Gio  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 16/10/2019

Caltanissetta

Cos’ho che non va?

Salve
Sono una ragazza di 24 anni con un passato sicuramente non facile ma rispetto ad altre persone mi reputo decisamente fortunata, ho vissuto il divorzio dei miei genitori all’età di 12/13 anni circa, dopodiché il rapporto con mio padre è stato burrascoso, a tratti insostenibile e proprio per questo alla fine si è interrotto drasticamente.
Aldilà di questo, ho sempre avuto il supporto e la costante presenza di mia madre, la quale mi è sempre stata accanto e mi ha sempre ascoltata.. ha saputo darmi sempre amore e sostegno, e per questo le sono infinitamente grata e proprio per questo mi sento in colpa nel non riuscire a superare questo momento “buio”.
All’età di 19 anni mi sono trasferita per iniziare l’università parecchio lontano da casa, ho cambiato corso di laurea 2 volte e alla fine ho deciso di tornare e di proseguire gli studi più vicina a casa perché la lontananza iniziava a pesarmi troppo.
Come si può ben capire dal fatto che ho cambiato più volte corso di laurea, il mio percorso è stato tutt’altro che semplice.
Forse perché in fondo non ho mai saputo davvero cosa volessi fare, in cosa ero brava davvero... tutti stanno lì a rincorrere un sogno del tipo “voglio fare il medico” “farò il magistrato” “farò la psicologa” “farò la maestra”.. e poi ci sono io, che non ho la più pallida idea di chi voglio essere.
Insomma torno in Sicilia, mi iscrivo all’università e nel frattempo intraprendo anche un’altra strada, ovvero l’accademia di moda che è sempre stata una mia grande passione.. quindi adesso (da una settimana) mi divido tra lezioni universitarie e lezioni (3 volte la settimana) in Accademia..
Premetto che all’età di 18 anni circa ho avuto un paio di episodi di attacchi di panico, che grazie a mia madre (che da giovane ne ha sofferto) sono riuscita a superare guardandoli appunto con scetticismo, cioè capivo che in sè per sè l’attacco non era altro che la paura dell’attacco e così li ho sconfitti..
Il problema adesso è un altro, avendo sperimentato la sensazione durante appunto gli attacchi di “perdita del controllo” questa sensazione è tornata da un po’ a darmi il tormento.. so di essere una persona ansiosa ma ultimamente è come se vivessi sempre in uno stato di angoscia, pensando sempre in negativo, pensando sempre che non importa cosa faccio tanto sono “difettosa” si è rotto qualcosa in me e mai si aggiusterà, tutti stanno bene o comunque meglio di me mentre io sono destinata a stare male in eterno..
Ho letto diagnosi e forum online, sbagliando, lo so, ma mi sono convinta di avere una forma di depressione, anche se non mi trascuro affatto, e non direi che ho perso interesse nella vita.. più che altro mi sento come se avessi la costante sensazione di non essere adatta a vivere.. mi capita di pensare che perderò il controllo di me, che arriverò a commettere qualche sciocchezza, non posso guardare un film dove qualcuno si toglie la vita perché mi sale l’angoscia e sto male per tutto il giorno..
Ho letto di diagnosi come “psicosi” “depressione” “depressione ansiosa” e tutto questo mi ha fatto solo stare peggio perché ho il terrore di cadere in un vortice dal quale non potrò mai uscire.
Ad esempio adesso che ho iniziato università e Accademia ( anche se da pochissimi giorni) non so pensavo che sarei stata meglio e invece l’ansia e l’angoscia sono ancora presenti e questo mi fa dire “ecco, sono un caso disperato, non starò mai bene”.
Io amo mia madre alla follia, ho un fidanzato al quale sono tanto legata, in amicizia sono stata sempre sfortunata e ho preso grandi batoste, ma comunque non sono una persona chiusa.. parlo con mia madre di questi malesseri e lei, avendo sofferto di ansia/depressione, ed essendo guarita con l’aiuto di un terapeuta, mi dice che io sono molto più forte di lei e che posso superare tutto, che lei all’epoca era da sola mentre io ho lei, dice che passerà.. e io mi dispero perché vorrei solo farla stare serena ed essere anch’io serena. Ma mi sembra di non farcela. È come se vivessi col terrore di impazzire da un momento all’altro, anzi come se fossi già malata. Vorrei eliminare questi pensieri e queste sensazioni della mia testa ma non ci riesco.. penso che cosa mi manca? Ho una madre che mi ama, un fidanzato che mi ama, nonostante il fallimento universitario (che mi ha parecchio fatto male) sto riprendendo in mano la situazione.. allora cosa manca? Cos’ho che non va?
Proprio perché non mi manca nulla penso di non essere normale.
Sicuramente mi pesa il fatto di avere 25 anni e di non aver ancora trovato il mio obiettivo, il mio “sogno nel cassetto” da rincorrere.. specialmente adesso che sono all’inizio di questi due percorsi, vedo tutti ragazzi che si sono appena diplomati e che hanno un sacco di aspettative e buoni propositi, io invece mi sento troppo grande, mi sento in ritardo e soprattutto non mi sento abbastanza forte da superare tutto.
Un’altra cosa che mi capita è la sensazione di “distacco”, ma più che una sensazione è un pensiero che ho io, la convinzione di essere diversa, troppo sensibile e per questo inguaribile, e quando ci penso mi viene un senso di oppressione al petto che mi fa stare male.
Ripeto, queste sensazioni non influiscono sulla mia Vita in maniera tangibile, cioè io guido da sola la macchina, prendo il treno, l’aereo, mi sposto, viaggio da sola; mi lavo, mi trucco sempre allo stesso modo e con la stessa frequenza di prima.. mangio e dormo regolarmente.
È semplicemente come se avessi un velo davanti, e devo ammettere che da quando ho
Letto le diagnosi online queste sensazioni sono peggiorate.
Confessando una cosa che mi vergogno anche a dire, una volta mi sono trovata a guardare un film su Virginia Woolf dove si raccontava del suo suicidio e non ho dormito per due notti, tuttora mi capita di pensarci e di dire “E se avessi qualche disturbo come il suo? E se anch’io arrivassi a stancarmi di vivere così con questi pensieri e presa da una psicosi mi togliessi la vita?” ..mentre scrivo queste cose mi sento una perfetta imbecille. Non accetto che una persona come me possa farsi schiacciare da questi pensieri. Ho l’esempio di mia madre che ha superato tutto e sta bene, perché io devo convincermi che per me invece non ci sia scampo? Cos’ho che non va?

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Alessandra Melli Inserita il 16/10/2019 - 23:47

Mestrino
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Salve, premesso che, dal mio punto di vista , un' ipotesi diagnostica non possa essere formulata se non a seguito di un accurato Assessment che preveda test psicodiagnostici e colloqui clinici di approfondimento, da quanto lei riporta emerge uno stato di attivazione, di vulnerabilità che presenterebbe un fattore predisponente dato dalla familiarità per disturbo di panico da parte di madre ed in merito sostiene:” Grazie a mia madre (che da giovane ne ha sofferto) sono riuscita a superare guardandoli appunto con scetticismo, cioè capivo che in sè per sè l’attacco non era altro che la paura dell’attacco e così li ho sconfitti”.
La sensazione durante gli attacchi di “perdita del controllo” sembrerebbe indurla tutt'ora al monitoraggio del pericolo, coerentemente a quanto sostiene:
“ Ho letto diagnosi e forum online, sbagliando, lo so” .
Ed inoltre: “Ho letto diagnosi e forum online, sbagliando, lo so, ma mi sono convinta di avere una forma di depressione”.
Il monitoraggio della minaccia sembrerebbe continuare ad essere un fattore di mantenimento dello stato di allarme: ad una preoccupazione, si aggiunge una preoccupazione su quella stessa preoccupazione che potenzia lo stato di allerta creando un circolo vizioso, coerentemente a quanto lei stessa sostiene:
“devo ammettere che da quando ho Letto le diagnosi online queste sensazioni sono peggiorate”.
Il mio suggerimento è certamente quello di affidarsi ad un professionista per intraprendere un percorso psicoterapeutico preferibilmente di orientamento cognitivo comportamentale, con un terapeuta della sua zona di residenza.
Come correttamente scrive: “Ha l'esempio di sua madre... parlo con mia madre di questi malesseri e lei, avendo sofferto di ansia/depressione, ed essendo guarita con l’aiuto di un terapeuta “.

Cordialmente

dottoressa Alessandra Melli