La famiglia, un tesoro e un tranello

Pubblicato il 17 novembre, 2019  / Psicologia e dintorni
famiglia

Jodorowsky nel suo libro “ Metagenealogia” dipinge la famiglia come luogo nel quale all’individuo vengono offerti “ tesori”.

Il singolo appaga il suo bisogno di appartenenza, bisogno fondamentale così come ci insegna Maslow. Dato che senza radici non si vola, è determinante che si appartenga ad un gruppo, ad una genia.

Quella famiglia traccia le nostre caratteristiche, le nostre certezze, ci fa sentire difesi.
Quella famiglia ci offre un compito, di farla rivivere nei nostri figli, di trasmettere i suoi messaggi, ciò che per lei è giusto e ciò che è sbagliato.
Quella famiglia per non scomparire ci chiede di essere raccontata e tramandata perché nessuno sia dimenticato.

È il luogo che ci dice chi siamo. Un’idea potente, difficile da non ascoltare.
Eppure essa è anche il luogo del tranello!

Proprio perché essa vuole sopravvivere così com’è, proprio perché teme che un cambiamento possa cancellarla, spesso impone al singolo il dovere di non cambiare, il dovere di non ascoltare nuove parti di Se.

Gli alberi genealogici da sempre rappresentano il disegno della famiglia.
Come ogni albero per vivere non solo ha bisogno di forti e sane radici, ma ha anche bisogno di nuovi germogli.

Ma i nuovi germogli possono crescere in direzioni diverse, fare cambiare struttura all’albero.

Ecco il tranello: l’idea della famiglia è che se l’albero cambia struttura muore, il nuovo germoglio è un traditore.

Spesso il disagio viene proprio da ciò, imitare e non esprimersi in un nuovo racconto per non tradire o creare qualcosa di nuovo pena la disconferma della famiglia.

E se invece di vederle come posizioni antitetiche, o l’una o l’altra, si potesse pensare che una nuova storia possa essere non solo accettata ma vista come una opportunità di crescita per le nuove generazioni?

Come dice Hellinger “senza radici non si vola”, ma senza nuovi germogli l’albero muore e il singolo soffre.