Voler chiudere un matrimonio e avere sensi di colpa
Buongiorno, sono sposata da quasi 11 anni e mi scuso sin da subito se risultero’ prolissa. Sin dall’inizio del nostro matrimonio abbiamo cercato di avere un figlio ma a causa di problemi di infertilità di entrambi oltre ad essere portatori sanindi una malattia genetica, non ci è stato possibile. Invece di avvicinarci abbiamo cominciato ad allontanarci emotivamente. Mio marito ha assunto un temperamento irascibile e ipercritico nei miei confronti sin dall’inizio del nostro matrimonio ma io ho sempre erroneamente ridimensionato la cosa perchè comunque c’erano dei momenti in cui era dolce e affettuoso, ma col passare degli anni è peggiorato sempre più fino a quando l’anno scorso, in concomitanza di un mio tanto desiderato avvenuto cambio di lavoro e l’infrangersi di un suo desiderio, ha raggiunto livelli insopportabili per me. Umiliazioni continue sia a casa che in pubblico davanti agli amici quando dico cose che gli danno fastidio sono quasi all’ordine del giorno (è arrivato a dirmi durante una lite sorta dal nulla, che sono un aborto di donna che non gli piace niente di me, che non gli ho dato un figlio e quindi non sono una donna, mi zittisce ripetutamente in malo modo quando siamo a tavola perchè dice che la mia voce è odiosa e quello che dico non lo trova mai interessante e in ogni caso quando facciamo conversazione, avviene sempre solo se lui lo vuole ). In un’ occasione mi ha dato mentre eravamo in auto, dei pugni sulle gambe perché non avevo messo bene i piedi sul tappetino; ogni scusa è buona per mortificarmi come per esempio non trovare la televisione accesa al suo ritorno dal lavoro la sera, mi ha anche ripetutamente invitata a cercarmi un altro e a lasciarlo, in certe occasioni mi ha detto che se gli dò la parte dei soldi che ha messo per la casa sarebbe sparito volentieri. Ho cominciato a rifiutarmi di avere rapporti con lui ma non ha gradito, io pero' non ho ceduto perché mi sento usata. È finito anche ricoverato in ospedale per un’infiammazione alla cistifellea, di cui mi ha accusato di essere la causa per tutto il nervoso che gli faccio salire. Dopo mesi di questi comportamenti gli ho detto che voglio chiudere il nostro matrimonio. Con sorpresa ho visto che l’ha presa molto male e i suoi riferimenti ad una separazione avevano uno scopo pedagogico, così da indurmi a “migliorare” come “donna”.. Adesso stiamo convivendo fin quando economicamente lui non si risolleva e ho accettato ( per paura) di separarci senza avvocato. Ho anche accettato di prendere solo una parte dei soldi per la casa, nonostante ci abbia investito molto di più. Adesso fa la vittima e mi ripete in continuazione che ho deciso di far finire un matrimonio, di non aver voluto recuperare, e in certe occasioni continua ad avere i comportamenti del passato ma io subisco e sto zitta . Ogni tanto per spaventarmi mi minaccia di voler agire violentemente (finora non l’ho ha mai fatto).Perciò ora ho timore a cedere e mi sento in trappola. Sono dilaniata dai sensi di colpa, perché è in grado di farmi sentire una brutta persona per la decisione che ho preso; allo stesso tempo sono spaventata dal futuro: vivere da sola in affitto,nonostante un possibile sostegno anche solo morale di mia sorella che vive vicino a me, mi terrorizza. In più, è da un anno che sul lavoro ho incontrato un collega verso il quale penso di essermi innamorata ( non ho però nessuna relazione e non ho mai tentato nessun approccio nei suoi confronti, tra l’altro io sono ancora sposata e lui convive perciò non mi permetterei mai di rovinare nessun rapporto). In definitiva, mi sento in colpa anche per questo sentimento, che considero riprovevole, ma non riesco ad eliminarlo. Ne ho parlato con una mia amica e lei mi ha detto che dovrei smetterla di avere manie di controllo e dovrei considerare le sensazioni che mi suscita questa persona come un segno di vitalità. Sono molto tormentata, potete darmi qualche consiglio per favore?Grazie mille!