Eravamo in due, ora siamo in tre

Pubblicato il 4 febbraio, 2015  / Genitori e figli
Eravamo in due, ora siamo in tre

Cosa accade ad una coppia dopo la nascita di un figlio? Come cambia la loro relazione e a cosa andranno incontro nei primi anni dopo l’evento?

Nella nostra società, la nascita di un figlio sancisce il passaggio dall’essere coppia al divenire una famiglia. Ciò significa che i due partner dovranno negoziare un nuovo “patto”, quello “genitoriale” che accanto al “patto coniugale” scriverà la loro storia familiare.

Essi dovranno definire i loro ruoli di madre e di padre del nascituro, predisponendo uno spazio fisico ed emotivo che sia in grado di fornirgli una base sicura in cui trovare contenimento, affetto, protezione, ma anche la spinta necessaria per esplorare il mondo e per divenire via via sempre più autonomo con proprie caratteristiche e necessità, diverse e distinte dai propri genitori.

La nascita di un figlio richiede impegno, dedizione, ristrutturazioni e perdite non solo nella realtà esterna, ma anche nel proprio mondo interiore. Infatti dopo un primo periodo particolarmente eccitante, in cui la vicinanza di parenti ed amici e la novità dell’evento sostengono la coppia nell’acquisire un ruolo genitoriale, in seguito si ha di solito un periodo caratterizzato da un decremento nella soddisfazione coniugale, specie nella sfera sessuale, e un contemporaneo incremento di benessere legato ai nuovi ruoli. Il tutto sarebbe molto diverso nel caso in cui la coppia fosse già in crisi prima dell’evento.

I partner dovranno decidere quale stile di relazione e di educazione attuare nei confronti del figlio, senza necessariamente doversi comportare con lui nello stesso modo, ma facendogli sperimentare una continuità di azione educativa da parte di entrambi.

Eravamo in due, ora siamo in tre

Infatti se è vero che la madre è la custode del codice affettivo, ed il padre di quello etico, delle regole e dell’emancipazione, è anche vero che tale divisione non deve essere netta, i due codici dovrebbero essere percepiti come intercambiabili per evitare rigidità di ruolo non necessarie e disfunzionali. È importante che i genitori siano in grado di interrogarsi e di cercare risposte a ciò che i figli fanno e dicono, cercando di identificarsi con loro e i rispettivi problemi di crescita.

In questa nuova configurazione è essenziale che il “patto genitoriale” si integri col “patto coniugale”, ossia che il prendersi cura del bambino non escluda il dedicarsi spazio e amore reciproco da parte dei partner.

Questo aiuterà il figlio ad avere un buon modello di coppia da seguire e una maggiore serenità generata da una relazione amorevole tra i suoi genitori. Gli eviterà inoltre, di divenire il solo punto focale per più persone che potrebbero avere eccessive e pesanti aspettative nei suoi confronti, bloccandolo nel suo cammino verso l’autonomia.