Simone83 domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 25/12/2013

Pisa

Depressione e isolamento

sono un 30enne che vive da un anno all'estero, a causa di diversi crolli psichici della mia persona sono diventato depresso negli ultimi 15 anni, al punto da meditare spesso il suicidio e graffiarmi le braccia o bruciarmele con le sigarette. In un ricovero mi hanno diagnosticato un disurbo borderline (che non so se risulta vero o meno..sono molto scettico io) perché soffro da sempre di difficoltà ad allacciare relazioni appaganti con gli altri. A dicembre però è tutto peggiorato, mi sono chiuso sempre più in me stesso, penso al suicidio e ho attacchi di rabbia assurdi in cui scaravento le cose a terra. Non riesco a immaginar niente di positivo per il mio futuro e quando ho sensazioni di rabbia o disperazione rimugino spesso con la mente. Me la prendo con tutti, allontano chi mi vorrebbe bene e non sono mai felice di niente..anche il fatto di rimanere all'estero forse me lo impongo pur di star male e relegarmi nella sensazione di mancanza assurda dei miei genitori (sì, perché, solo come un cane, desidero l'affetto e le attenzioni dei miei genitori, senza cui, nonostante siano soffocanti e iperprotettivi, io non riuscirei a fare niente nella vita). Lo psichiatra vuole che inizi una terapia con Citalopram,ma so che questo non risolve il mio problema che è la mancanza di fiducia nel bene dell'essere umano. E mi cruccio del fatto che non c'è nessuno..perché anche se ci fosse qualcuno io mi sentirei solo lo stesso (dentro di me)..questa solitudine è un deserto infinito dentro di me..Cosa posso fare per alleviare il tutto? Dovrei rimanere all'estero o rientrare? Sono alla frutta davvero..Se torno a casa ci saranno i miei a "proteggermi", ma mi mancherà la mia indipendenza..Ma in questa situazione ho la sensazione di impazzire..

  5 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Barnaba Inserita il 13/01/2014 - 16:07

Carissimo,
la situazione che descrive è piuttosto complessa l'unica cosa che mi sento di consigliarle è quella di iniziare un percorso di psicoterapia che la possa aiutare a fare un pò di chiarezza.
Cari Saluti

Dott.ssa Margherita Scorpiniti Inserita il 06/02/2014 - 21:53

Aggiungerei che dovresti parlare dei tuoi problemi ai tuoi genitori, che, in coppia, dovrebbero provare ad aiutarti andando da uno Psicologo e provando a cambiare il comportamento troppo iperprotettivo(come scrivi tu)nei tuoi confronti.Un saluto.

Dott.ssa Margherita Scorpiniti Inserita il 06/02/2014 - 21:51

Incomincia ad intervenire attivamente sui tuoi problemi. Un pò come hai iniziato a fare con questo tuo sfogo a noi visibile.Da psicologo ti dico di non affidarti troppo ai farmaci...Comunque la tua situazione molto particolare va trattata da uno Psicologo o da uno Psicoterapeuta.

Dott.ssa Valentina D'Acquisto Inserita il 24/01/2014 - 17:29

Gentile Simone,

non mi sento nella condizione di poter confermare o contestare la diagnosi psichiatrica che le è stata fatta; quello che però mi sento di rilevare nel leggere la sua richiesta di aiuto, è la profonda sofferenza che sente dentro di sé e che non le permette di vedere delle vie di uscita.
Per quanto concerne il farmaco, è assolutamente vero ciò che afferma: il farmaco non può essere la risposta al suo malessere, ma può essere un ottimo aiuto in abbinamento alla psicoterapia per arginare e tenere sotto controllo la sua angoscia. Sono molte le ricerche che ne hanno rilevato l'efficacia.
Relativamente invece all'eventuale ritorno in Italia capisco che siano molte le variabili da prendere in considerazione, non ultima una variabile così importante come l'indipendenza.
Ma dalle sue ultime parole emerge anche una grossa risorsa personale che lei sta attivando: la capacità di riconoscere il proprio malessere e di identificare quelle figure che le vogliono bene e che potrebbero aiutarla.

Un caro saluto.

Dott.ssa monica palla Inserita il 24/01/2014 - 09:54

Buon giorno Simone,
la sua sofferenza è palpabile come la sensazione di impossibilità nel trovare una via di uscita, sembra chiedere aiuto ma senza darsi la possibilità di affidarsi-fidarsi di qualcuno. La scelta terapeutica più idonea sarebbe affiancare ad una cura farmacologica una psicoterapia.
Rispetto all'incertezza sul tornare o rimanere a Londra, pensi che anche tornando potrebbe cercare di mantenere la sua autonomia e sarebbe sempre libero di tornare a Londra. Altrimenti ci sono degli ottimi centri anche a Londra.

un caro saluto