Sara domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 12/10/2017

Torino

Apatia e sensazione di “non essere io”

Salve,
Mi chiamo Sara, ho 28 anni, un lavoro che mi stressa, ho perso hobby e passioni, non ho amicizie o non frequento nessuno, convivo e divido le spese con mia madre.
Vi scrivo perché so di aver bisogno di aiuto, ma non riesco a trovare la forza e il coraggio di contattare uno specialista, la sola idea di trovarmi faccia a faccia con qualcuno che possa “interpretarmi” e dovergli parlare mi spaventa.
Credo di essere sempre stata tendente alla depressione, sin da adolescente, ma adesso con l’età adulta e le responsabilità la situazione è peggiorata.
Sono completamente apatica, nulla mi dà gioia genuina, mi aggrappo a qualche cosa momentanea (sopratutto materiale) dal momento in cui l’ottengo nulla ha più senso.
La sola idea di alzarmi dal letto al mattino mi appesantisce, a volte infatti (quando lavoro al pomeriggio) preferisco tornare a dormire piuttosto che iniziare un’altra giornata.
Ho la sensazione di essere perduta, di non avere via di scampo, di essere in trappola.
Mi succede spesso di sentirmi come se stessi sognando o come se non fossi me stessa e mi guardassi dalla terza persona; è un concetto che fatico ad esprimere, ma è una sensazione che mi fa stare male e a volte dura talmente tanto che arrivo a chiedermi ossessivamente “ora sono tornata? Sono io? Sento?” perché questa sensazione non mi rende partecipe di nulla. Mi è successo anche in vacanza, ero in un posto meraviglioso che sapevo mi sarebbe piaciuto “da normale” ma non lo avvertivo e ne soffrivo.
Mi lamento costantemente del mio lavoro in quanto non faccio ciò che mi piace o comunque ciò che so fare, mi porta via 6 giorni lavorativi su 7, tutte le feste (Natale, Capodanno ecc) e mi stressa lavorare a contatto con il pubblico. Dò molte cause al lavoro ma in sostanza sono stata male anche prima, quindi il problema non è il lavoro ma sono io.
Non riesco ad assaporare gioia nelle piccole cose, ho sempre amato leggere eppure non mi dà gioia farlo. Nel tempo libero si riduce tutto a una domanda che mi pongo “cosa hai voglia di fare? Leggere? Guardare un film? Guardare la tv?” una semplice lista di opzioni al quale scelgo senza entusiasmo quella che meno mi pesa fare al momento. A volte non mi so rispondere perché tutto mi rende insoddisfatta, allora o torno a dormire o non faccio nulla sdraiata a letto.
Non esco mai di casa, vedo il mio ragazzo una volta a settimana ed è L’unico momento in cui posso uscire e con lui mi fa anche piacere, ma da sola più che fare un giro nel paese in cui vivo non potrei fare (non ho la macchina) e non ne trovo assolutamente il senso, meglio stare a letto finché non devo andare a lavorare.
Mi scivola tutto addosso, meno la rabbia, la malinconia e la tristezza, quelle le sento costantemente.
A volte mi capita di immaginarmi il mio suicidio (ed è assolutamente ipocrita visto che sono terrorizzata dalla morte), e mi rendo conto che ci penso non per concretizzarlo, ma solo perché mi sembrerebbe “una rivincita”, sarebbe il momento in cui le persone penserebbero di me che avevo bisogno di aiuto e che avrebbero potuto darmi retta, comportarsi bene con me perché me lo meritavo ecc ecc
Scusate per il messaggio così lungo e confusionario, avrei così tante cose da dire e sono tutte sparse nella mia mente.
Grazie in anticipo per aver letto e per le eventuali risposte.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Veronica Cascone Inserita il 14/10/2017 - 10:46

Salve Sara.
Lei dice di aver paura di rivolgersi ad uno specialista che possa "interpretarla"; quello che posso dirle è che il lavoro di uno psicologo o di uno psicoterapeuta è quello di aiutarla ad interpretarsi, leggere cosa c'è dietro la sua sofferenza per capirlo insieme, iniziare un percorso di crescita personale che la porterà sicuramente a vedere il futuro in maniera meno negativa. Lei attraversa una fase di passaggio dalla "giovinezza" dei 20 anni all'"adultità" dei 30, un momento peculiare per tutti. Proprio per questo deve risollevarsi e sicuramente rivolgersi ad uno specialista, senza il timore di sentirsi sotto esame; la terapia è una relazione non un tribunale o un processo.
Se non comprende il motivo per cui avverte derealizzazione, disorientamento e tristezza, non riuscirà ad analizzare bene le altre sfere della sua vita (emotiva, sociale, lavorativa....).
Le faccio i miei auguri, ha tutto il tempo e la volontà per cambiare la sua situazione attuale.

Dott.ssa Erica Tinelli Inserita il 13/10/2017 - 08:39

Salve Sara, il non provare piacere nello svolgimento delle varie attività è una caratteristica tipica delle persone che vivono in uno stato di sofferenza come il suo. Davanti ad un malessere così grande molte cose passano in secondo piano.
La sua rabbia a cosa è dovuta? Al fatto che gli altri non si comportano bene con lei?