Alessia  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il

Roma

Non mi sento scelta

Buongiorno, mi è bastata una frase del mio ragazzo, con il quale sto passando un periodo di crisi e valutazione della relazione, a buttarmi nello sconforto.
Ieri parlando di preghiere con lui, mi ha detto che ogni sera prega anche per me. Mi ha detto che prega per la salute di sua madre, di suo padre, dei suoi nipoti e per me. Insomma io sono l'ultima della lista. Questo mi ha fatto così male. Non mi sono sentita al primo posto per lui, e provo tanta rabbia per la sua famiglia e per lui che mi fa sentire così. Premesso che sono 8 anni che stiamo insieme e non ha intenzione di sposarsi. Il matrimonio non è mai stato un mio obiettivo nella vita, ma mi farebbe sentire scelta, considerata. Sento la sua famiglia ingombrante e sempre nella sua vita. Sento di venire dopo di loro, e di conseguenza non mi sento davvero scelta da lui. Non vedo dimostrazioni.
Non riesco a capire se quello che mi ha detto in merito alla preghiera sia una cosa importante da valutare o se invece ha colpito una mia fragilità, un mio disagio personale.
Come posso riuscire a vedere le cose in modo più obiettivo e più lucido?
Grazie.

  5 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 20/01/2026 - 09:02

Roma - Tiburtina
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Gentile Alessia,
da ciò che narra, mi pare di capire che l'omissione della sua persona nelle preghiere del suo ragazzo, sia un'altra conrcostanza in cui Alessia è "l'ultima della lista".
Al di là del fatto in sè relativo alla preghiera, è significativo, a mio avviso, che lei si senta "dopo di loro", perciò è importante indagare in questa sensazione. Ovvero, provare a condividere col suo fidanzato queste sue sensazioni e vissuti.
Capisco che possa pon essere facile, ma è necessario perchè ciò che proviamo e pensiamo noi stessi dell'altro e della relazione è importante da condividere per far evolvere la relazione la quale si nutre del contatto, del dialogo e del confronto reciproco.

Come sta lei in questa relazione sentimentale più in generale? Come va la sua vita al di là di questo rapporto? E' soddisfatta di sè?

Queste ed altre domande/rilfessioni su Alessia possono aiutarla ad ampliare la prospettiva sulla sua esistenza in modo da capire quale posto e funzione occupa in essa la relazione con suo ragazzo.

Se desidera far luce su tutto ciò, una consulenza piscologica individuale può esserle utile.

Le auguro il meglio

Dott.ssa Oriana Adamo Inserita il 19/01/2026 - 22:41

Gent.le Alessia,
dal tuo racconto emerge un vissuto emotivo molto intenso, fatto di dolore, frustrazione, delusione e senso di esclusione. È importante partire da qui: le emozioni che provi sono valide e meritano ascolto.
Il dettaglio della preghiera che, razionalmente, potrebbe sembrare piccolo, ha attivato dentro di te un disagio ben più profondo, che probabilmente ha radici già presenti nella vostra relazione e, forse, anche in aspetti più personali. Il punto non è la “lista” in sé, ma il significato che le dai: sentirti all’ultimo posto, mai davvero scelta, mai pienamente considerata.
Hai parlato anche della sua famiglia, che senti ingombrante e sempre presente. Questo è un tema centrale: da come lo descrivi, è possibile che il tuo compagno non sia ancora davvero “individuato” dalla sua famiglia, cioè non abbia ancora compiuto un vero processo di separazione psicologica e che non abbia messo in discussione i legami di lealtà.
Questo può rendere difficile per lui vivere una relazione di coppia in cui tu possa sentirti davvero vista, prioritaria e parte attiva di un “noi” adulto e autonomo.
È anche normale potersi sentire in “sospeso” visto ciò che riporti rispetto al matrimonio (sebbene non sia per te prioritario).
Il mio consiglio è di cercare di
distinguere tra ciò che lui è in grado di offrire e ciò di cui tu hai bisogno. A volte le persone ci vogliono bene, ma non sono in grado di darci quello che desideriamo.
Potresti anche riflettere su questo senso di esclusione che provi. È un tema legato solo a lui, o è qualcosa che ti accompagna da più tempo, in altri contesti?

Se senti che questo momento di crisi potrebbe essere un’opportunità per conoscerti meglio può essere molto utile intraprendere un percorso psicologico personale

Resto a disposizione

Cordiali saluti
Dott.ssa Oriana Adamo

Dott. Chiara Ilardi Inserita il 19/01/2026 - 15:30

Buongiorno Alessia, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità ciò che stai vivendo. Da quello che scrivi si percepisce quanto questa frase del tuo compagno non sia stata solo una “frase”, ma qualcosa che ha toccato un punto molto profondo e sensibile per te, soprattutto in un momento già delicato di crisi e di valutazione della relazione.
È comprensibile che tu ti sia sentita ferita. Non tanto per l’ordine delle persone nominate nella preghiera, quanto per il significato che quella frase ha assunto per te ossia il timore di non essere davvero scelta, di non occupare un posto centrale nella sua vita, di venire dopo la sua famiglia. Quando una relazione dura da molti anni e non evolve nella direzione che una parte desidera anche solo a livello simbolico, come sentirsi riconosciuta o “prima” per qualcuno basta davvero poco per riattivare un dolore già presente. La domanda che ti poni è molto importante ossia se questa frase sia un segnale concreto da valutare oppure se abbia colpito una tua fragilità personale. Probabilmente la risposta non è “o l’una o l’altra”, ma entrambe le cose. Da un lato, sembra esserci una tua ferita legata al sentirti scelta, vista, prioritaria, che merita ascolto e rispetto. Dall’altro lato, il contesto che descrivi una relazione lunga, l’assenza di progettualità condivisa, una famiglia percepita come ingombrante suggerisce che questa fragilità non nasce dal nulla, ma si appoggia a elementi reali della relazione. Per provare a guardare la situazione con maggiore lucidità, può essere utile spostare l’attenzione dalla singola frase a domande più ampie e profonde, come:

- In che modo, al di là delle parole, mi sento scelta o non scelta in questa relazione?
- Quali sono le dimostrazioni concrete che ricevo (o che non ricevo)?
- Cosa significa per me “essere al primo posto” e quanto questo è comunicato chiaramente al mio partner?
- Sto restando in questa relazione sperando che cambi qualcosa che, nei fatti, non cambia da anni?

Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti molto proprio in questo: non per dirti cosa fare o se restare o andare via, ma per chiarire i tuoi bisogni affettivi, riconoscere le tue fragilità senza svalutarle e capire se questa relazione è in grado di accoglierle. Lavorare su questi temi ti permetterebbe anche di distinguere ciò che appartiene alla tua storia personale (paure di non essere scelta, di venire dopo) da ciò che effettivamente il tuo compagno e la relazione ti stanno offrendo oggi. Inoltre, uno spazio terapeutico potrebbe aiutarti a trovare parole più chiare e autentiche per comunicare a lui come ti senti, senza accuse ma con consapevolezza, e a capire se dall’altra parte c’è disponibilità ad ascoltare e a mettersi in gioco. Sappi che il tuo dolore è legittimo. Non stai “esagerando”, stai ascoltando un segnale interno che chiede attenzione. Merita di essere accolto con rispetto, da te per prima. Resto a disposizione per qualsiasi necessità o approfondimento, con professionalità e vicinanza.

Dott.ssa ANNA BIANCA IERO Inserita il 30/01/2026 - 12:07

Gentile Alessia,
grazie per aver condiviso un vissuto così delicato. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che non nasce solo da una frase, ma da un sentimento che probabilmente la accompagna da tempo: non sentirsi scelta fino in fondo.
La frase del suo compagno sulla preghiera, presa da sola, potrebbe sembrare marginale o persino affettuosa. Tuttavia, ciò che l’ha ferita non è tanto “l’ordine della lista”, quanto il significato emotivo che quella frase ha toccato: la sensazione di venire dopo, di non essere prioritaria, di non occupare uno spazio centrale nella sua vita. Quando una parola ci colpisce così intensamente, spesso non crea il dolore, ma lo rivela.
Il fatto che stiate attraversando una crisi, che dopo otto anni non ci sia una progettualità chiara e che lei percepisca la famiglia di lui come molto ingombrante, sono elementi importanti. È comprensibile che, in questo contesto, il tema del “sentirsi scelta” diventi centrale. Non è tanto il matrimonio in sé, quanto il bisogno di sentire un riconoscimento, una presa di posizione, un posto chiaro.
È possibile che quella frase abbia intercettato anche una sua fragilità personale, ma questo non la rende meno legittima. Le fragilità non vanno negate: vanno ascoltate, perché spesso indicano bisogni relazionali insoddisfatti. Allo stesso tempo, per provare a essere più lucida, può essere utile chiedersi:
Questa sensazione di venire dopo è presente solo in questo episodio o è ricorrente nella relazione?
Al di là delle parole, mi sento scelta nei fatti, nelle decisioni, nelle priorità quotidiane?
Ho mai espresso chiaramente questo bisogno, o lo sto portando da sola da molto tempo?
La rabbia che sente verso di lui e verso la sua famiglia è un segnale: parla di un confine che forse non è mai stato davvero definito. Non si tratta di stabilire chi venga “prima”, ma di capire se lei sente di avere un posto sicuro e riconosciuto nella relazione.
Se questa confusione e questo dolore persistono, un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che appartiene alla relazione da ciò che riguarda la sua storia emotiva, e a capire cosa è davvero fondamentale per lei oggi. Non per decidere in fretta, ma per scegliere con maggiore consapevolezza, qualunque direzione prenda.
Le auguro di poter fare chiarezza partendo da una domanda semplice ma profonda:
“Di che cosa ho bisogno per sentirmi davvero scelta?”
Auguri per tutto.

Dr.ssa Annabianca Iero
Psicologa Clinica
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Dott.ssa Maria Rosaria Pascarelli Inserita il 28/01/2026 - 16:53

Ciao Alessia, Chiediti se il tuo desiderio di essere "scelta" attraverso il matrimonio sia un modello rigido che ti fa soffrire se non realizzato o un desiderio che può adattarsi all'esperienza, a ciò che sta succedendo.
Prova a capire se il tuo star male dipenda solo dal comportamento di lui o se sia legato al tuo bisogno di definire chi sei solo attraverso i suoi occhi. Invece di vederti come "l'ultima della lista", prova a riappropriarti della tua storia chiedendoti cosa hai scelto tu in questi 8 anni e se questo legame rispecchia ancora il tuo "Chi" autentico o se stai solo aspettando che lui ti dia un valore che non senti di avere da sola.
L'"essere ultima nella preghiera" non è un evento isolato ma un potente indicatore di senso. Non è solo una "tua fragilità", ma un segnale che il tuo attuale modo di stare nella relazione non ti permette più di sentirti "te stessa" in modo sereno.

Un percorso psicologico potrebbe aiutare a dare senso e direzione.

Saluti
Dott.ssa Pascarelli