teresa  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il

Reggio Emilia

Problemi di blocco

Sono una ragazza di 27 anni e sto con un uomo di 40. la nostra relazione è iniziata a maggio 2025. Tutto iniziato molto bene e con una carica pazzesca da parte di entrambi in tutti gli ambiti. poi per una viaggio programmato che entrambi sapevamo prima della relazione sono stata via 8 mesi durante i quali ci siamo sentiti quotidianamente ma qualcosa da part sua è cambiata. a detta anche sua ha un blocco, non si fida più di me in quanto l'ho "abbandonato" e mi dice che non si eccita più come una volta con me. quindi facciamo l'amore 1 volta a settimana. da quando sono tornata è stato tutto molto difficile e intenso ma abbiamo deciso di provare perchè entrambi lo vogliamo e ora conviviamo. però spesso io mi sento invisibile, lui è molto preso dal suo lavoro ed è come se avesse la priorità su di me, su di noi. mi fa stare male perchè non so come fare, io percepisco lui bloccato e mi ritiro in me stessa a volte per non soffrire anche io.

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Roberto Salati Inserita il 07/08/2026 - 21:57

Roma - Appia, Ostiense, San Paolo, Garbatella
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Buonasera Teresa,
da quello che racconta, sembra che la parte più dolorosa non sia soltanto il cambiamento nella vostra intimità, ma il sentirsi progressivamente meno presente nella vita dell'altro.

All'inizio descrive una relazione vissuta con grande coinvolgimento reciproco. Poi è arrivata una separazione lunga, prevista e condivisa, ma che sembra aver avuto un impatto diverso su ciascuno di voi. A volte può accadere che un evento vissuto dalla coppia lasci tracce che nessuno dei due aveva immaginato: non perché qualcuno abbia sbagliato, ma perché ciascuno attribuisce a quella stessa esperienza un significato diverso.

Nelle sue parole emerge anche un'altra esperienza, molto profonda: quella di sentirsi invisibile. Quando la persona a cui teniamo appare distante, assorbita da altro o emotivamente meno raggiungibile, è naturale iniziare a chiedersi quale posto si occupi nella relazione. E, nel tentativo di soffrire meno, molte persone finiscono per fare ciò che descrive anche lei: ritirarsi, trattenere ciò che provano, cercare di proteggersi.

Spesso, però, questa protezione rischia di aumentare la distanza. Non perché sia una scelta sbagliata, ma perché il bisogno di non soffrire può rendere più difficile mostrarsi proprio nei momenti in cui ci sarebbe più bisogno di sentirsi reciprocamente compresi.

Mi colpisce anche un altro elemento: scrive che entrambi desiderate continuare questa relazione. È un aspetto che merita attenzione, perché indica che, accanto alla fatica che state vivendo, esiste ancora un investimento affettivo importante. Forse, più che cercare di tornare a come eravate all'inizio, potrebbe essere utile provare a comprendere chi siete diventati come coppia dopo questi mesi di lontananza e quale significato abbia assunto questa esperienza per ciascuno di voi.

Le relazioni attraversano momenti in cui ciò che prima sembrava spontaneo diventa più difficile. Questo non significa necessariamente che il legame sia venuto meno. A volte è proprio quando qualcosa si blocca che diventa possibile conoscere più a fondo se stessi, l'altro e il modo in cui ci si incontra o ci si perde nella relazione.

Più che cercare di capire se lui tornerà a essere come prima, credo possa essere utile chiedersi come sta lei dentro questa relazione oggi. Quando ci si accorge di sentirsi invisibili, il rischio è concentrare tutte le energie nel tentativo di recuperare l'altro, perdendo gradualmente il contatto con ciò di cui si avrebbe bisogno. Fermarsi ad ascoltare anche questa parte della propria esperienza può aiutare a comprendere meglio quale direzione desidera dare alla relazione.

Le auguro di poter attraversare questo momento con la serenità necessaria per comprendere ciò che è più importante per lei. Un saluto.

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 07/08/2026 - 16:07

Roma - Nomentana, San Lorenzo, Castro Pretorio
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Cara Teresa,
mi dispiace per il malessere che ha descritto e provo a stimolare delle riflessioni ponenendolae alcuni quesiti che potreebbero chiarire la situazione:
1) ha provato ad approfondire il significato del termine "abbandonato" che ha pronunciato il suo partner?
2) qual'è lo scopo della convivenza, ossia quali obiettivi vi siete posti intraprendendo una convivenza mentre uno dei due partner afferma di non "fidarsi" dell'altra?
3) quali progetti di coppia avete? Nel senso su quali presupposti è nata o si è si evoluta la vostra coppia?

Queste ed altre domande simili potrebbero aiutarla a focalizzare meglio il malessere che ora permea la vostra coppia.

Ma chiaramente, per comprenderla e risolverla, sarebbe necessario confrontarsi vis a vis con lei e, se fosse disponibile, anche con il suo compagno, in una consuelnza psicologica che vi aiuti a capire cosa sia rotto in lui dopo il viaggio di 8 mesi che lei ha svolto da sola.

Questo "blocco" sembra compromettere la vostra relazione perciò merita di essere approfondito e temo che la convivenza, da sola, non possa sciogliere nodi profondi come questo.
Perciò, vi consiglio di ricercare un terapueta che vi ispiri fiducia e a cui possiate affidare la vostra situzione in modo da risolverla.

Un caro saluto!

Dott.ssa Silvia Boniolo Inserita il 10/08/2026 - 18:04

Gentile Teresa,

da ciò che racconta sembra che nella vostra relazione ci sia stato un passaggio molto importante: da un inizio caratterizzato da grande coinvolgimento e vicinanza a una fase in cui entrambi sembrate fare più fatica a sentirvi realmente connessi.

Gli otto mesi di distanza possono aver avuto un peso, anche se il viaggio era stato programmato prima che la relazione iniziasse e quindi non rappresentava una scelta di allontanarsi da lui. Allo stesso tempo, il fatto che lui abbia vissuto quella distanza come una forma di "abbandono" può aver lasciato una ferita nella sua fiducia e nel modo in cui oggi vive la relazione. Sarebbe però importante distinguere ciò che è accaduto concretamente da ciò che ciascuno di voi ha vissuto emotivamente.

Anche la difficoltà nella sessualità potrebbe essere letta all'interno di questo quadro più ampio. La diminuzione del desiderio e dell'eccitazione non indica necessariamente che non ci sia più attrazione o che la relazione sia destinata a finire. La sessualità può risentire molto della distanza emotiva, del risentimento, della difficoltà a sentirsi al sicuro nella relazione e delle tensioni che rimangono non espresse.

Mi sembra significativo anche ciò che racconta di sé: percependo lui distante e molto concentrato sul lavoro, lei tende a sentirsi invisibile e a ritirarsi per proteggersi dalla sofferenza. Potrebbe così crearsi un circolo in cui più lei si ritira, più lui può percepire distanza, e più entrambi finiscono per allontanarsi invece di ritrovare un contatto.

Forse, quindi, la domanda non è tanto "come posso sbloccarlo?", perché non è possibile sbloccare l'altra persona al suo posto. La domanda potrebbe diventare: "riusciamo entrambi a comprendere cosa è successo tra noi e a costruire nuovamente uno spazio di vicinanza?"

Avete già fatto una scelta importante decidendo di provare a stare insieme e iniziando una convivenza. A questo punto potrebbe essere utile provare a trasformare il "ci vogliamo ancora, ma non riusciamo a stare bene" in un confronto più concreto: che cosa significa per ciascuno sentirsi scelto, importante e desiderato nella relazione? Di che cosa avete bisogno l'uno dall'altra? E soprattutto, che cosa siete entrambi disposti a fare concretamente per ricostruire la fiducia e la vicinanza?

Infine, cercherei di non perdere di vista anche il suo vissuto. Sentirsi invisibile nella propria relazione può essere molto doloroso. Non deve necessariamente diventare più silenziosa o ritirarsi per proteggersi: anche il suo bisogno di attenzione, presenza e reciprocità merita di essere ascoltato e portato nella relazione.

Un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo