Marco  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 02/04/2018

Palermo

Penso di avere un problema grave e psicologico

Salve, sono Marco.. ho 20 anni. Una descrizione come le altre.. vado all'università di informatica e sono al secondo anno. Al primo anno ho perso mio padre per una grave malattia. Questa malattia..potrebbe.. capitare anche a me in quanto
e' genetica. Non ho amici realmente.. ed ho perso le ragazze che ho avuto per via del mio orgoglio.. ma il problema non è questo..quanto.. è dal primo anno dell'università.. che ho perso mio padre e da allora.. non riesco più a toccare libro. Ogni volta che riesco finalmente studio ma materialmente... piango incondizionatamente tuttora che scrivo.. mi sento morire ogni volta. Nonostante sia passato un po' di tempo, c'è una cosa che mi tormenta.. io.. penso che per mio padre sono solo una delusione.. e sono arrivato persino un minuto in ritardo il giorno in cui è morto.. e non so con chi parlare.. non so come fare a smettere di piangerei e ricominciare a studiare.. Quando devo spiegare le cose agli altri..riesco.. perchè lo faccio per gli altri, ma ho smesso di vivere per me. Ogni volta piango così tanto da sentire bruciare gli occhi e mi manca l'aria.. ed inizio a tossire.. penso di iniziare ad ammalarmi.. io ho questo problema che..mi porto da troppo tempo dentro e non riesco... non posso più sentire la gente che dice "vai avanti" come si fa ad andare avanti.. non si può.. ognuno pensa che sia una cosa superabile ma è mai possibile..che lo credano tutti? Perchè tutti sono convinti del dolore che ciascuno di noi prova singolarmente.. il nostro dolore è troppo personale per essere condiviso con quello degli altri.. Mio padre è quella persona che prima di morire mi aveva detto nella sua fase delirante di volermi comprare un gioco. Lui stava tranquillamente pian piano morendo e quello che voleva era fare felice me.. come posso andare avanti così... Mia madre non sa niente di questo..le mie sorelle neanche.. perchè ho scelto di essere forte..per loro.. ma avrei preferito morire io..

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 03/04/2018 - 17:46

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
|

Buona sera Marco,
mi sembra che lei tenda a colpelizzarsi molto, ritenendosi anche "una delusione" per suo padre. Da dove originano questi pensieri di autosvalutazione? hanno sempre accompagnato la sua vita o si sono acuiti dopo la maorte di suo padre? Che tipo di rapporto aveva con suo padre e come si sono modificati gli equilibri della famiglia dopo la sua morte?
Mi sembra di capire che la sua attuale condizione di sofferenza si possa ricondurre in parte alla perdita di suo padre e anche ad aspetti della sua personalità che sono emersi in concomitanza con questo lutto.
Come mai, ad esempio, non può mostrare la sua vulnerabilità e dolore ai suoi familiari? immagino che sia stato sempre così, ma oggi è più faticoso perchè c'è un lutto di mezzo, esperienza che può essere trumatica per tutti. Come mai non si può concedere pianto e dolore fino a che non si sentirà meglio?
inoltre ha parlato di componente "genetica" nella malattia che ha colpito suo padre e che potrebbe colpire lei. Mi sembra che questo pensiero sia una fonte significativa di ansia per lei e rimanda a tutti i suoi vissuti e significati sulla malattia in generale.
Quindi, da ciò che ha narrato, la sua condizione di malessere sembra attribuibile essenzialmente all'impossibilità di condividere le sue preoccupazioni e sofferenze con qualcuno, esperienza che potrebbe restituirle un po' di serenità anche perchè potrebbe portare al di fuori di Sè contenuti affettivi complessi e faticosi da gestire da soli. Come mai non può condividere tutto questo con qualcuno? Ha paura del giudizio dell'altro?
Come può notare, la situazione presenta diversi aspetti da analizzare in modo più ampio e complesso per poter capire come affrontarla e risolverla.
Un caro saluto
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 03/04/2018 - 10:18

Milano
|

Gentile Marco, lei sta attraversando una fase di lutto in cui, a distanza di un anno , le ferite e la perdita sono ancora laceranti. Riesce ad essere forte con i suoi familiari, lo fa per loro, ma ha smesso di curare la sua persona, gli studi, gli amici. Le dicono di essere forte, ma sono arrivati rimpianti, timori, e l'idea perdurante di non essere stato un buon figlio. Suo padre voleva comprarle un gioco..chissà che senso si puo' dare a questa affermazione. Marco credo che necessiti al piu' presto di un supporto psicologico che l'aiuti a elaborare queste emozioni che la turbano e le impediscono di crescere: ha una vita da costruire, ma è opportuno in questo momento che qualcuno accolga la sua fragilità e il suo bisogno, tutto comprensibile, di poter essere addolorato.