sophia  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 05/01/2021

Roma

Interruzione di psicofarmaci

Salve, vorrei avere un consulto riguardo la mia situazione.
Io soffro di ansia e angoscia da quattro anni... Il sintomo più frequente è confusione mentale che mi destabilizza del tutto.
Quattro anni fa, in seguito ad un periodo di forte ansia da cui non riuscivo ad uscire mi furono prescritti Cipralex e Xanax da una psichiatra... Che però non ho più visto in quanto lei situa in Sicilia ed io a Roma... Negli anni li ho presi e sicuramente mi hanno aiutata a tenerla sotto controllo.
Anche se a momenti avevo comunque delle ricadute... Ho fatto di rado psicoterapia ma mai un percorso continuo per mancanza di denaro...
Prendevo 10 gocce di Xanax al mattino e 10 la sera e 12 gocce di cipralex la mattina.
Ho provato ad interromperli definitivamente lo scorso anno, dato che non sentivo il bisogno di prenderli e molto spesso lo dimenticavo.
ma dopo 3 mesi dalla sospensione ho avuto una ricaduta, per evitare di ritornare a passare il periodo di ansia sono tornata a riprenerli.
Quest'anno è successa la stessa cosa, dopo qualche mese ho iniziato a dimenticare di prenderli, non faceva una cura assidua quindi a Settembre ho deciso nuovamente di sospenderli dato che mi sentivo bene.
Ieri mi è tornato un attacco di panico dopo 4 anni che inevitabilemtne mi ha riportato da quakche giorni a rivivere forte angoscia e forte confusione mentale, come se non riconoscessi ciò che mi circonda.
Non so se è paura della paura, o effettivamente sintomi da interruzione di psicofarmaci.
Se fosse così, quanto durano i sintomi da sospensione?
Dovrei tornare a riprenderli per poi scalarli pian piano?
Io ero felice di averli interrotti, vorrei non prenderli più ma non voglio nemmeno riprovare quel senso di depressione e panico...
Attendo vostre, grazie mille!

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Marco Ponta Inserita il 05/01/2021 - 17:20

Napoli
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Salve Sophia,

domande relative all'interrompere o meno la propria terapia farmacologica andrebbero preferibilmente poste al proprio psichiatria, o, nel caso in cui non fosse possibile rivederlo come nel caso da lei descritto, consultare un nuovo psichiatra che possa occuparsi di seguire gli aspetti relativi alla terapia farmacologica. Tuttavia, come ha sperimentato per sé stessa, la terapia farmacologica da sola non può pretendere di curare, bensì aiuta ad alleviare i sintomi avvertiti. Che cosa significa questa considerazione? Significa che affidarci solo al farmaco non sempre aiuta a superare la situazione di disagio che avvertiamo, motivo per cui potrebbe essere utile approfondire, tramite psicoterapia, ciò che il corpo attraverso i sintomi ha provato ad esprimere, dando voce a significati più profondi cui evidentemente non abbiamo accesso facilmente.
Il ritorno dei sintomi potrebbe richiedere ulteriore approfondimento e magari potrebbe essere questo il momento migliore per intraprendere un percorso di cura di sé stessi.

Spero di esserle stato utile,
a presto,

Dott. Marco Ponta

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 05/01/2021 - 18:43

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Sophia,
da ciò che narra, mi pare di capire che lei sia in difficoltà nel prendersi cura di Sophia in modo costante ("non facevo una cura assidua" e "ho fatto di rado psicoterapia ma mai un percorso continuo"), quindi la prima cosa da fare per gestire la sua sensazione di "confusione" che la "destabilizza del tutto" è porsi questa domanda: oggi io desidero occuparmi di Sophia in modo costante e continuativo affidandomi ad uno psichiatra che possa seguire l'area farmacologica (valutare se prescriverli nuovamente o no) e ad uno psicoterapeuta che mi aiuti a comprendere i motivi sottesi al mio maessere in modo da gestirlo autonomamente?
Infatti, la modalità di gestione degli psicofarmaci e dei sintomi che ha descritto, mi induce ad ipotizzare una sua difficoltà ad affrontare in modo radicale e definitivo il suo malessere, una sorta di ambivalenza nei confronti della sua "ansia" che di per sè acuisce i sintomi stessi, poichè sono stati trattati in modo discontinuo.
Questa discontinuità induce instabilità e quindi "angoscia".
Non avendo altre info su di lei (età anagrafica, stile di vita, occupazione lavorativa ecc) è difficile spingermi oltre nell'analisi della sua domanda.
Ad ogni modo, le auguro di risolvere la sua situazione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).