La sindrome di alienazione genitoriale: i bambini in mezzo alla frattura coniugale

Pubblicato il 13 aprile, 2016  / Genitori e figli
La sindrome di alienazione genitoriale: i bambini in mezzo alla frattura coniugale

La separazione coniugale provoca una profonda trasformazione nella struttura della famiglia e nelle dinamiche interne ad essa. In tutte le famiglie si sviluppano alleanze, spesso inconsapevoli, tra un genitore ed un figlio; nei casi di conflitto familiare le alleanze possono diventare molto forti ed essere messe a servizio dei propri interessi e bisogni. Tale situazione degenera spesso nella cosiddetta "sindrome di alienazione genitoriale" (Parental Alienation Syndrome – PAS), definita da R. Gardner (1985) come il risultato di una “programmazione effettuata da un genitore indottrinante e del contributo offerto dal bambino in proprio alla denigrazione del genitore bersaglio". Ciò che caratterizza la PAS è la partecipazione attiva del bambino alla denigrazione del genitore alienato in assenza di reali mancanze da parte di quest'ultimo.

Gardner individua otto criteri da utilizzare per la diagnosi di PAS riferiti a specifici comportamenti osservabili, ossia:

  1. Campagna di denigrazione: il bambino, incoraggiato in maniera più o meno celata da un genitore a denigrare l'altro genitore, manifesta astio nei confronti di quest'ultimo in maniera ossessiva.
  2. Razionalizzazione debole dell'astio: il minore motiva il proprio astio con spiegazioni poco convincenti, illogiche o superficiali.
  3. Mancanza di ambivalenza: il bambino non è in grado di riconoscere simultaneamente la presenza di caratteristiche positive e negative del genitore alienato ma lo descrive come assolutamente negativo mentre percepisce l'altro genitore come assolutamente positivo.
  4. Fenomeno del pensiero indipendente: il minore afferma di aver elaborato autonomamente i termini della campagna di denigrazione senza essere stato stimolato dal genitore programmatore.
  5. Appoggio automatico al genitore alienante: il bambino sostiene sempre e solo il genitore alienante e non prende mai posizione a favore dell'altro genitore.
  6. Assenza di senso di colpa: il bambino non prova sentimenti di colpa verso il genitore denigrato.
  7. Scenari presi a prestito: il bambino utilizza termini che non possono provenire direttamente da lui per descrivere le colpe del genitore alienato.
  8. Estensione dell'ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato: la famiglia e gli amici del genitore rifiutato sono anch'essi rifiutati.

Gardner individua oltre agli otto sintomi primari su elencati altri quattro criteri diagnostici:

  1. difficoltà di transizione allorché il bambino deve distaccarsi dal genitore alienante per trascorrere del tempo col genitore alienato;
  2. comportamento del minore durante le visite presso il genitore denigrato;
  3. il legame del minore col genitore alienante;
  4. il legame del minore con il genitore alienato prima che intervenisse il processo di alienazione.

Ciascun membro della famiglia svolge un ruolo nell'insorgere della PAS e offre un contributo alla stessa.

Il minore svolge un ruolo attivo, non limitandosi semplicemente a produrre contenuti che vengono inculcati dal genitore alienante. Con quest’ultimo si instaura un rapporto centrato sulla dipendenza e sulla genitorializzazione consistente nel fatto che il bambino si relaziona all'adulto come se fosse il suo genitore ed il genitore si attende cura e protezione dal figlio in una vera e propria inversione dei ruoli. Il bambino viene così adultizzato e ciò blocca il suo processo di crescita esponendolo al rischio di sviluppare disturbi psicopatologici.

Da alcune ricerche è emerso che alcune caratteristiche personali del bambino lo predispongono alla PAS come ad esempio la dipendenza, l’eccessiva identificazione e somiglianza con il genitore programmatore, paura o ansia, passività, tendenza al senso di colpa, scarsa autonomia, scarsa assertività, suggestionabilità (Gulotta 1998).

Nell'insorgere della PAS un ruolo fondamentale è svolto dal genitore alienante che mette in atto più o meno consapevolmente una serie di strategie finalizzate a demolire la relazione fra l'ex partner ed il figlio e innestare un processo di "sgenitorializzazione".

Ci sono tre diverse categorie di genitore alienatore (Darnall, 1998): il naif, che manifesta un atteggiamento passivo nella relazione con il figlio; l'attivo, che è in grado di distinguere i propri bisogni da quelli del figlio ma con difficoltà nel contenimento dei propri sentimenti di odio verso il coniuge, sentimenti che trasmette più o meno consapevolmente al figlio; l'ossessivo, che percepisce se stesso come tradito ingiustamente dall'altro e vuole ad ogni costo vendicarsi per il torto subito.

Alcune caratteristiche dei genitori alienanti sono la vulnerabilità, immaturità e dipendenza dall'accettazione degli altri (Giorgi, 2001).

Anche il genitore alienato, infine, presenta delle caratteristiche di personalità che possono favorire l'insorgere della PAS, come ad esempio la passività e remissività motivate dal timore di un ulteriore allontanamento del figlio. Ci sono anche dei casi in cui il genitore alienato si mostra risoluto utilizzando mezzi forti per vedere il proprio figlio; così facendo però vengono rinforzate le credenze negative del bambino nei suoi confronti. Una variabile che influenza la PAS è il tipo di rapporto tra genitore e figlio prima della separazione coniugale. Il genitore con cui prima della separazione vi era un legame caratterizzato da scarso coinvolgimento emotivo o a cui è attribuita la causa della fine del matrimonio perché infedele o perché ha subito avviato una uova relazione ha maggiori probabilità di essere alienato.

La PAS può manifestarsi con tre diversi livelli di gravità.

Essa è ritenuta lieve quando gli otto sintomi si presentano superficialmente o non sono tutti presenti e il bambino appare collaborativo nell'incontrare il genitore alienato pur mostrando a tratti cattivo umore ed ipercriticità.

Il grado moderato è caratterizzato dalla presenza di tutti gli otto sintomi indicati da Gardner ma in maniera non pervasiva. La campagna di denigrazione è evidente soprattutto nel momento del passaggio del bambino da un genitore all'altro e il bambino appare insensibile alla sofferenza provata dal genitore alienato.

La PAS infine risulta essere grave quando sono presenti tutti gli otto sintomi in maniera forte e invalidante e l'idea di incontrare il genitore alienato genera panico nel bambino.

In base al grado della sindrome sono previsti diversi tipi di intervento.

Quando la PAS è lieve il tribunale conferma l'affidamento del bambino al genitore alienante in maniera tale che l'alienatore sia rassicurato e possa attenuare il livello di programmazione del bambino.

Quando la PAS è a un livello moderato possono essere utilizzati due diversi tipi di intervento in base alla stima della perseveranza con cui il genitore alienante porterà avanti il processo di programmazione. Il primo consiste nel confermare l'affidamento al genitore alienante e nel nominare contestualmente un terapeuta esperto di PAS; il secondo intervento, attuato più raramente, prevede il trasferimento dell'affidamento del bambino dal genitore alienante al genitore alienato, l'avvio di un percorso di psicoterapia per la PAS e, se necessario, del Transitional Site Program, che consiste nel collocare il bambino in luoghi neutri di transizione quali residenze di parenti ed amici nonché istituti per minori o dipartimenti di salute mentale.

Quando la PAS è di livello grave il tribunale può disporre il trasferimento della custodia primaria al genitore alienato e l'avvio del Transitional Site Program.

La PAS è attualmente oggetto di un dibattito scientifico e giuridico in quanto i pareri rispetto alla sua validità sono contrastanti. Parte della comunità scientifica e legale internazionale non la riconosce come disturbo psicopatologico; d'altro canto la Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza nelle linee guida in tema di abuso sui minori del 2007 ha incluso la PAS tra le possibili forme di abuso psicologico.

La corte di cassazione con la sentenza n. 7041 del 20 marzo 2013 ha ritenuto fondate le critiche sulla validità scientifica della PAS considerandola non sufficiente a determinare l’affido dei minori contesi e quindi ponendo un freno al suo utilizzo in ambito processuale.

Eppure diverse ricerche evidenziano come i genitori possano avere sui figli un'influenza tale da portarli a distorcere la realtà. Da una ricerca condotta replicando uno studio americano sull'influenza suggestiva dei genitori su bambini di età compresa tra i 3 e gli 8 anni è stato dimostrato sperimentalmente la capacità dei genitori non solo di alterare il racconto dei bambini relativamente ad un determinato avvenimento da loro vissuto ma persino di modificarne in maniera stabile il ricordo sottostante (Lercara, 2003/2004).

Lo stesso Gardner (2001) ha condotto uno studio su 99 casi in cui è stato direttamente coinvolto come professionista suggerendo per ciascuno di essi il cambiamento di affidamento del minore dal genitore alienante al genitore alienato. Attraverso una ricerca di follow-up egli ha rilevato che nei 22 casi su 99 in cui il tribunale non ha accolto la proposta di cambiare l'affidamento negando la possibilità di contatto tra il minore e il genitore alienante si è registrato un aumento dei sintomi e degli effetti della PAS.

Nello stesso articolo pubblicato nel 2001 in cui illustra tali risultati, Gardner cita una serie di ricerche come quella di Clawar & Rivlin (1991), in base alla quale su 400 casi in cui i giudici hanno aumentato il contatto tra il figlio e il genitore bersaglio (e in metà di questi, nonostante il rifiuto da parte del bambino), vi è stato un cambiamento positivo nei rapporti tra il bambino e il genitore bersaglio nel 90% dei casi, compresa l'eliminazione o la riduzione di molti problemi di natura psicologica, sociale nonché fisica che il bambino presentava prima dell'intervento.

Nel momento in cui il genitore alienante ferma il processo di programmazione del bambino la sindrome scompare (Buzzi, 1997).

Sicuramente è importante ripristinare un legame positivo tra il bambino e il genitore alienato ma per raggiungere tale obiettivo è auspicabile che si utilizzi una metodologia adeguata che tenga conto del forte legame di attaccamento tra il bambino e il genitore alienante e che quindi preveda non un brusco intervento bensì un lento processo di riavvicinamento al genitore rifiutato e il recupero da parte del minore delle sue qualità e dei suoi aspetti positivi.

BIBLIOGRAFIA

  • Abazia L. (a cura di), La perizia psicologica in ambito civile e penale. Storia, sviluppi e pratiche. Milano: Franco Angeli,2009.
  • Buzzi I., La sindrome di alienazione genitoriale in Cigoli V., Gulotta G., Santi G. (a cura di), Separazione, divorzio e affidamento dei figli, Giuffré, Milano, 1997
  • Clawar, SS and Rivlin, BV, Children Held Hostage: Dealing with Programmed and Brainwashed Children, Chicago, Illinois, American Bar Association, 1991.
  • Darnal D. Ph.D. Divorce Casualties: Protecting Your Children from Parental Alienation, Taylor Trade Publishing. New York, 1998.
  • Gardner, R.A., Recent trends in divorce and custody litigation. Academy Forum, 1985,29, (2), 3-7.
  • Gardner, Richard Alan, dr.,Should Courts Order PAS Children to Visit/Reside with the Alienated Parent? A Follow-up Study, 2001.
  • Giorgi R., Dalla disputa all’avversione – Riflessioni critiche in ambito forense sulla Sindrome di Alienazione genitoriale (PAS) di R.A. Gardner, Associazione Italiana di Psicologia Giuridica, www.aipg.org, 2001.
  • Gulotta G., La sindrome di alienazione genitoriale: definizione e descrizione, in Pianeta infanzia. Questioni e documenti, Istituto degli Innocenti, Firenze, pp. 27-72, 1998.
  • Gulotta G.,Cavedon A., Moira L., La sindrome da alienazione parentale (PAS). Milano: Giuffrè Editore, 2008.