Genitori sull'orlo di una crisi di nervi (parte 1 di 2)

Buone norme, falsi miti e strategie per sopravvivere incolumi (o quasi) a figli ribelli

Pubblicato il 14 luglio, 2017  / Genitori e figli
Genitori sull'orlo di una crisi di nervi (parte 1 di 2)

Sono talmente tante e variegate le tipologie, che si fa persino fatica a descrivere che cosa sia realmente e come funzioni una “famiglia” oggi.

Sebbene l'affermazione possa sembrare provocatoria, quel sistema di relazioni fondamentalmente affettive su cui si fonda ogni paese e cultura ha cambiato, da 50 anni a questa parte, le proprie regole interne e con esse lo sfondo sul quale cresciamo, formiamo ed educhiamo i nostri figli. Il passaggio da un sistema “patriarcale” (ed adulto-centrico) ad un sistema “nucleare” (e bambino-centrico) infatti ha portato in dote numerosi vantaggi, ma ha anche mutato la natura degli svantaggi.

Il principale tra essi risiede nel paradosso dove in un clima eccessivamente democratico e permissivo ci si trovi poi a fare i conti con un piccolo despota. Se state leggendo questo articolo, infatti, è perchè probabilmente non ne potete più di scenate al supermercato, fagioli infilati nelle orecchie e richiami continui delle maestre a scuola.

Quelli che oggi chiamiamo “bambini difficili” sono spesso il risultato di stili educativi, manovre correttive o atteggiamenti genitoriali che perpetuati nel tempo possono creare o aggravare un problema.

Intendiamoci, con questo non si vuole nè demonizzare la categoria “genitori” (tirati in causa anche troppo spesso), nè sostenere l'esistenza di stili educativi “giusti o sbagliati”, quanto piuttosto affermare che a problemi diversi vadano adattate diverse strategie, evitando di rimanere incastrati (più facile a dirsi che a farsi) in pattern di comportamenti che non portano a nulla o addirittura finiscono col peggiorare la situazione.

L'obiettivo di questi due articoli è infatti quello di analizzare quelle che risultano essere le sabbie mobili più comuni e le loro possibili vie d'uscita, avendo bene a mente che trovarsi sul campo di battaglia non può essere certo paragonabile alla descrizione scritta della battaglia stessa.

Perciò, armati di elmetto e santa pazienza, proviamo a vedere in modo molto sommario quali siano le caratteristiche di un “bambino difficile” indipendentemente dalle cause che possono aver scatenato i comportamenti incriminati, e qualche suggerimento su cosa evitare di fare (nella prima parte) e cosa mettere in atto (nella seconda parte), considerando chiaramente che ogni caso è un caso a se stante, e l'ausilio del professionista è altamente consigliato.

Capricciosi, ribelli, testardi. Ecco alcuni aggettivi con cui di solito si appellano i bambini che creano più di un problema a casa e/o a scuola.

Ma quali sono veramente le caratteristiche di un bambino oppositivo? Ne elenchiamo 4 principali:

  1. Il desiderio di controllo : rispetto ad altri bambini, questi ultimi tenteranno di ottenere, mantenere e riguadagnare il controllo e non c'è palestra migliore che sperimentarsi direttamente con chi detiene il potere, ovvero insegnanti e genitori i quali spesso diventano il bersaglio non autorizzato.

  2. Elevati livelli di perspicacia: solitamente molto attenti nel notare come gli altri rispondono ed a sfruttare tali dinamiche a proprio vantaggio.

  3. Cecità rispetto ai ruoli : c'è una grossa difficoltà nel vedersi e percepirsi come cause del problema. Al contrario, spesso si sentono vittime e si convincono della colpa altrui, facendo grossa difficoltà nel riconoscere le gerarchie ed i ruoli sociali.

  4. Alta resilienza allo scontro : i bambini problematici hanno un' elevato indice di tolleranza allo scontro. Una discussione che sfiancherebbe chiunque potrebbe essere facilmente superata da questi in pochi minuti. La capacità di tollerare una misura notevole di negatività ed, anzi, farla risultare quasi gratificante è un processo tanto frustrante (per i genitori) tanto interessante (per gli addetti ai lavori) poiché si scontra con uno dei principi basilari dell'essere umano, al quale non piace la rabbia, né piace sapere che qualcuno sia arrabbiato con lui.

Come accennato poco fa, le circostanze che potrebbero generare dei “bambini difficili” sono tante e variegate ma in questa sede il focus rimarrà puntato sulla descrizione di alcune delle dinamiche che spesso contribuiscono al mantenimento del problema comportamentale di nostro figlio e che, se evitate o interrotte, potrebbero magicamente migliorare la situazione...

Perciò, vediamole in breve:

Il primo comportamento da evitare assolutamente è l' etichettamento.

Nonostante qualche volta sia difficile da credere, i bambini sono estremamente sensibili e plasmabili dai comportamenti dei genitori e dal modo in cui essi lo vedono e lo percepiscono. I difetti, le capacità e le potenzialità attribuitegli infatti influenzeranno inevitabilmente il suo modo di vedersi e, di conseguenza, le sue interazioni con il mondo.

Quando parliamo di etichettamento intendiamo l'attribuzione di una presunta patologia (che di solito va dal disturbo oppositivo-provocatorio fino a varianti di ritardo mentale) o l'attribuzione di caratteristiche negative in genere (“è poco concentrato”, “non è socievole”, “non è molto dotato” ecc). Queste semplici affermazioni hanno implicazioni potenti. In primis, dipingergli addosso una croce non aiuterà di certo a risolvere la situazione ed, anzi, rischierà di avere un potente effetto induttivo, in cui il genitore si comporterà con il figlio “come se” fosse malato ed il figlio si convincerà e si comporterà di conseguenza “come se” fosse chissà quale animale esotico, dando vita alla perfetta “Profezia che si autorealizza”. In questo circolo vizioso non ci sarà spazio per la propensione al cambiamento. E noi ne abbiamo un gran bisogno.

La protezione, si sa, è una propensione istintiva in tutti (o quasi) i genitori. Ma quando la tendenza ad aiutare vostro figlio sempre e ad ogni costo diventa la prassi, allora siamo sicuri che prima o poi avremo a che fare con un problema.

Fare un passo indietro spesso è la soluzione migliore. Lasciare che i bambini provino le conseguenze delle loro azioni non è sadismo, tutt'altro. Devono sperimentare il mondo per poter arrivare un giorno ad una piena consapevolezza e l'importanza di procedere per tentativi ed errori è l'unico modo possibile. Meglio un ginocchio sbucciato in bicicletta o un adulto incapace di montare sopra ogni mezzo per paura di cadere? Il modo migliore perciò è quello di allontanarsi dal problema senza per questo allontanarsi da lui.

Un altro dei tentativi più comuni quando si ha a che fare con piccole pesti è quello di usare la ragione per convincerlo del male delle proprie azioni. Come se poi, dopo il sermone, nostro figlio di 7 anni ci rispondesse: “Sai, ciò che pensi è molto giusto, non avevo mai visto il problema in quest'ottica, farò tesoro della tua saggezza e grazie mille di tutto”. Anche se ci piacerebbe molto, tutto ciò non funziona, non ha mai funzionato e mai funzionerà. Perciò dovremmo smettere di farlo.

Il quarto ed ultimo suggerimento su cosa evitare o interrompere è il più difficile da mettere in atto, poiché ha a che fare con i nostri, già fragili, nervi. Ci sono poche cose più invitanti per un bambino provocatorio quanto il riuscire a farvi esasperare.

Poter controllare le vostre emozioni è infatti la più fortificante e soddisfacente delle prove di forza. Rispondere sbraitando e riversando rabbia su di lui non solo farà sembrare voi in difetto, ma contribuirà ad alimentare il fuoco, nutrendolo di ciò che stava proprio cercando.

Perciò, se vogliamo vedere un cambiamento, dobbiamo togliergli la soddisfazione di gareggiare, mantenendo il sangue freddo ed evitando accuratamente le lotte di potere. Piuttosto, meglio il silenzio.


E adesso?

Partendo da alcune considerazioni di base, siamo passati a vedere cosa sarebbe meglio evitare o smettere di fare per non incappare in guai peggiori. Ora non ci resta che capire cosa sarebbe opportuno fare. Nella seconda parte di quest'articolo passeremo infatti in rassegna alcune modalità di comunicazione e intervento pratico per provare, finalmente, a mettere fine all'impero del nostro piccolo dittatore.

Bibliografia:

  • Levy R., O Hanlon B., (2004). Bambini che fanno i capricci. Milano, Tea Libri
  • Nardone G., (2012). Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Milano, Ponte Alle Grazie
  • Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., (2001) Modelli di famiglia. Bergamo, Tea Libri
  • Phillips A., (2009). I no che aiutano a crescere. Feltrinelli