Noemi  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 04/02/2020

Salerno

Una situazione ingestibile

Mi chiamo Noemi e per spiegare il motivo della mia domanda devo fare un minimo di background familiare. Sorella maggiore di due fratelli 24 e 20 anni, da sempre ho combattuto con una famiglia instabile formata da padre violento e madre succube. Alla fine, diventata adulta e con la possibilità di poter gestire i problemi familiari ho preso le redini in mano della famiglia e mia madre, messa finalmente davanti all'evidenza, ha lasciato mio padre. Tutto ciò per dire che abbiamo tutti dei problemi in famiglia, ma quello più grave é mio fratello di 20. Le abbiamo provate di tutte i colori, due psicologi, una clinica neurologica con psichiatra e stimolazioni vari, parlare con lui e cercare di aprire dialoghi per spronarlo alla vita, niente. È depresso, chiuso, testardo, isolato dal mondo, non lavora e dice che ha paura delle persone, però se riusciamo a farlo uscire dalla stanza fino ad un luogo pubblico, con uno della famiglia, gli sta bene. È introverso, ha scatti di ira e, ultimamente, sta peggiorando, non si lascia più avvicinare. La situazione é diventata assurda, se aggiungiamo soprattutto il fatto che, stando a quello che dice, si fa dell'autolesionismo, ma con tutta la fiducia che voglio riporre in lui sono anche consapevole che è molto bugiardo.
Io ho 26 anni, ho sempre cercato di aiutare tutta la mia famiglia, ma voglio farmi una vita e vivendo fuori casa non so più cos'altro fare per mia madre, la quale ha mio fratello così in casa che non si lava, mangia male, odia tutti e non ascolta più nessuno.
Avevo egoisticamente pensato ad una clinica, un luogo in cui possa rinascere e trovare sé stesso lavorando sulla sua forza di spirito, ma alla fine mi trovo qui a chiedere consigli.
Per favore e, in caso di risposta, grazie.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 05/02/2020 - 10:28

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
|

Buongiorno Noemi,
Da ciò che narra, mi pare di capire che la vostra famiglia necessiti di un intervento/terapia familiare, all'interno del quale coinvolgere suo padre.
Comprendo che sia stato necessario allontanare suo padre perché "violento", ma se desidera aiutare suo fratello è necessario proporre la vicinanza del padre, predisponendo, ovviamente, un trattamento che aiuti suo padre a porsi come genitore adeguato e rassicurante.
Consideri infatti, che il figlio maschio tende naturalmente a ricercare una figura di riferimento/identificazione con il padre, quindi è essenziale che il padre sia supportato ad esserlo, qualora non ci riesca, come nel caso di suo padre.
La famiglia, in generale, è infatti un sistema all'interno del quale ogni membro svolge una specifica funzione, quindi quando uno di essi viene a mancare (come nel caso di suo padre), l'intero sistema ne soffre.
E uno dei membri si fa carico di manifestare il disagio utilizzando, ad esempio, dei sintomi, come ha avuto modo di osservare in suo fratello.
Spero, in ogni caso, che riusciate a risolvere la situazione e che lei possa prendersi cura anche di Noemi e "farsi una sua vita".
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott. Enzo Battaglino Inserita il 04/02/2020 - 18:35

Buonasera Noemi, dal suo racconto emerge una situazione nella quale suo fratello sembra colui che, tra i figli, abbia pagato il 'prezzo' più alto rispetto all'instabilità violenta nella quale siete cresciuti. Come se rappresentasse col proprio malessere un dolore che vi ha accomunati negli anni e dal quale non riuscisse ad affrancarsi. Da quanto tempo è emersa questa sua sofferenza? Nel corso dei tentativi di cura fatti, siete stati coinvolti? In che modo? E come mai secondo lei, ma soprattutto secondo lui nulla ha sortito un effetto? Inoltre, indagherei le ragioni del recente peggioramento: sta cambiando qualcosa per cui secondo lei suo fratello sente il bisogno, chissà quanto consapevole (visto il suo accenno al non credere del tutto all'autolesionismo), di rincarare la dose? Venendo a lei, mi soffermerei sulla sua ipotesi di una clinica, che lei legge in termini egoistici: mi pare più che legittimo che lei si voglia fare una vita! Solo, temo che dovrebbe lavorare sull'aspettativa che un luogo, in un tempo delimitato, per quanto sano e benefico possa permettere a suo fratello di 'rinascere' attingendo alla propria forza. Credo serva un percorso, nel quale la famiglia debba e possa essere coinvolta. Suo fratello, da ciò che scrive, sembra sempre meno motivato a farsi aiutare (e in questo senso ci sta il pensare ad una realtà altra a cui affidarsi). E lei è sempre più preoccupata, giustamente, per lui e per vostra madre. Il terzo fratello in che posizione si colloca? Per concludere: secondo me, andrebbe pensato un intervento che si muova su più livelli, dal supporto alla mamma ed a voi al lavoro (psichiatrico? psicologico? educativo?) con suo fratello. Magari rivolgendovi ad un centro di salute pubblico, se non l'avete già fatto, dove sono presenti più professionisti che possono lavorare in squadra. Oppure, rivolgendovi ad un centro privato, purchè appunto dotato di più professionalità. Il medico di base può essere prezioso per aiutarvi a capire cosa offra il suo territorio.