Buongiorno Alessia, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità ciò che stai vivendo. Da quello che scrivi si percepisce quanto questa frase del tuo compagno non sia stata solo una “frase”, ma qualcosa che ha toccato un punto molto profondo e sensibile per te, soprattutto in un momento già delicato di crisi e di valutazione della relazione.
È comprensibile che tu ti sia sentita ferita. Non tanto per l’ordine delle persone nominate nella preghiera, quanto per il significato che quella frase ha assunto per te ossia il timore di non essere davvero scelta, di non occupare un posto centrale nella sua vita, di venire dopo la sua famiglia. Quando una relazione dura da molti anni e non evolve nella direzione che una parte desidera anche solo a livello simbolico, come sentirsi riconosciuta o “prima” per qualcuno basta davvero poco per riattivare un dolore già presente. La domanda che ti poni è molto importante ossia se questa frase sia un segnale concreto da valutare oppure se abbia colpito una tua fragilità personale. Probabilmente la risposta non è “o l’una o l’altra”, ma entrambe le cose. Da un lato, sembra esserci una tua ferita legata al sentirti scelta, vista, prioritaria, che merita ascolto e rispetto. Dall’altro lato, il contesto che descrivi una relazione lunga, l’assenza di progettualità condivisa, una famiglia percepita come ingombrante suggerisce che questa fragilità non nasce dal nulla, ma si appoggia a elementi reali della relazione. Per provare a guardare la situazione con maggiore lucidità, può essere utile spostare l’attenzione dalla singola frase a domande più ampie e profonde, come:
- In che modo, al di là delle parole, mi sento scelta o non scelta in questa relazione?
- Quali sono le dimostrazioni concrete che ricevo (o che non ricevo)?
- Cosa significa per me “essere al primo posto” e quanto questo è comunicato chiaramente al mio partner?
- Sto restando in questa relazione sperando che cambi qualcosa che, nei fatti, non cambia da anni?
Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti molto proprio in questo: non per dirti cosa fare o se restare o andare via, ma per chiarire i tuoi bisogni affettivi, riconoscere le tue fragilità senza svalutarle e capire se questa relazione è in grado di accoglierle. Lavorare su questi temi ti permetterebbe anche di distinguere ciò che appartiene alla tua storia personale (paure di non essere scelta, di venire dopo) da ciò che effettivamente il tuo compagno e la relazione ti stanno offrendo oggi. Inoltre, uno spazio terapeutico potrebbe aiutarti a trovare parole più chiare e autentiche per comunicare a lui come ti senti, senza accuse ma con consapevolezza, e a capire se dall’altra parte c’è disponibilità ad ascoltare e a mettersi in gioco. Sappi che il tuo dolore è legittimo. Non stai “esagerando”, stai ascoltando un segnale interno che chiede attenzione. Merita di essere accolto con rispetto, da te per prima. Resto a disposizione per qualsiasi necessità o approfondimento, con professionalità e vicinanza.