Carlo domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 08/01/2017

Torino

Malessere personale: cosa fare?

Buongiorno a tutti,
cercherò di spiegare la mia situazione il più brevemente possibile, sperando di essere chiaro.
Sono un ragazzo di 29 anni e mi trovo in una situazione di totale insoddisfazione personale e apatia ormai da molto tempo. La principale causa è il lavoro, che non mi piace e non mi dà stimoli. Questo lavoro è la conseguenza di scelte sbagliate fatte in passato (il corso di laurea, mai cambiato purtroppo), oltre a una mancanza di passione e reale interesse per il settore in questione, che mi hanno portato a trovare un lavoro un po' squalificante per le mie capacità (la mancanza di passioni in realtà caratterizza anche la mia vita al di fuori del lavoro).
Anche negli altri aspetti non sono soddisfatto del mia vita (amicizie, relazioni, etc.), a parte qualche breve periodo non lo sono mai stato. Provo una sorta di malessere generale. Il lavoro ovviamente aggrava il tutto, mi deprime, danneggia la mia autostima, peggiora la mia apatia, ma non ne è la causa. La causa è il mio carattere chiuso, introverso, poco avvezzo alle relazioni sociali e pesantemente condizionato dalla paura di sbagliare e dal giudizio della gente. Inoltre non ho alcun obiettivo: relazione stabile? Famiglia? Carriera? No, grazie. Odio il mio lavoro, ma non c'è qualcosa che vorrei fare veramente, qualcosa per cui ritengo possa valere la pena spendere tante energie.
In passato ho già fatto un po' di psicoterapia, prima un anno con un terapeuta, poi altri due e mezzo circa con un altro, che non vedo più da quest'estate. La terapia mi ha aiutato a capire molte cose su me stesso, principalmente nel rapporto con i miei genitori durante la crescita (educazione troppo rigida, improntata più sul dovere che sul piacere, da parte di mia madre e mancanza d'affetto da parte sua, con conseguente paura di sbagliare in ogni situazione; mio padre, cui ero molto legato, è andato via di casa quando avevo 11 anni, pur rimanendo sempre presente nella mia vita; in più hanno gestito la separazione in maniera pessima).
Il problema è che questa consapevolezza non ha poi portato a miglioramenti effettivi della mia situazione, che negli ultimi anni non è cambiata, e questo è uno dei motivi che mi ha spinto a non continuare la terapia. Io però vorrei uscire da questa situazione, trovare un po' più di serenità, cambiare, riuscire a realizzarmi in qualcosa, però non so che fare.
Non so se ricominciare a vedere lo psicoterapeuta da cui andavo. Era molto bravo, però a volte ho l'impressione che non fosse l'ideale per me. Con lui facevo un lavoro di psicanalisi di tipo classico, andando a cercare elementi nel mio passato, però forse, per come sono fatto, servirebbe qualcosa di diverso, che mi spinga a fare qualcosa di concreto, non solo a cercare nel mio passato (scusate per l'approssimazione nelle descrizioni).
Dovrei cambiare il tipo di psicoterapia, e quindi terapeuta? L'idea di ricominciare tutto da capo mi sconforta un po'. Nel caso, quale potrebbe essere il percorso terapeutico migliore per me? (Se serve posso fornire ulteriori dettagli).
Ultimamente ho anche rivalutato il primo psicoterapeuta da cui andavo: se l'ho cambiato è perché non mi trovavo benissimo, però è riuscito a mettermi in uno stato in cui sono stato in grado di fare un cambiamento (il terapeuta, appunto), cosa assolutamente non da poco per me.
Ogni consiglio è bene accetto
Grazie mille

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Alessandro Stirpe Inserita il 09/01/2017 - 11:27

Buongiorno,
provi a cambiare psicologo, magari uno esperto in temi del lavoro. Se è su Roma mi contatti, c'è un bel lavoro da fare ma non è né il primo né l'ultimo a trovarsi in questo stato.
Coraggio!
AS