I nuovi bulli: l'era del cyberbullismo

Si è sentito spesso parlare di cyberbullismo, ma a cosa si riferisce esattamente e come si può riconoscere?

Pubblicato il 5 febbraio, 2016  / Genitori e figli
I nuovi bulli: l'era del cyberbullismo

Quando si parla di cyberbullismo le tecnologie vengono usate con lo scopo di intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone per un lungo periodo.

Tutto questo può avvenire utilizzando le diverse possibilità di comunicare che i nuovi media offrono: telefonate, messaggi di testo o contenenti immagini, chat sincrone, social network, blog, siti di giochi online o forum. Le modalità specifiche con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte. Alcuni esempi sono:

  • pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network;
  • diffusione di informazioni, immagini o video
  • furto dell’identità o costruzione di profili falsi per danneggiare la reputazione della vittima o procurare disagio e imbarazzo;
  • insulti e derisioni nei confronti della vittima
  • minacce fisiche alla vittima

Queste aggressioni possono trasformarsi e avere seguito in episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) oppure rimanere comportamenti che rimangono online. In entrambi i casi, possono avere lo stesso negativo impatto sulla vittima.

I cosiddetti «bulli» possono agire da soli o all’interno del «branco»: spesso si tratta di persone che la vittima conosce o ha conosciuto a scuola, nel quartiere o nei luoghi di aggregazione giovanile. Le offese, le minacce e i ricatti creano una forte pressione psicologica sulla vittima. Questa pressione può concretizzarsi in aspetti e conseguenze molto gravi, come riduzione della stima e della fiducia in se stessi, aumento di emozioni negative, calo delle prestazioni scolastiche e lavorative fino ad arrivare a disturbi psicologici e psicopatologici come ansia, attacchi di panico e depressione.

Raramente i giovani si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni nel momento in cui mettono in rete immagini offensive o le inviano agli amici; spesso lo fanno solo per scherzo. Tuttavia, può trattarsi anche di atti mirati a rovinare una persona.

A differenza di quanto accade nella vita reale, nel virtuale il bullo ha la possibilità di rimanere nell’anonimato, non rivelando la sua identità e il suo nome, certo di poter ferire l’altro senza rischiare una reazione o una punizione.Questo comporta la creazione di situazioni in cui la vittima difficilmente può avere scampo, costretta a subire la facilità e la velocità della diffusione delle offese online, arrivando a percepirsi esposto ovunque vada e senza protezione, in nessun luogo.

Spesso si assiste ad una rapida diffusione delle diffamazioni che riescono a raggiungere velocemente luoghi molto lontani, oltrepassando le mura della scuola, raggiungendo gruppi di ragazzi esterni al gruppo di pari frequentati. Cosa non meno importante, è difficile cancellare in rete le offese ricevute, pertanto esse possono essere rilette, riguardate e riascoltate ripetutamente, rafforzando giorno dopo giorno la sofferenza della vittima.

Come nel bullismo tradizionale, le vittime, gli autori e gli spettatori di atti di bullismo in rete hanno spesso remore a parlare. Di conseguenza per i familiari e gli insegnanti è difficile riconoscere il problema. Nonostante gli indizi del cyberbullismo non siano facilmente riconoscibili, vi sono alcuni segnali rivelatori. Non è sempre possibile distinguere chiaramente tra autori e vittime, perché molti giovani rimasti vittime del mobbing lo hanno praticato anche in prima persona. Il consiglio più utile è pertanto quello di osservare attentamente, non tralasciare nessun dettaglio anche qualora assumesse le sembianze di qualcosa di futile, parlando apertamente e incoraggiando i ragazzi a denunciare.

A che cosa devono fare attenzione i genitori

Tra le figure principali che possono intervenire in caso di cyberbullismo, ci sono i genitori. Il mestiere del genitore è faticoso, ma è importante tenere a mente che esistono dei segnali importanti che possono essere indice di una sofferenza e un disagio psicologici. I genitori possono osservare da esterni se notano cambiamenti nel proprio figlio, cercando di fare caso alle oscillazioni d’umore, all’irritabilità, al numero e alla frequenza dei disturbi fisici come mal di testa, mal di pancia, problemi di sonno. È importante osservare se si ritira in se stesso, se le sue prestazioni scolastiche segnano improvvisamente un calo, se mostra resistenza nell’andare a scuola, se ci sono evitamenti di situazioni di gruppo, come evitare gite, viaggi e soggiorni in campeggio organizzati dalla scuola. Inoltre è importante segnalare e tenere sotto controllo i compagni di scuola, ovvero quanto sono presenti nella vita del proprio ragazzo e se tale presenza subisce un calo. Fare caso a perdite di denaro, sparizioni di oggetti in casa sarà un altro elemento verso cui porre l’attenzione.

A che cosa devono fare attenzione gli insegnanti

Le altre figure coinvolte nell’osservazione sono gli insegnanti che, stando molte ore con i ragazzi, hanno la possibilità di osservare se il clima di classe sta peggiorando, se c’è complicità nel prendersela nello specifico con alcuni ragazzi eletti a capro espiatorio, se c’è ostilità, se ci sono tentativi di messa in isolamento nei confronti di specifici ragazzi. Anche nel caso degli insegnanti è basilare osservare se ci sono cambiamenti comportamentali, aumento delle assenze, ritiro emotivo, declino delle prestazioni scolastiche.

È chiaro che esistono diversi fattori che possono diventare indici di un atto di bullismo in corso, così come è chiaro che non è possibile generalizzare, soprattutto perché spesso accade che anche un disagio psicologico che non ha origine nel cyberbullismo si manifesti nello stesso modo. Pertanto è consigliabile un atteggiamento scrupoloso, aperto alla discussione e non giudicante, che possa permettere di stabilire le cause di un manifestato disagio, senza procurare falsi allarmismi. Per fare questo, è importante anche rivolgersi ad un servizio o ad un professionista specializzato, che potrà approfondire quanto emerso.