Violenza sulle donne. Visione psicologica delle dinamiche di coppia in riferimento all'argomento

Pubblicato il 11 dicembre, 2015  / Psicologia e dintorni
Violenza sulle donne. Visione psicologica delle dinamiche di coppia in riferimento all'argomento

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Vorrei partire da questa splendida frase di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne “il Gattopardo” per riferirmi ai grandi mutamenti storici avvenuti negli ultimi 100 anni e aventi come protagonista la donna. La donna ad oggi ha parità dei diritti di opportunità e di indipendenza economica, ha il diritto di voto, parità professionale etc..

Ma secondo voi le cose stanno veramente cosi?

Per esempio dopo alcuni anni in cui alla donna non è stato consentito l’ingresso in alcune organizzazioni lavorative per via degli stereotipi sessuali che la vedevano come madre, come casalinga e comunque anche se lavoratrice ad occupare ruoli che non mettessero a repentaglio la sua immagine, ecco che arrivano alcune leggi che le consentono l’ascesa verso determinate professioni. Quindi tutto ciò avviene perché ci sono delle leggi e quindi un adempimento e non perché c’è stato un cambiamento della cultura del contesto.

La divisione tra maschile e femminile secondo la professoressa Francescato (1988) è un’invenzione culturale che ha retto il mondo e le regole sociali per secoli tanto da far apparire naturale e voluta da Dio.

Questa divisione tra femminile e maschile ha legittimato il potere di quest’ultimo relegando alla donna un ruolo subalterno. Questo potere ha assegnato nel corso dei secoli un dislivello che ha posto in “alto” l’uomo e in “basso” la donna.

“Alto” e “basso” secondo Carli (2002) indicano il potere dell’uno sull’altro, un potere senza comunicazione interattiva, senza confronto e senza competenza. “si tratta di un potere senza competenza, quindi fissato definitivamente, segnato dalla nascita, dal censo, dall’importanza sociale, dalle convenzioni, dalla cultura”.

Il potere dell’uomo sulla donna segnato dalla cultura che ha fatto sembrare naturale questa divisione in base al sesso è un potere non fondato sulla competenza, è il potere di differenziare tra individui (lo ritroviamo anche nel razzismo). Questa differenza di genere ha attribuito dei ruoli specifici ai differenti sessi dando potere all’uomo e costringendo la donna alla sottomissione.

Ciò ha portato alla pretesa di poter ottenere dipendenza dalla donna. È sempre il potere senza competenza, il potere dell’uno sull’altro che porta al possesso… La donna è mero oggetto, come ben raffigurato nel dipinto della Dott.ssa Francesca Clemente, artista laertina che nel suo dipinto ci fa cogliere il senso di tutto ciò che ho esposto fino ad ora… La donna percepita esclusivamente come corpo, come uno strumento capace di provocare un piacere visivo o sessuale e dunque priva di dignità e di soggettività. Le donne anche attraverso i media vengono rappresentate come manichini senza un minimo di autenticità. Nel dipinto la donna è distesa con il volto e le parti intime coperte, ciò che viene reso visibile agli occhi sono solo parti di un corpo privo di identità…

Un drappo rosso, simbolo di passione , ma anche di dolore, si stringe attorno all’immobile corpo, una goccia di sangue percorre un tratto del suo corpo, segno della violenza subita.

Sembra che questa violenza, anche rispetto a ciò che ho esposto finora sia quasi legittima…

Ecco perché le leggi, assolutamente fondamentali non sono però sufficienti a risolvere un problema che è culturale e allo stesso tempo nasce dal rapporto diadico quindi materno…

Da un punto di vista psicoanalitico le radici di questa violenza si ricercano “nella vendetta per la dipendenza infantile dalla madre”, “nell’ esclusione edipica” e nelle “ferite narcisistiche”.

Quando si sopprime moglie o fidanzata il soggetto vive ancora una dimensione fusionale e per questo motivo non tollera l’eventuale interruzione (reale o presunta) perché ciò lo metterebbe di fronte alla cruda realtà di non essere onnipotente. Questa fusione garantiva una stabilità narcisistica di non separazione dal rapporto duale e in questa maniera l’oggetto rimaneva idealizzato e rimaneva quindi la dipendenza infantile.

Quando la moglie o la fidanzata interrompe questa fusione si attiva questa forte violenza , anche eccessiva che serve a rassicurarlo circa la sua superiorità nei confronti di moglie o fidanzata. Superiorità fittizia perché in realtà il soggetto è fortemente dipendente dalla vittima.

Da un punto di vista della teoria dell’attaccamento di Bowlby è stato evidenziato anche il ruolo della vittima nella perpetuazione della violenza. La vittima infatti ha difficoltà ad abbandonare la relazione abusante; sembrerebbe che la vittima reagiscono alla separazione con ansia e dipendenza e questo rende difficile uscire da situazioni di questo genere.

È importante che una mamma aiuti il figlio nel processo di separazione-individuazione perché se ciò non avviene avremo dei futuri figli problematici (non solo problemi legati a violenza sulle donne, ma anche tossicodipendenza, gioco d’azzardo patologico, perversioni, problemi legati a disturbi alimentari etc).

Ovviamente il discorso è molto più ampio, infatti avrei voluto parlare e scrivere oltre che di violenza fisica anche di violenza psicologica, sessuale ed economica e di stalking! Prossimamente avrò modo di condividere quest’argomento con voi.