtro, le tre o quattro cose concrete che le pesano di più. Dargli forma è già metà del lavoro. Si chieda cosa significhi "accontentarsi" per lei. La società di oggi ha demonizzato questa parola ma a volte finisce per imporci dei vincoli troppo alti, impedendoci anche dei piccoli aggiustamenti che potrebbero alleggerire di molto la nostra vita da pesi inutili. Infine, il "restare" e lo "scappare" spesso non sono l'unica scelta disponibile. Tra i due estremi c'è di solito uno spazio enorme, uno spazio dove possiamo muoverci e cambiare qualcosa come ridefinire un confine, chiedere qualcosa di diverso ed altro ancora. Uno spazio che la invito a sperimentare. Se questa sensazione di distacco dura da settimane e non accenna a diminuire, parlarne con un professionista, anche solo per qualche seduta, potrebbe essere la scelta giusta. Le faccio i miei migliori auguri. Dott. Roberto Fiorucci...