L'omofobia

Pubblicato il 4 novembre, 2013  / Sesso e Amore
L'omofobia

 

A livello storico e religioso dal ? secolo d.C. ai giorni nostri la discriminazione verso gli omosessuali è sempre stata una caratteristica di tutte le epoche e società. Il potere, appropriandosi della facoltà di decidere riguardo alla normalità o alla naturalità di un modo di essere, ha prodotto atroci discriminazioni attraverso massacri, roghi, genocidi e persecuzioni. Con il passare del tempo le persone omosessuali hanno lottato sempre più per far accettare la loro diversità. Attualmente nel nostro Paese non sono previste né punizioni, né condanne per gli omosessuali, ma non è dappertutto così, infatti l’omosessualità è ancora illegale in diversi paesi del mondo: Cina, Sierra Leone, Algeria, Argentina ecc. Indubbiamente, anche se oggi l’omosessualità viene punita esclusivamente in alcuni paesi, non si può negare che al di fuori di essi ancora esistano manifestazioni di omofobia sociale. Il nostro tempo presenta una caratterista alquanto paradossale: da una parte si ha un’ormai immodificabile presenza gay e lesbica, sancita socialmente dalla promulgazione, in un numero crescente di paesi, di leggi che tutelano la coppia omosessuale (PACS, matrimonio ecc.); dall’altra si ha un ritorno (in ambito politico conservatore e religioso) di atteggiamenti omofobici persecutori e patologizzanti.

L'omofobiaL’atteggiamento di discriminazione verso gli omosessuali è stato presente anche nella psicoanalisi, in cui veniva considerata una patologia, solo dalla metà degli anni ’90 ha iniziato a prendere consistenza una lettura non gravata dal pregiudizio. Solo nel 1987 venne rimossa dal DSM ??? la categoria diagnostica di omosessualità egodistonica (il soggetto è incapace di accettare/riconoscere il proprio orientamento e desidererebbe essere uguale alla maggioranza), in precedenza, nel 1973, era stata derubricata soltanto l’omosessualità egosintonica (il soggetto riconosce la propria omosessualità e non vive conflitti derivanti dalla sua condizione). Da quel momento la psicoanalisi cominciò ad esprimersi a favore di essa. Nel 2000 l’American Psychiatric Association (APA) riconosce alle unioni civili tra persone dello stesso sesso diritti legali, vantaggi e le responsabilità che ne derivano. Inoltre, nel documento prodotto dall’APA nel 2000, “Position statement on therapies focused on attempts to change sexual orientation-reparative or conversion therapies”, si disconosce qualunque trattamento psichiatrico basato sull’assunto che l’omosessualità sia un disturbo mentale e mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale. Data l’assenza di risultati scientifici rigorosi sulle terapie riparative i dati di una letteratura essenzialmente anedottica impongono di attenersi al vecchio adagio medico ‘primum non nocere’.

Tuttavia, la posizione degli omosessuali nella società comunque una posizione caratterizzata da un forte disagio per l’esperienza di sentirsi giudicati diversi. Questa considerazione deriva dall’orientamento culturale nella società, in questa l’eterosessualità è percepita come la normalità generando così la persistente sensazione di essere “sbagliati/e”. Tutto ciò lo si può vedere nella scuola e negli ambienti di lavoro, istituzioni apparentemente “asessuate” in cui la sessualità e l’orientamento sessuale non dovrebbero avere una ragione per essere messi a fuoco, ma in cui la sessualità eterosessuale è fortemente presente nei modi in cui sono agiti i ruoli di genere, le interazioni quotidiane e le pratiche istituzionali. In questi contesti le persone omosessuali si sentono spesso costrette a decidere se rendere o meno conosciuto il proprio orientamento sessuale e più in generale si sentono vulnerabili al giudizio di pari o di superiori. Sono soprattutto due gli ambiti istituzionali maggiori responsabili delle forme di discriminazione e stigmatizazione eterosessiste più gravi, lo Stato e la Chiesa cattolica. Sono infatti le norme dello Stato, che riguardano anche le scelte apparentemente più personali e intime (vivere come coppia, avere un figlio), a marcare fortemente la diversità omosessuale come una diversità non meritevole di legittimazione. Anche alla Chiesa cattolica sono attribuiti comportamenti discriminatori, in particolare si tratta di giudizi morali sui singoli e sui loro atti che toccano profondamente data l’autorevolezza del magistero della Chiesa nella socializzazione dei credenti, nell’informare il senso comune su ciò che è bene e giusto.

In conclusione, nonostante sia ancora lontana una completa accettazione dell’omosessualità da parte della società, giorno per giorno sta maturando un punto di vista per il quale anche l’omosessualità è normale. Si fa sempre più insostenibile la pretesa delle argomentazioni di chi vuol continuare a definirla come un disordine morale, prima o poi si dovrà riconoscere che la vera malattia non è l'omosessualità, ma l'omofobia.