Ansia e panico, aiutatemi
Buonasera a tutti,
devo ammettere che mi trovo un po in imbarazzo ad esporvi il mio problema, e che forse la garanzia dell'anonimato mi permette di farlo con più tranquillità.
Premesse essenziali: Ho 40 anni, convivo con la mia compagna da quasi 20 ed ho un bellissimo bambino di 10. Sono stato (anzi "sono", perchè non si smette mai in realtà di esserlo) un alcolista per anni. Dipendenza da cui ormai sono fuori da ben 16 mesi, e sviluppata a mio avviso in buona parte come conseguenza (anche se poi è sempre l'alcolista stesso la causa della sua dipendenza) ad un lunghissimo periodo di crisi con la mia compagna (e non starò qui a dilungarmi in inutili dettagli), in cui, per farla breve ci siamo comportati in modo meschino l'uno con l'altra per anni.
Una cosa logorante per tutti insomma.
La mia decisione di uscire da questa mia dipendenza nonchè quella di porre la parola fine ad ogni costo all'inutile guerra fra me e la mia compagna, ha probabilmente indebolito ulteriormente la mia già non troppo marcata personalità, e di conseguenza rafforzato la sua, già abbastanza incisiva e dominante sin dal principio.
Ultimamente però ho un problema, e capita sempre più spesso.
A volte la sera lei lavora fino a tardi, ed io mi trovo a casa da solo con mio figlio. Tutto ok, fino a che lui non va a dormire, io me ne sto un po per cavoli miei, fino a che non decido di andarmene a letto da solo. Ed è li che iniziano i problemi, i pensieri, le paure, le ansie... sto a casa da solo con il piccolo... e se succede qualcosa? E se mi sento male? E se muoio? La mamma non c'è, e lui è da solo con me in casa.
La paura e la sensazione dell'imminente avvento improvviso di un qualcosa assolutamente fuori da ogni mio controllo, in quel momento diventa improvvisamente ansia, il cuore inizia a battere all'impazzata,i movimenti diventano tremore, fa freddo, poi panico immotivato, terrore (il giorno dopo è sempre facile dire che è immotivato, lo so)..... e io mi trovo alle 2, le 3, le 4 o le 5 del mattino a fare su e giù per casa come un animale in gabbia, il più lontano possibile da quella dannata bottiglia che ad ogni passaggio ogni tanto sbircio da lontano, ma che mi sono ripromesso di NON riaprire MAI PIU' nella vita (e che mai riaprirò).
L'ultimo episodio (stanotte), lei era rientrata dal lavoro che era quasi mattina, ma in me tutto il meccanismo si era già attivato, e quando la macchina è già partita, si sà, è molto difficile da fermare.... quando l'attacco di panico ha raggiunto il suo apice l'ho chiamata, svegliandola per chiedergli aiuto in qualche modo, un supporto insomma. Per tutta risposta mi sono sentito - ahimè - accusare di simulare attacchi di panico finti con l'unico scopo di farla sentire in colpa nei miei confronti. Mi sono trovato perciò di conseguenza ad affrontare il mio attacco di panico da solo, mentre lei mi faceva notare con tono sostenuto quanto io fossi egoista, ipocrita ed egocentrico in quel momento.
Come si possono perciò secondo voi, affrontare al momento questi episodi nel migliore dei casi da solo in casa, o nel peggiore con qualcuno che ti grida contro?
Uscire ed andarsene non è un'opzione disponibile.
Sono stato soggetto ad episodi di ansia nella mia vita, so cos'è ed in certe occasioni ho sempre saputo più o meno gestirla. Avevo già assaporato il panico in un altro paio di occasioni.
Sono stato in cura da uno psicologo per un pò di anni (una persona d'oro), e non sò perchè, la cosa andava molto meglio, gli episodi erano rarissimi, e ad un certo punto praticamente pari a zero, ma anche se a volte cerco di ripercorrere le varie sedute fatte nella mia memoria, non riesco a trovare un reale motivo o metodo per cui lui sia riuscito a farli sparire a suo tempo.
La sensazione di aver buttato al vento anni di analisi, a volte mi sovrasta.
Volevo essere sintetico, ma alla fine mi sono dilungato anche troppo.
Grazie mille dell'eventuale risposta.