L'omofobia: pregiudizi e stereotipi nei confronti delle persone omosessuali

Pubblicato il 8 novembre, 2013  / Sesso e Amore
L'omofobia


Gli stereotipi sono un’immagine mentale semplificata al massimo, riguardante una categoria di persone o un evento, che viene condivisa nei suoi tratti essenziali da grandi masse di persone.

Gli stereotipi si accompagnano comunemente al pregiudizio, cioè ad una predisposizione favorevole o sfavorevole verso tutti i membri della categoria in questione.

(O.Stallybrass “Fontana Dictionary of Modern Thought”, 1977)

Un ostacolo al coming out: l’omofobia

Il termine “omofobia” è stato coniato nel 1972, con questo ci si riferisce ai pregiudizi e alle discriminazioni che una persona gay e lesbica si trova ogni giorno a dover affrontare all’interno della propria famiglia, nella vita sociale, nell’ambito lavorativo e scolastico.

Questa espressione è nata per indicare la paura irrazionale, l’odio, l’intolleranza della società eterosessista nei confronti di uomini e donne omosessuali; il suo significato si è poi esteso sino ad includere anche aspetti socioculturali, intendendo l’omofobia come “un sistema di credenze e stereotipi che mantiene giustificabile e plausibile la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale”.

Le manifestazioni di omofobia sono molteplici e trovano posto in tre principali atteggiamenti: il pregiudizio individuale, la discriminazione istituzionalizzata e l’omofobia interiorizzata.

  • L'omofobia: pregiudizi e stereotipi nei confronti delle persone omosessuali e loro conseguenzeIl pregiudizio individuale si basa su alcuni presupposti, quali la mancanza di contatti con la comunità omosessuale per cui ci si ancora a stereotipi e luoghi comuni, le credenze personali, la conformità alle norme sociali dominanti le quali discreditano e deridono gli omosessuali, infine vi è la negazione del diverso.
  • La discriminazione istituzionalizzata indica la discriminazione presente nelle nostre istituzioni come la scuola, la televisione, la famiglia, ecc..
    Non consiste nella volontaria intenzione discriminatoria, ma nella convinzione scontata ed erroneamente ovvia che tutti siano eterosessuali.
  • Con omofobia interiorizzata si intende l’accettazione passiva di atteggiamenti omofobici e di pregiudizi che diventano una sorta di oppressione interiore, un continuo sottolineare la propria diversità alla persona gay o lesbica.



Effetti della visibilità in famiglia

Il passo successivo al coming out è quello della “disclosure”, cioè della vera e propria comunicazione esplicita delle proprie preferenze sessuali ai propri famigliari, ai propri amici e a chi in genere fa parte del contesto di vita del/la giovane gay o lesbica. E’ infatti certo che più l’individuo acquisisce consapevolezza del suo orientamento sessuale e lo integra nell’immagine di sé, più sente l’esigenza di comunicarlo agli altri .

Rivelarsi non è affatto semplice, è un processo che dura tutta la vita poiché la decisione di rivelare la propria omosessualità avviene quotidianamente nei confronti di certe persone e/o in certi ambiti come quello lavorativo oltre a quello familiare.

Essere accettati dai propri genitori è uno dei bisogni primari di ogni individuo e, come ogni altra persona, gay e lesbiche hanno bisogno dello stesso tipo di legame forte con la propria famiglia d’origine, anzi, nel loro caso, un appoggio incondizionato e sincero è fondamentale per affrontare le difficoltà provenienti dal pregiudizio altrui e dall’omofobia.

Le reazioni sembrano variare in relazione a ciascuna particolare cultura familiare; infatti, tutte le varianti, dal sostegno incondizionato al totale rifiuto, si ritrovano in ogni ceto sociale e in ogni gruppo etnico.


La risposta dei genitori

L'omofobia: pregiudizi e stereotipi nei confronti delle persone omosessuali e loro conseguenzeUna fase tanto importante quanto traumatica ha luogo quando i genitori reagiscono in modo deciso e progettano la "cura" dell'omosessualità, pensando di risolvere la crisi tramite azioni riparatorie. Uno dei casi più comuni è l'invio del figlio o della figlia da uno psicologo o psichiatra, con l'obbiettivo di cambiarne l'orientamento sessuale.

Più spesso le azioni riparatorie prendono la forma di una continua presentazione al figlio/a di eventuali partner del sesso opposto: la possibilità di una relazione eterosessuale è interpretata come una risoluzione della "fase omosessuale".

Un elemento importante nella risoluzione della crisi esistenziale a livello familiare è il fattore tempo: più questo passa e più la relazione tra i membri familiari migliora qualitativamente. Il passaggio verso l'accettazione passa attraverso l'espressione dei sentimenti, spesso dolorosi sia per il figlio/a che per i genitori, carichi d'aggressività e risentimento. La maggior parte dei genitori dopo aver espresso i sentimenti di sofferenza, rabbia e colpa comincia a raccogliere suggerimenti e a trovare risposte appropriate ai mille interrogativi che sopraggiungono.

Per un figlio o una figlia, avere un ambiente familiare che lo comprende è un diritto e una condizione necessaria per una buona crescita personale. Se la sicurezza di essere omosessuale e una prima precaria accettazione di sé sono traguardi raggiunti con difficoltà, il rifiuto dei genitori può far crollare l'autostima del giovane e portarlo a giudicarsi un peso o una difficoltà per la propria famiglia, sentimenti che possono favorire pensieri molto negativi ed estremi, come quelli autolesivi.