Lena domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 04/11/2017

Treviso

Stanchezza

Salve,
Sono una ragazza, forse troppo giovane per essere stanca della vita. Il punto è che ho 29 anni e sono stanca da almeno 20 anni.
Ho sentito dire tante volte che i bambini non possono provare il desiderio della morte, io penso di sì. Sono stata una bambina che ne ha passate troppe, dai soprusi alle delusioni familiari. Ero forte, cercavo di consolare tutti, sorridevo sempre, ero sempre vicina a mia madre, ascoltavo i suoi sfoghi anche se mi uccidevano, cercavo di far capire a mio padre che non era solo, che io lo amavo più di ogni altra cosa al mondo anche se lui sfogava su di me tutta la sua rabbia. Fuori dalla famiglia ho subito cose che nessuno dovrebbe subire. Ma mandavo giù e continuavo a sorridere. E amavo la vita e le persone, le amavo davvero. Ma, come è logico, quella bambina straordinaria pian piano ha iniziato a sparire, l'amore è sparito, la gioia è sparita. Ho continuato a sorridere, ho continuato a mandare giù in silenzio. Ma prima ero vera, ora sono solo una maschera. Ma le maschere presto o tardi cadono. E la mia sta crollando. La forza di non crollare del tutto la trovo nel fatto che non riesco a sopportare l'idea di far soffrire la mia famiglia. Ho perso un fratello qualche anno fa, era un ragazzo straordinario ed era il punto fermo della mia famiglia, con tutti i casini e i disastri che facciamo lui era sempre quello razionale, quello logico, quello calmo. Con lui è morta anche una gran parte di noi. Ho visto mia madre in uno stato dal quale credevo non si sarebbe più ripresa, ho dovuto essere forte, ho passato le mie giornate a cercare di tirarla fuori da quel mondo in cui si era chiusa, non ho avuto modo di crollare, di disperarmi, credevo fosse più importante cercare di salvare lei. Ho visto la sofferenza in mio padre, in mia sorella....ho visto il vero dolore. E non posso permettermi di causarne dell'altro. Ma sono ad un punto in cui non vedo via d'uscita. Tutto quello che è successo nella mia vita mi sta crollando addosso giorno dopo giorno. Avevo 16-17 anni, ho assistito al tentato suicidio di mio padre. Non so neanche se lui se lo ricorda. Era ubriaco. La mia testa va avanti così, ad oltranza, un evento dopo l'altro e non so come fermarla. So che sono su un sito di psicologi, forse questo è un passo o forse non è niente. Non vorrei offendere nessuno ma non sono mai riuscita a credere che uno psicologo possa aiutarmi, che ad uno sconosciuto, che ascolta i problemi della gente per mestiere, possa mai interessare realmente qualcosa di me e dei miei problemi e di conseguenza possa fare qualcosa per me. Ma sto cominciando a pensare che sia una strada da prendere in considerazione. Penso di chiedere aiuto a mia madre ma poi penso al male che le farei e non ci riesco. Forse uno sconosciuto che mi vede un'ora alla settimana e che chiusa la porta ha già dimenticato la mia esistenza è l'ipotesi migliore. O continuare a tenere dentro è la scelta giusta. Io non lo so, so solo che ho un peso dentro che mi sta distruggendo, che non riconosco la persona che sono, che forse neanche posso considerarmi più una persona.
Probabilmente non sto neanche chiedendo aiuto, forse questo è solo uno sfogo ed ho bisogno che per la prima volta nella mia vita qualcuno legga le mie parole, qualcuno sappia che da qualche parte ci sono io, che ho vissuto queste cose e che mi porto dentro questo dolore. Forse già questo può essermi d'aiuto.
Grazie :)

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Chiara Beghin Inserita il 05/11/2017 - 15:19

Buongiorno Lena,
davvero grazie per aver condiviso con noi quello che stai provando, per averci fatto il dono di entrare un po' dentro alla tua vita e dato la possibilità di conoscerti. Mi spiace davvero per quello che hai vissuto e che stai vivendo. Penso che uno psicologo psicoterapeuta ti potrebbe aiutare ma voglio dirti che quando la persona esce dallo studio lo psicologo non dimentica nulla ma continua a pensare ai suoi pazienti oltre l'ora canonica. A casa, al supermercato, in macchina, a volte anche di notte. Pensa a come aiutarli al meglio. A volte addirittura paga una supervisione a un collega per capire come aiutare al meglio il proprio paziente, ma solo dopo aver ottenuto il permesso scritto da parte del paziente.
Io non so se posso esserti d'aiuto, lavoro a Padova e non so se abiti in zona. In ogni caso mi piacerebbe avere tue notizie, anche solo via mail.
Un grosso in bocca al lupo,

Chiara Beghin

Dott.ssa Francesca Di Niccola Inserita il 04/11/2017 - 10:54

Salve Lena, scrivere e parlare del proprio dolore e delle proprie sofferenze non è "niente" ma è qualcosa. E' quello di cui tu, evidentemente, ora hai bisogno e stai finalmente rispondendo e stai agendo per te stessa, per il tuo benessere. I nostri bisogni, emozioni, pensieri sono spesso soffocati, negati, chiusi in qualche scatola per tanti motivi, perché: non ne ho voglia, non ce la faccio, non posso permettermelo, non ce ci riesco....... Prima o poi, prepotentemente, emerge ciò che sentiamo e desideriamo ed è prezioso rispettarlo ed accoglierlo. Perché? Perché è tutto li dentro, le tue risorse, i tuoi punti di forza e non solo quelli di debolezza (quelli è facile trovarli, percepirli e soprattutto fortificarli nel tempo). E' proprio dalla crisi, dalla confusione, dall'incertezza che si lavora e si riparte, non è la fine ma l'inizio.
I bambini dovrebbero essere tutelati e preservati da certe esperienze e situazioni spiacevoli e traumatiche ma, il passato non si può cambiare, quello che si può fare è "ricordarlo, raccontarlo e scriverlo oggi con una consapevolezza diversa, con pensieri, convinzioni, emozioni che "guardano al futuro, agendo adesso".
Dalle tue parole deduco che non hai mai effettuato un percorso psicologico/psicoterapeutico, quindi probabilmente non hai idea di cosa aspettarti o forse hai delle aspettative. Potresti tentare e prendere in considerazione questa possibilità.
Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Di Niccola
PsicoLogicaMente