Stefania domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 02/04/2017

Cosenza

Un'inetta totale

E' la prima volta che scrivo, spinta da una grande frustrazione generale. Ho 26 anni, e più volte ho cercato di farmi delle auto analisi per capire da dove deriva il mio "non riuscire a prendere concretamente delle decisioni" se non quando non ho alternative. Cercherà di essere breve...
Sin da piccola ho avuto problemi a socializzare: avevo 5/6 anni e ricordo che ero legatissima a mia sorella (che essendo maggiore di me di 3 anni, non sopportava l'idea di aver tra i piedi). Andavo ovunque andava lei... era lei che sceglieva le amicizie, e io le accettavo e se non mi ritrovavo con quella cerchia di persone conosciute, piangevo disperatamente. Iniziai a frequentare compagnie diverse in adolescenza: uscendo con una ragazza 2 anni più grande di me, che era esattamente il mio opposto.. scherzava e rideva con tutti, mentre io nelle uscite non parlavo mai con altri. Successivamente si fidanzò, litigammo per una sciocchezza e non ci parlammo per anni. Quello per me fù un evento traumatico.... fù come se avessi perso il "bastone" che sorreggeva la mia vita. Da quel momento, con qualsiasi amicizia iniziai a legare, volevo l'esclusiva e ho iniziato una sorta di gelosia. In quel periodo, ebbi anche a che fare con problemi alimentari che mi porto dietro tutt'ora: mi sfogo mangiando ogni volta che sono giù di morale.
Un altro problema che mi affligge e che si ripercuote molto oggi, è stata la scelta degli studi. Sono sempre stata brava a scuola, i miei e la mia famiglia, ma soprattutto io, avevo grandi aspettative. Alle medie sono uscita con ottimo, le insegnanti continuavano a dirigermi verso il liceo classico, ma io, non sapendo davvero cosa scegliere, ho optato per il professionale commerciale, scuola frequentata da mia sorella, e che io di per sè odiavo ancor prima di andarci! son certa che se mia sorella avesse scelto il liceo classico, avrei fatto il suo stesso percorso. Ancora oggi non mi spiego se è stato dovuto al non essere abbastanza matura e determinata, con le idee ben chiare, o se sia stato solo un voler seguire ancora una volta "per comodità" le scelte di mia sorella.
Fatto sta che da "mente eccelsa" quale ero, diventai svogliata nello studio e ne uscii con un misero 75. (consapevole che con il mio solito impegno avrei aspirato al 100 tranquillamente). Quest'altro evento mi segnò molto e mi fece capire di essere io la prima traditrice di me stessa. Non mi sono mai perdonata la scelta di non frequentare il classico, (se tornassi indietro lo sceglierei ad occhi chiusi). Ma la ciliegina sulla torta arrivò nel 2010 quando, impegnata da mesi con un ragazzo, venni a scoprire che mi tradiva niente me no che .... con mia sorella! la mia reazione inizialmente fù eclatante, ma non so come, il giorno dopo la scoperta mi calmai, e pensai che dal momento in cui non potevo più cambiare quello che era successo fra loro, li perdonai! anche perchè non riuscivo a vivere nè senza l'afeftto di mia sorella e nè senza quello del mio ormai ex. ( che è una storia che ancora oggi ricordo solo nel bene e paradossalmente non nel male). Da li, avvennero una serie di vicende spiacevoli... mia madre lo venne a sapere e mi proibì di vederlo. Io mi misi contro tutta la famiglia, ma alla fine mi lasciò nel 2011 e fino al 2014 fui trementamente ancora innamorata di lui. Passai anni a non voler uscire di casa, e a non voler frequentare nessuno.... avevo paura. Nell?ottobre 2014 conobbi il mio attuale ragazzo, persona meravigliosa che mi ha ridato il sorriso, ma ad oggi io non mi reputo soddisfatta in nulla nella mia vita. Non sono andata all'università...e vedo ragazze più piccole e che reputavo meno "in gamba" di me, che si realizzano, viaggiano, studiano all'estero. Io non riesco! non riesco andare neanche con la macchina in città per paura del traffico. Ho sempre timore del giudizio della gente e mi sento che non arriverò mai a nulla. Possibile che una come me, che era capacissima nello studio, oggi si ritrova a pensare di essere una rimbambita? possibile che so esattamente cosa fare per sentirmi meglio, ma tutto ciò che riesco in pratica a fare, è accettare le scelte che mi impongono gli altri e a sognare la mia vita da donna realizzata e in carriera? Perdonatemi lo sfogo troppo lungo.... ma pensavo che entrare un po nei dettagli forse serve per una risposta più esaustiva.
Sto troppo male con me stessa!

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Alessandro Di Domenico Inserita il 02/04/2017 - 22:26

Gentile Stefania, nel suo breve trascritto mi sembra di capire che Lei sin da piccola manifesta delle difficoltà che si sono intensificate a causa di diversi eventi ricchi di frustrazione come il litigio con la sua amica in età adolescenziale che Lei ha tentato di gestire attraverso condotte alimentari patologiche come le abbuffate. A ciò si aggiungono il pentimento di non aver scelto il Liceo Classico e il tradimento del Suo ex ragazzo con Sua sorella, persona su cui ha fatto sempre affidamento e mi sembra di vedere che anche qui si è sentita abbandonata e inadeguata come quando ha litigato con la Sua amica. Lei inoltre ha detto che non ha deciso di andare all’università ma mi sembra di vedere che prova una sorta di invidia (emozioni che tutti noi proviamo quando percepiamo una differenza di potere che ci fa sentire inferiori) per le persone che riteneva meno capaci Lei e si vergogna (emozione che proviamo quando l’immagine ideale che noi vorremmo mostrare a noi stessi e agli altri viene compromessa) anche per questo poiché Lei non si sente realizzata.
Tuttavia, ciò che è più rilevante a mio avviso è il perenne senso di inadeguatezza che Lei sembra sperimentare sin da piccola associato ad una forte importanza del giudizio che Lei ha di se stessa e degli altri. Anche questi fattori sono indice di una forte vergogna.
Mi sorgono qui delle domande “Lei non fa minimamente accenno ai suoi genitori, se non quando dice che dopo il tradimento di Sua sorella se li è messi contro. Dov’erano i suoi genitori quando ha bisogno d’aiuto ora e quando aveva bisogno d'aiuto da piccola? Si è sentita abbandonata anche da loro? I suoi genitori o le altre figure di supporto presenti nella sua famiglia d’origine l’hanno mai fatta sentire inadeguata?”
Inoltre Lei riferisce problematiche alimentari in età adolescenziale che si porta tutt’ora. Ha mai fatto terapie precedenti? Se non le ha mai fatte, cosa si è rotto in Lei per chiedere aiuto in questo momento?
Dunque l’incapacità di fare le cose da sola, la forte dipendenza dagli altri e il forte senso di inadeguatezza sono nuclei molto strutturati nella sua personalità. Mi preoccupano inoltre anche molto le sue condotte alimentari disfunzionali che Lei mette in atto quando non riesce a gestire alcune emozioni.
Alla luce di quanto detto, Le consiglio fortemente di chiedere aiuto ad uno psicologo.
Cordiali Saluti

Dr. Di Domenico Alessandro
Psicologo Psicoterapeuta
Specializzando in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
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