Alice  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Perugia

Forte ipocondria

Salve a tutti, sono una ragazza di 22 anni che ha sempre sofferto di forti ansie e paranoie. Due anni fa sono stata in un percorso di psicoterapia per trattare pensieri intrusivi di natura violenta che erano scaturiti dopo un periodo di particolare stress universitario. Questi sono migliorati in una certa misura, ma continuo ad accusare il ritorno di pensieri ossessivi e morbosi riguardanti la mia salute: è iniziato tutto con la paura terrorizzante di contrarre il Covid e attaccarlo a tutta la mia famiglia (specialmente ai miei nonni, entrambi malati), per poi passare alle più svariate patologie mortali e degenerative (ultimamente sono terrorizzata dalla SLA). Questi pensieri fissi sono invalidanti, mi sembra di vivere costantemente nella paura che accada qualcosa di orribile e che non posso prevedere, fino anche a causarmi ripercussioni fisiche (prima mal di testa, poi petto pesante e fatica a respirare, vampate di calore, dolori muscolari e ora addirittura fascicolazioni). Sono nuovamente andata dal mio vecchio psichiatra/ psicoterapeuta che, però, pensa io riesca a risolvere questo disturbo soltanto con la terapia cognitivo-comportamentale, senza l’aiuto di farmaci di supporto. Sebbene gli creda, non posso fare a meno di pensare che i miei comportamenti rasentino il DOC. Si esce da questa situazione?

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Bennati Inserita il 24/04/2023 - 09:07

Cara Alice,
vivere con pensieri intrusivi costanti è estremamente invalidante. La sua paura di non farcela ad uscire dalla situazione che sta vivendo è comprensibile. Il mio suggerimento è quello di continuare a fidarsi del suo terapeuta, la terapia cognitivo comportamentale dà risultati efficaci. La durata della terapia varia in base alla storia e alle risorse della persona, oltre alla difficoltà presentata. Continui ad aver fiducia nella terapia che sta svolgendo. Confrontarsi con il suo terapeuta proprio su questa paura di non uscire dalla situazione potrebbe aiutare la terapia stessa.
Un caro saluto,
Dr.ssa Valentina Bennati

Dott. Mario D'andreta Inserita il 05/05/2023 - 12:00

Gentile Alice,
i sintomi di cui parla – cosi come del resto tutti i sintomi – non sono mai il problema in sé, ma rimandano ad un problema che si attraversa nel momento della propria vita in cui essi compaiono. Essi hanno una funzione di segnale – come una spia di allarme generico sul cruscotto della propria auto – che richiama ad intervenire per cambiare qualcosa nella propria vita che non va più per il verso giusto e sta bloccando il proprio percorso di sviluppo esistenziale. Si tratta quindi di capire il senso di tali segnali, in questo caso i pensieri intrusivi e impaurenti di cui ha scritto. Questo significato non si muove però su un piano razionale, cognitivo, quanto su un piano emozionale, affettivo, inconscio. E peraltro si presenta in forma, potremmo dire cosi, criptata, non esplicita, cosi come accade per il significato dei sogni, che va ricercato non nella loro natura manifesta, quanto in quella latente, ossia nei significati emozionali emergenti dall’intreccio dei significati delle singole immagini del sogno. Per i sogni questa decodifica del significato inconscio avviene – in una prospettiva di tipo psicoanalitico – secondo uno specifico percorso metodologico volto a decostruire il significato apparente della sequenza logica del sogno, per ricostruirne il significato soggettivo inconscio - cioè sul piano delle emozioni – attraverso l’analisi dei vissuti soggettivi connessi alle singole immagini del sogno ed alle loro interazioni. Lo stesso processo di decodifica inconscia/emozionale si può mettere in atto per comprendere il significato dei propri sintomi, in modo da prendere coscienza delle difficoltà che si stanno attraversando nella propria vita in quel momento – difficoltà evocate simbolicamente sul piano corporeo dai sintomi – e cercare cosi di individuare possibili soluzioni a questo problema cercando dei possibili cambiamenti da mettere in atto sul piano sia dei vissuti emotivi con cui si dà senso agli eventi della propria vita, che sul piano delle condizioni oggettive di vita in cui ci si trova a vivere. In questo modo il problema segnalato/evocato dai sintomi diventa un’importante occasione di sviluppo e rilancio della propria vita.