Traumi e bambini: indicazioni per i genitori e gli educatori

Che cosa fare con i bambini in caso di eventi tragici e violenti

Genitori e figli
Traumi e bambini: indicazioni per i genitori e gli educatori

A fronte degli ultimi avvenimenti tragici e dolorosi di atti terroristici e/o azioni di guerra, è auspicabile una presenza educativa e genitoriale tranquilla e rassicurante con i bambini, una vicinanza fisica e emotiva adeguata, un supporto e un sostegno costruttivo.

I genitori e gli educatori devono dunque informarsi per meglio interagire e comunicare con i bambini.

I bambini a fronte di qualsiasi accadimento doloroso e spaventoso (qualsiasi evento drammatico che colpisce la vita famigliare e sociale) hanno bisogno di

  • essere informati

  • essere ascoltati

  • essere rassicurati.

Al fine di soddisfare questi bisogni (peraltro comuni agli adulti in ogni fase del ciclo di vita a fronte di ogni evento critico e destabilizzante es. la malattia, la morte di un caro) indichiamo 5 azioni per orientare genitori e educatori nel difficile compito che sono invitati a svolgere, nello stare accanto a bambini e adolescenti esposti a eventi tragici e traumatici come quelli relativi a attentati terroristici e azioni di guerra.

La comunicazione e la collaborazione tra genitori, educatori e figure di riferimento è molto importante e gioca un ruolo decisivo nella giusta e più adeguata gestione della crisi e delle sue conseguenze emotive e cognitive.

É auspicabile innanzitutto ridurre la visione di immagini (TV; tablet; quotidiani ect) ai bambini più piccoli; una corretta informazione a misura di bambini (per qualsiasi età dei bambini) è importante nella misura in cui protegge i bambini da paure e timori ingestibili a livello emotivo e cognitivo.

I bambini in età pre scolare esposti a eventi stressanti possono soffrire di:

ansia, depressione, ritiro, chiusura, angoscia, comportamento aggressivo, vigilanza eccessiva, insonnia, risvegli notturni, incubi, inappetenza, dolori somatici non spiegabili.

I bambini in età scolare (dai 6 anni in su) esposti a eventi stressanti possono soffrire di:

paura, pianto, angoscia, pensieri intrusivi legati all'evento, disturbi del sonno, ipervigilanza, irritazione, rabbia, aggressività, attacchi di panico, difficoltà a concentrarsi e a prestare attenzione, senso di colpa del sopravvissuto.

Gli adulti sono invitati a:

  •  osservare i bambini nel quotidiano: è compito dei genitori e degli educatori osservare il comportamento, le emozioni e le cognizioni (età prescolare e scolare:  nella socializzazione; in età scolare: nella didattica) al fine di individuare dei cambiamenti significativi nella espressione tipica di ciascun bambino.

es. ansia, disturbi nel sonno, inappentenza etc

Tener presente se un bambino ha da poco vissuto una perdita o ha attraversato un evento traumatico: questa nuovo trauma potrebbe in tal caso riattivare emozioni e cognizioni del passato e essere particolarmente pervasivo e distruttivo e causare sofferenza.

  • parlare e confrontarsi con i bambini:  essere semplici, chiari e precisi; usare parole adatte e adeguate all'età. Fare domande è utile perché aiuta i bambini a ascoltare sé stessi, i propri pensieri e le proprie emozioni.
  • Informareè bene fare chiarezza e fare ordine. Dire la verità è fondamentale; una verità a misura di bambino, un racconto semplice, chiaro, preciso e rassicurante.

A volte i bambini condividono le storie tra loro, in gruppo, racconti che hanno sentito a casa, in famiglia, tra adulti con il rischio di enfatizzare particolari macabri che sono spaventosi e spavenanti per tutti, per il gruppo e per ciascuno, soggettivamente.

E' auspicabile che siano i genitori a informare per primi dell'accaduto traumatico in quanto se i bambini vengono a conoscenza degli eventi da fonti esterne possono essere esposti a ulteriori situazioni stressanti e traumatiche.

  • proteggere e rassicurare:

gli adulti hanno una funzione di mediazione emotiva, di protezione e di sicurezza.

E' bene raccontare ai bambini che la casa o la scuola è un posto sicuro ("con papà e mamma siamo tutti al sicuro") e che chi di dovere (polizia, carabinieri) sta facendo tutto il possibile per garantire sicurezza e tranquillità: mantenere se possibile gli impegni già presi o organizzare attività divertenti e rassicuranti al fine di salvaguardare il più possibile la quotidianità.

Non compomettere la prevedibilità della quotidianità, se possibile.

  • essere diponibili all'ascolto

è bene dimostrarsi disponibile all'ascolto e alla condivisione quando il bambino ne sentirà la necessità, non chiudendo il discorso ma lasciando in sospeso, con la possibilità di riparlarne dove e quando vorrà.

Che fare:

nello specifico:

  • con bambini in età prescolare: è auspicabile non anticipare l'argomento, comunicare e condividere le informazioni tra scuola e famiglia; proporre anche un confronto di gruppo allorquando qualche bambino appare informato e scosso dall'accaduto.

    Accogliere tutti i (proprio tutti) i comportamenti e gli stati emotivi anche lo scherzo e il riso; anche gli adulti sdrammatizzano.

    es. dopo l'11 settembre un educatrice di  nido riferiva che aveva osservato "il gioco dell'aereo che abbatte una torre"; in questo caso è consigliabile non negare il gioco simbolico, bensì accettarlo come un gioco che aiuta a sdrammatizzare un evento a cui il bambino evidentemente è stato esposto e incoraggiarlo.

E' un modo primitivo di elaborazione molto efficace in quanto integra cognizioni e emozioni del bambino e lo aiutano a superare l'evento stressante.

Dobbiamo da adulti sostenerlo.

  • con bambini in età scolare: è bene osservare il comportamento di ciascuno, il gioco e il disegno, osservare il gruppo classe (cosa dicono tra di loro, cosa si comunicano al riguardo etc) e organizzare dei momenti di confronto e di mediazione sull'argomento, tenendo presente l'età dei bambini, lo sviluppo emotivo e cognitivo, interpellando se necessario un professionista esperto.

  • con i pre-adolescenti e adolescenti: organizzare momenti di confronto e mediazione in cui l'adulto assume nello specifico un ruolo di facilitazione. Interpellare se necessario un professionista esperto.