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Elisa  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Reggio Emilia

Confusione mentale

È un periodo in cui mi sento spettatrice della mia vita: sono presente, ma emotivamente distaccata; alterno voglia di scappare e consapevolezza che i motivi per restare ci sono, e questo genera ambivalenza e stanchezza.
Mi sento sempre come se mi lamentassi ma non voglio accontentarmi. Cosa posso fare?

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Ursula Fortunato Inserita il 05/09/2026 - 14:11

Buongiorno Elisa, ciò che racconta merita attenzione, ha pensato a riferirsi ad un professionista?

Chiedere aiuto in questo momento potrebbe esserle utile per comprendere questa confusione come si manifesta, quali sensazioni la accompagnano e soprattutto in che modo condiziona il suo quotidiano.


Non affrontare questa fase da sola, può favorire un approfondimento, dare un senso a ciò che le sta capitando e seguire con ordine un percorso graduale adeguato.

Per un colloquio clinico, online comodamente da casa, può scrivermi o contattarmi telefonicamente qui in piattaforma.

Un caro saluto.

Dott.ssa Silvia Boniolo Inserita il 22/09/2026 - 09:46

Buongiorno Elisa,
quello che descrive, sentirsi presente nella propria vita ma allo stesso tempo emotivamente distante, può essere molto faticoso. E anche l'ambivalenza che racconta non significa necessariamente che lei sia “lamentosa” o che non sappia apprezzare ciò che ha.

A volte possiamo riconoscere razionalmente di avere dei motivi per restare in una determinata situazione e, contemporaneamente, sentire che qualcosa dentro di noi non sta bene. Le due cose possono coesistere. Il punto non è quindi costringersi a scegliere subito tra “devo restare” e “devo scappare”, ma provare a comprendere che cosa sta comunicando quella parte di lei che sente il bisogno di allontanarsi.

Potrebbe iniziare chiedendosi: da cosa vorrei scappare esattamente? Da una situazione concreta, da alcune relazioni, dalle responsabilità, da un modo di vivere le mie giornate, oppure soprattutto da come mi sento dentro di esse? E ancora: che cosa significa per me “accontentarmi”? Quali bisogni sento di stare mettendo da parte?

Anche la sensazione di essere una spettatrice merita attenzione. Quando siamo molto stanchi, sotto pressione o attraversiamo un periodo di sofferenza emotiva, può succedere di sentirci distanti da ciò che viviamo e di procedere quasi con il pilota automatico. Non è necessariamente un segnale che dobbiamo cambiare radicalmente la nostra vita, ma può essere un invito a fermarci e ad ascoltare meglio ciò che sta accadendo.

Invece di cercare immediatamente una risposta definitiva, potrebbe esserle utile partire da piccoli elementi concreti: che cosa le dà energia e che cosa gliela sottrae? In quali momenti si sente più presente e coinvolta? Quando compare maggiormente il desiderio di scappare? E soprattutto, che cosa le manca oggi?

Se questa sensazione di distacco, stanchezza e ambivalenza persiste o sta interferendo con la sua quotidianità, potrebbe essere utile parlarne con un/una professionsita. Non necessariamente per arrivare a una decisione, ma per creare uno spazio in cui poter distinguere i suoi bisogni reali dalla stanchezza, dal senso di colpa e dalle aspettative che forse sta portando con sé.

Non accontentarsi non significa necessariamente dover cambiare tutto. A volte significa iniziare a capire, con maggiore chiarezza, di che cosa abbiamo realmente bisogno.

un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo

Dott. Roberto Fiorucci Inserita il 09/09/2026 - 15:50

Salve Elisa,

quella che descrive è una sensazione molto comune in psicologia, ovvero quella di "esserci ma non esserci", come di guardare la propria vita da dietro un vetro. Spesso è quello che succede quando una parte di noi è stanca e tende a proteggersi da una tensione emotiva che dura da troppo tempo.
L'ambivalenza che descrive, scappare o restare, è un informazione utile. Di solito segnala che ci sono bisogni concreti che non stanno trovando spazio. E poi c'è quel "mi sento sempre come se mi lamentassi" che è un segnale importante. Molte persone hanno interiorizzato l'idea che lamentarsi sia un difetto di carattere, quando in realtà è solo un dato e andrebbe trattato come tale: questa cosa mi costa, lo sto notando e mi fa male.

Un paio di cose che potrebbe provare come spunti di partenza:

Provi a distinguere, in maniera specifica, da cosa vorrebbe scappare in questo momento. Provi a scrivere, senza filtro, le tre o quattro cose concrete che le pesano di più. Dargli forma è già metà del lavoro.

Si chieda cosa significhi "accontentarsi" per lei. La società di oggi ha demonizzato questa parola ma a volte finisce per imporci dei vincoli troppo alti, impedendoci anche dei piccoli aggiustamenti che potrebbero alleggerire di molto la nostra vita da pesi inutili.

Infine, il "restare" e lo "scappare" spesso non sono l'unica scelta disponibile. Tra i due estremi c'è di solito uno spazio enorme, uno spazio dove possiamo muoverci e cambiare qualcosa come ridefinire un confine, chiedere qualcosa di diverso ed altro ancora. Uno spazio che la invito a sperimentare.

Se questa sensazione di distacco dura da settimane e non accenna a diminuire, parlarne con un professionista, anche solo per qualche seduta, potrebbe essere la scelta giusta.

Le faccio i miei migliori auguri.
Dott. Roberto Fiorucci