Buongiorno, da quello che racconta si sente una sofferenza che non nasce tanto dal conflitto in sé con i suoi cugini, quanto dal dubbio su sé stesso: il dubbio di non essere riuscito a restare fedele a ciò che sentiva, per paura di restare solo o di rompere un equilibrio familiare già fragile. Questo è un punto molto importante, perché mostra consapevolezza e non debolezza.
Spesso, quando una persona cresce in un contesto in cui i rapporti sono tesi o polarizzati, impara – senza rendersene conto – che prendere posizione può essere pericoloso. Allinearsi, adattarsi, “andare d’accordo” diventa allora una strategia di protezione. Non è qualcosa che si sceglie razionalmente, ma un modo per non perdere il legame, soprattutto con figure significative come un genitore. In questo senso, il fatto che Lei si sia lasciato condizionare da suo padre non parla di scarsa personalità, ma del bisogno di appartenenza e di sicurezza.
La difficoltà che descrive nel mantenere le sue convinzioni sembra legata proprio a questo: non tanto al non sapere cosa pensa, ma al timore che restare coerente possa costarle l’amore, l’accettazione o la vicinanza degli altri. La paura di restare solo, che Lei nomina, spesso non è la paura della solitudine in sé, ma quella di sentirsi “sbagliato” o escluso se si segue la propria strada.
Il lavoro, allora, non è forzarsi a essere più deciso, ma iniziare ad ascoltarsi con maggiore rispetto. Chiedersi, con calma: “Questa idea che sto sostenendo è davvero mia? E se lo è, cosa provo quando la metto da parte per adattarmi?”. Notare come si sente dopo aver rinunciato a sé stesso è già un primo passo verso il cambiamento.
Col tempo può essere utile allenarsi a restare nelle proprie posizioni in modo graduale, senza scontri, senza dover convincere nessuno. A volte basta non ritirarsi subito, non cambiare idea per evitare un disagio immediato. Restare, anche nel silenzio, è già un atto di presenza a sé.
Infine, può essere importante distinguere una cosa fondamentale: volere bene a qualcuno non significa dover ereditare i suoi conflitti o le sue ferite. I problemi di suo padre con i suoi familiari non definiscono necessariamente i suoi. Recuperare questa separazione può aprire, in futuro, anche la possibilità di rielaborare quei legami, se e quando lo sentirà. Rimango a disposizione, un saluto!