I papà che fanno la differenza: la figura del padre nel contesto di depressione materna

Pubblicato il 2 marzo, 2021  / Genitori e figli
papà

Nell’articolo di oggi ci soffermeremo sul tema delle relazioni familiari e della loro importanza sullo sviluppo del bambino nei primi anni di vita.

Mentre la madre rappresenta per il figlio il mondo intero durante i nove mesi di gravidanza, una volta nato il neonato è costretto ad interfacciarsi con un ambiente totalmente diverso, ricco di stimoli e di relazioni complesse.

In particolare, durante i primi sei anni dopo la nascita e prima dell’ingresso alla scuola elementare, si distingue, in modo preponderante, la figura del padre, il quale, oltre ad assumere un ruolo di sostegno della compagna e di protezione della diade madre-bambino, trascorre molto tempo, rispetto ai primi mesi di vita, ad interagire con il figlio.

Per questo motivo le ricerche attuali hanno dato maggiore importanza allo studio della relazione diadica padre-bambino e allo studio della triade familiare intesa come un sistema unico con caratteristiche differenti da quelle dei sottosistemi cogenitoriale, madre-bambino e padre-bambino. L’articolo di oggi si propone di approfondire il ruolo del padre all’interno del contesto familiare, in particolare in tutti quei casi in cui è presente una depressione materna.

Diversi studi dimostrano come la depressione materna sia una condizione che spesso interferisce con le normali capacità di cura genitoriale e, di conseguenza, con lo sviluppo sano del figlio, conducendo ad un maggiore rischio di sviluppare psicopatologia. Tuttavia si è evidenziato come il suo impatto non si limiti alla sfera relazionale madre-bambino, ma come essa interferisca anche sulla diade padre-bambino, sulla relazione genitoriale e sull’intera famiglia.

A tal proposito, Vakrat e colleghi (2018) hanno condotto uno studio che ha previsto il reclutamento, nel secondo giorno dopo il parto, di 1983 madri, di cui si è valutata la presenza di Depressione materna. Tale valutazione è stata ripetuta durante il primo anno di vita del figlio e dopo sei anni. A sei anni di vita del figlio sono state anche osservate le interazioni madre-bambino, padre-bambino e madre-padre-bambino.

In particolare durante l’osservazione della relazione diadica sono state studiate due variabili: l’intrusività e la sensibilità genitoriale, le quali rappresentano i principali fattori che determinano la sicurezza della relazione di attaccamento genitore-bambino e le competenze socio-emozionali del figlio. Inoltre, è stato valutato il coinvolgimento sociale del figlio con il padre e con la madre, la rigidità e la coesione delle interazioni familiari triadiche.

La coesione familiare è uno stile interattivo caratterizzato da un elevato calore familiare, affetti positivi, autonomia, armonia e cooperazione, mentre la rigidità familiare si caratterizza per tensione, ritiro, competizione, senso di intrusione ed evitamento dei processi familiari. I risultati dello studio evidenziano che, nel caso di depressione materna cronica, sia le madri sia i padri risultano meno sensibili e più intrusivi nelle interazioni con il figlio, il coinvolgimento del bambino con i genitori appare ridotto e le interazioni familiari si caratterizzano per una minore coesione.

Perciò, queste evidenze circa l’influenza della depressione materna sulla vita familiare rappresentano probabilmente una delle modalità con cui tale psicopatologia ha un impatto sullo sviluppo del bambino. Inoltre, il fatto che anche i padri mostrino una minore sensibilità genitoriale e una maggiore intrusività dimostra come le cure materne e le cure paterne si influenzino a vicenda.

Tuttavia, in quei casi di depressione materna in cui il padre mantiene una buona sensibilità genitoriale, una minore intrusività e un buon coinvolgimento sociale del figlio, la depressione materna non influenza più negativamente la coesione familiare, permettendo un clima di cooperazione, armonia e affetti positivi. Ciò è reso possibile dalla presenza di un meccanismo compensatorio, per cui il padre, interagendo in modo sensibile e non intrusivo con il figlio, neutralizza gli effetti deleteri delle cure materne. In quest’ultimo caso il padre si configura come un fattore che promuove e protegge lo sviluppo sano del bambino, in un clima familiare più coeso e adeguato.

Tali risultati ci dimostrano come sia necessario, all’interno di un intervento di cura della depressione materna e di prevenzione dei suoi effetti sullo sviluppo dei figli, coinvolgere maggiormente la figura del padre, il quale rappresenta una potenziale risorsa in grado di rompere, attraverso la relazione sicura che istaura con il figlio, la trasmissione intergenerazionale della psicopatologia.

In conclusione, possiamo dedurre che, nonostante la relazione con la figura materna sia necessaria per la crescita e il benessere del bambino, la relazione con il padre rappresenta ugualmente un’esperienza sociale di fondamentale importanza, che può fare la differenza all’interno di un contesto familiare patogeno.