Chiara  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 20/09/2021

Bologna

Cosa fare quando l'altro ci impone la propria assenza?

Lo scorso anno ho vissuto all'estero, precisamente in Francia, per ragioni lavorative. Dopo qualche mese ho incontrato un ragazzo, che chiamerò M., italiano come me, con il quale è nata in poco tempo una splendida amicizia. La pandemia, il coprifuoco alle 18, il freddo inverno francese hanno sicuramente contribuito, in prima fase, a consolidare il nostro rapporto. Ci incontravamo per fare quattro chiacchiere, tra una pausa da lavoro ed una video-lezione, ed il fatto di condividere la stessa lingua, gli stessi riferimenti culturali e la stessa età anagrafica ci ha avvicinati e legati ulteriormente, contribuendo a creare sin da subito un clima di familiarità tra noi due.
Occorre, a questo punto, introdurre un elemento chiave nella vicenda che sto per raccontare : M. era ed è tuttora fidanzato da lungo tempo, precisamente da 7 anni, con una ragazza italiana che non era, perciò, presente in Francia. Premetto che durante le prime uscite, avvenute tramite un'amica in comune, lui mi aveva completamente omesso la cosa, di cui io ero comunque a conoscenza, proprio grazie all'amica che ci aveva messi in contatto e che lo conosceva da più tempo. Il fatto che fosse fidanzato mi permetteva di vivere il rapporto nell'ottica della amicizia pura e disinteressata, ciò che davvero mi rendeva serena era sapere di poter contare su un volto amico, su un coetaneo all'interno di un Paese straniero, nel corso di una pandemia che aveva portato con sé solitudine ed isolamento. Senonché, nel corso delle settimane, M. inizia palesemente a corteggiarmi e ad esibire un interesse di altra natura nei miei confronti. Mi inviava spesso messaggi con piccoli complimenti, mi invitava a vederci in maniera reiterata e continua, faceva allusioni alla sfera sessuale lasciandomi intuire di avere, già in passato e sempre quando si era trovato all’estero, nutrito attrazione per altre ragazze ed avere, perciò, tradito la fidanzata rimasta a casa. Il suo corteggiamento spudorato mi lusingava, non lo nascondo, ed al di là di questo dato, ciò che davvero mi rendeva serena era l’idea di passare del tempo assieme, perché sapevo di avere incontrato una persona a me molto simile (banalmente, era tanta l’affinità nei gusti musicali e nei libri) ed era rassicurante sapere di averlo a due passi da me, in un contesto estraneo e, talvolta, difficile ed inospitale. Tra fine marzo ed inizio aprile cominciamo una relazione vera e propria che lui porta avanti parallelamente alla relazione con la fidanzata storica, in Italia. Dal canto mio, ho evitato sin dall’inizio di indagare la sua vita, reperire informazioni sul suo quotidiano e sulla ragazza in Italia, perché non volevo farmi del male e rischiare di portare la sua attenzione altrove. La nostra relazione non è stata affatto meramente sessuale, c’era una componente fortissima di bene autentico e di supporto costante che ci fornivamo, alimentato dal trovarci all’estero e dalla situazione particolare di isolamento determinato dalla pandemia. Non nascondo che già in Francia, M. era più volte apparso strano ed evitante dopo il corteggiamento serrato che mi aveva fatto ed il suo evitarmi mi aveva spinta ad allontanarmi, per un paio di settimane, andando a trovare un’amica che abitava in una cittadina poco distante dalla mia. In quei giorni aveva ripreso a scrivermi e cercarmi temendo di avermi persa definitivamente e confessando di sentire la mia mancanza, dovuta al fatto di essersi affezionato a me nei mesi e al rendersi conto di provare del sentimento per me, che prescindeva dal sesso e dal contatto fisico tra noi. Al mio ritorno, messo in chiaro il mio bisogno di tranquillità (e qui mi dico “Ma come potevo cercare tranquillità da un ragazzo già impegnato in una relazione lunga e consolidata?”), abbiamo ripreso la nostra relazione, consapevoli del fatto che tutto sarebbe poi finito al nostro rientro in Italia (a me stava bene che fosse così). Ci sono stati dei momenti davvero belli, viaggi insieme, cene insieme, passeggiate insieme, banalmente tutto quello che una coppia farebbe insieme, una quotidianità costruita poco a poco che ha reso ancor più brutto il nostro saluto e il mio rientro dalla Francia, Paese rimasto nel mio cuore grazie anche ai ricordi con M. che la Francia puntualmente mi riporta alla mente.
Al nostro rientro in Italia ho sofferto moltissimo. Era strano riabituarmi a casa, era strano soprattutto non sentire M. quotidianamente. Ebbene sì, poco a poco ha diradato i messaggi e soltanto di tanto in tanto ricompariva sempre con messaggi formali e quindi, per me, fonte di rabbia e frustrazione : avrei preferito che invece di chiedermi come stessi e se fossi andata al mare, prendesse coraggio e mi chiedesse come mi sentivo, come vivevo il ritorno alla normalità ed il fatto che tutto fosse finito, visto che proprio di questo avevo bisogno, di sfogare quello che avevo dentro, di parlarne e di elaborarlo, per potermene disfare serenamente, senza che provocasse in me una ferita.
Adesso non ci sentiamo più da due mesi, ha anche omesso di farmi gli auguri al compleanno e mi rendo conto di vivere in attesa di un suo messaggio, quella presa di contatto che possa darmi la possibilità di vomitargli addosso tutto il dolore e la delusione che porto addosso. Poiché, però, non ho la certezza che M. possa tornare a farsi vivo in futuro vorrei, per poter fare pace con ciò che è accaduto, e per liberarmi finalmente, prendere l’iniziativa di contattarlo e dirgli con onestà tutto ciò che porto nel cuore. Mi rivolgo qui perché vorrei sapere se è la decisione giusta o se sarebbe meglio lasciare tutto così e non dire niente, non voglio commettere scelte avventate ma ho bisogno di un parere che mi aiuti a vedere chiaro in quel che devo fare.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Sacha Horvat Inserita il 21/09/2021 - 09:46

Milano
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Buongiorno Chiara,
in Francia ha vissuto un periodo che appare molto importante per la sua vita e una relazione con M. che è stata positiva anche se in parte "omessa". Dalle sue parole sembra richiedere un supporto per rielaborare e comprendere meglio quello che è accaduto, non tanto un consiglio sul dire o meno quello che prova. La sua indecisione potrebbe voler indicare uno spazio ancora aperto che varrebbe la pena di comprendere meglio. Qualsiasi suggerimento potessimo darle in questo luogo sarebbe superfluo perché per fare "pace con ciò che è accaduto" non è necessario dirlo a M. Sarà pronta a scegliere in autonomia se farlo quando sarà "finalmente libera di prendere l'iniziativa e dire ciò che porta nel cuore".
Un caro saluto
Dott. Sacha Horvat

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 21/09/2021 - 17:58

Torino
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Cara Chiara,
capisco il dolore e la voglia di uscire da questa situazione che la fa stare male. Vivere un lutto (perché di lutto si tratta) è sempre doloroso ed è doveroso prendersi il tempo necessario per elaborarlo. La sua situazione però ha un elemento in più che merita attenzione “quella presa di contatto che possa darmi la possibilità di vomitargli addosso tutto il dolore e la delusione che porto addosso” .
Saggiamente aggiunge che il suo obiettivo sarebbe poter fare pace con ciò che è accaduto; ma perché accada è necessario capire.
Il suo desiderio di “vomitargli addosso” tutto il dolore e la delusione che si porta addosso nasce dalla sensazione che lui le abbia portato via qualcosa e forse dal sentimento di vergogna successivo per avergli permesso che ciò accadesse. E’ insomma un dolore che grida vendetta. Per lei sarebbe importante raggiungere la consapevolezza di cosa si agita nel suo animo per fare pace innanzitutto con te stessa. Solo dopo potrà decidere con la serenità necessaria se vale la pena cercare un contatto con M. oppure no. Resto a sua disposizione se desiderasse approfondire. Un caro saluto, dott.ssa Manuela Leonessa