Il padre

La storia del cristianesimo ci aiuta a capire chi è il padre e dove stia.

Pubblicato il 13 novembre, 2015  / Psicologia e dintorni
Il padre

La storia del cristianesimo ci aiuta a capire chi è il padre e dove stia. 

Il padre è il padre o partner del “padre nostro”. Solamente in tal modo dio o Dio non c’entrano più. Potremo anche definirlo “fonte”, ma resta importante onorare i genitori. Perché?

Qualcuno portatore di malattia è andato a chiedere al bambino se voleva più bene al papà o alla mamma, ed il bambino ha incominciato ad impoverirsi.
Sì, proprio a diventare più povero, a perdere il proprio tesoro.
Occorre cogliere quanto e come il bambino sia attivo e non contemplativo per accedere all’idea di bene-ricchezza e quindi di un giudizio di eredità di accesso, di convenienza, altrimenti rimaniamo nell’attuale idea culturale di parricidio, di mancanza, del: “è mio, non è tuo!” 

C’è del padre se viene prodotto un giudizio di “bene” o di “buono” o di “mi piace” in modo che significhi soddisfazione senza ideale.
E’ il figlio a dire “padre” a chiunque lui ritenga essere in grado di fornirgli della convenienza.

Inseguito sarà la paranoia a fissare che: “la mamma è la mamma ed il papà è il papà!”.

Il bambino è il primo che viene ingannato e violentato attraverso l’idealizzazione amorosa. L’amore se è, quando sarà, non è incondizionato, assoluto, ma ha un limite: come il detto che “il bambino ha sette vite” significa che è quasi inespugnabile.
Il bambino pensa bene quando pensa che il padre possa fecondare e trasmettere come la madre.

Fin dalla prima infanzia al bambino vengono messe le mani addosso nelle pratiche più innocue alle quali solitamente il bambino risponde con piacere. Da qui inizia l’autentica truffa in cui al bambino vengono messe le parole addosso con la menzogna della logica delle due cose simili: il passaggio dalle mani addosso alle parole addosso fornisce la misura della civiltà incivile, della violenza catastrofica. Così il bambino si sente appiccicare addosso ogni predicato di questo mondo: dalle mani addosso alle parole addosso.

Chi potrebbe salvare il figlio da tutta questa violenza dei “tu sei…”? Solamente il padre: cioè un atto imputativo verso un altro che pone il soggetto figlio nella competenza del proprio giudizio.
L’atto del porre un “mi va” competente, cioè ordinato rispetto al mio principio di piacere, ad un altro è un ordinamento che dice all’altro che il suo andare è confacente al mio.

Per poter giungere ad un tale atto competente occorre appropriarsi del padre, o della fonte, non rubarla, né nasconderla, né rimuoverla, né rinnegarla, ma riconoscerla.