articoli di psicologia della Dott.ssa Michela Senia

risposte dello specialista Michela Senia

 2  risposte
  Vis. Profilo

Senso di vuoto e generatività: il contrasto tra razionalità ed emozioni

Apri domanda

Caro Daniele, le tue parole mi sembrano molto lucide e consapevoli e questo mi fa pensare che hai già avuto modo di riflettere grandemente su questi temi. Al contempo mi colpiscono alcune tue espressioni che mi sembrano emblematiche della tua richiesta. Cosa intendi per “desiderare razionalmente”? Desiderare può implicare una progettualità razionale e logica, al contempo noi desideriamo ciò che sentiamo (bada bene, sentiamo!) abbia un valore per noi. Quale potrebbe essere questo valore che sembrerebbe nascondersi dietro la razionalità? In maniera simile, quando parli di “canalizzare il senso di vuoto” mi risuona come un tentativo di dargli un altro scopo, quasi, passami il termine, di nasconderlo. E poi il senso di “inutilità” e “sterilità”: che sensazioni ti danno queste parole da essere poste così tra virgolette? Molto probabilmente in un percorso di psicoterapia potresti trovare tante spiegazioni utili per capire meglio come conciliare queste parti che ti danno sofferenza. Così come potrebbero essere utili e terapeutici letture, film e altri spunti che potresti incontrare. Diversamente da quello che può sembrare, non ti scrivo queste considerazioni per farti riflettere e pensare, piuttosto per farti risuonare quelle stesse sensazioni che senti e che probabilmente ti stanno comunicando qualcosa in un linguaggio diverso da quello delle parole e delle riflessioni. Qualsiasi strada tu scelga di percorrere per stare meglio, ti auguro di farlo ascoltando questo senso di vuoto, esplorandolo e cercando quali altre emozioni e sentimenti potresti trovarci dentro....

Mi giudico

Apri domanda

Caro Marco, mi sembra di capire che dentro di sé lei abbia uno standard molto ben definito di cosa sente sia giusto e sbagliato, standard che lei stesso riporta di vivere in modo molto rigido nei propri confronti. Mi colpisce che dalle sue parole questo standard sembra molto legato a ciò che faccia, tanto è che nella sua domanda ripete molte volte proprio la parola “fare”. Anche dire “mi giudico”, rimanda proprio ad un’azione, ad un pensiero: la sofferenza che arriva è una conseguenza del giudizio. D’altra parte, l’unica sensazione che descrive in maniera più definita e spontanea sembra essere l’invidia. Questa è un’emozione particolare perché insieme all’intenso carico di sofferenza che porta, e lei stesso descrive, porta con sé anche un desiderio, un suggerimento quasi, di dove potrebbe trovarsi la soluzione a quella stessa sofferenza. Anche se può essere doloroso, forse vale la pena cercare là, nell’invidia “per chi anche se non è al top riesce a divertirsi e ad avere un sorriso in faccia”: quali sono le cose che fa che la fanno divertire? Spostare l’attenzione dal “fare” al “piacere” può essere un primo modo per rimettere in discussione la rigidità degli standard che utilizza con sé stesso. Costruendo un nuovo metro di giudizio basato su ciò che le piace e la fa stare bene può scegliere quale unità di misura utilizzare, qual è la capacità con cui confrontarsi, a seconda di ciò che le serve in quel dato momento: 1L d’acqua, 1L di benzina e 1L di olio hanno la stessa capacità in litri, ma solo uno è capace di dissetarla!...