Greta domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 01/01/2017

Torino

Ansia, depressione, malessere

Buongiorno,
Sono consapevole della necessità di contattare uno specialista di persona, e immagino che sarà la risposta che otterrò; ma al momento ho un estremo bisogno di sfogarmi con qualcuno e non so in quale altro modo farlo.
Sono una ragazza di 24 anni. Soffro di alcuni disturbi da diversi anni, ma non mi sono mai decisa a richiedere un aiuto reale. Credo che ciò nasca in parte dal fatto di voler ammettere con i miei genitori di avere un problema reale. Mia sorella, di 5 anni più grande di me, ha sofferto e soffre attualmente di disturbi alimentari e disturbo ossessivo compulsivo, con episodi di depressione; questo è uno dei maggiori motivi per cui ho sempre evitato di parlare apertamente del mio problema. Non vorrei aggiungere ulteriori preoccupazioni ai miei genitori, già provati dalla malattia di mia sorella. Quindi ho sempre cercato di 'tenermi a galla da sola"; e in alcuni momenti ammetto di riuscirci. Non posso dire di stare bene da almeno 6 anni, ma nei momenti "buoni" il disagio è gestibile. Sono però alternati dai momenti come questo, in cui il disturbo pare prendere il sopravvento. Non so dire nemmeno io cosa provo con esattezza: in certi periodi sono preponderanti i pensieri ossessivi, in altri avverto solo un misto, tra tristezza ed apatia, sento un vuoto incolmabile. Ho frequenti pensieri suicidi da anni (i primi che ricordo risalgono a quando avevo 11/12 anni). Tale situazione mentale di disagio si traduce anche in comportamenti "sbagliati": in alcuni periodi ho consumato droghe, ho un rapporto problematico con il cibo (attualmente ho ricominciato a mangiare in maniera regolare, ma negli ultimi due anni sono arrivata a pesare circa 36/37 kg per 155), più frequentemente di quanto vorrei ammettere mi capita di avere rapporti sessuali occasionali, (solo negli ultimi mesi, in passato ho avuto una relazione seria duratura, ma non particolarmente felice) mi rendo conto che ricerco questo tipo di relazioni in maniera insana, nei momenti di maggiore sconforto, nella speranza di colmare un vuoto.. ovviamente senza risultati.
Non so quale disturbo potrei avere, so che c'è qualcosa che non funziona in me; ma sono così tanti i sintomi che si alterna negli anni. Mi sono capitati anche alcuni episodi di derealizzazione e depersonalizzazione più o meno forti, soffro di una forte ansia nelle situazioni sociali, mi rendo conto di avere la necessità di piacere sempre agli altri, e quando riesco nel mio intento perdo interesse nei confronti della persona "conquistata", mentre divento "ossessionata" da chi mi rifiuta. Sono solo alcuni degli aspetti con cui convivo da una vita. Sono molto confusa, a volte fatico a capire dove sia la mia personalità in mezzo a questo caos.
Mi scuso per la prolissità e per lo sfogo inadatto ad un sito. Ringrazio chiunque vorrà rispondermi.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Inserita il 02/01/2017 - 18:56

Cara Greta,
la sua , si chiama sofferenza, sofferenza psichica. Etichettare i suoi disturbi, non avrebbe molto senso , soprattutto in questa sede, ma , in linea generale, anche nello studio di uno psicoterapeuta , poichè il rischio è quello di vedere la Sua persona svanire dietro una diagnosi , che alla fine riporterebbe solo al punto di partenza, ossia , al livello e al grado della sua sofferenza, che come lei stessa dichiara , è molto alto. E, dietro un grado alto di dolore , ci possono stare benissimo tutti i sintomi che lei descrive e forse anche qualcuno in più. Questo stato depressivo -ansioso, non può essere nato dal nulla o quantomeno, prima di accettare questa ipotesi , sarebbe necessario conoscerla meglio , interloquire con lei, conoscere la sua storia, analizzare i rapporti più importanti che ha avuto , le vicende , i traumi, il suo mondo insomma , esteriore ed interiore. Molte persone , hanno timore dello psicoterapeuta , perchè pensano che egli , potrebbe indurli a mettere in discussione rapporti affettivi importanti, come quelli coi genitori, andando magari a riscontrare la causa di un problema ad esempio nell'inefficacia delle cure materne o paterne e questo talvolta è vero, ma ciò non significa, necessariamente, alterare degli equilibri ; inoltre i rapporti tra persone, e così anche tra figli e genitori, nascono da una bidirezionalità di messaggi e un problema potrebbe derivare benissimo da come è stato filtrato dal bambino un certo messaggio e non necessariamente da una forma d'incuria del genitore. Se mi attardo , nello spiegarle queste cose , è perchè mi è parso che lei sia molto preoccupata per i suoi e che non voglia loro nuocere in nessun modo. Le posso invece assicurare che in genere , quando una persona entra in terapia e consegue dei buoni risultati , anche tutto l'insieme famiglia ne risente positivamente.

Cordialmente
Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
Parma