Genitori e figli: comunicare per crescere insieme

Pubblicato il 12 marzo, 2015  / Genitori e figli
Genitori e figli: comunicare per crescere insieme

Nella relazione con i nostri figli dare credito ai loro pensieri e desideri non significa che si debbono accettare come attuabili o scendere a compromessi se si è convinti che sarebbe sbagliato o pericoloso, ma comprendere a pieno, dare il giusto riconoscimento ai pensieri e alle azioni dell'altro permetterà di mostrare a nostro, figlio con il suo stesso linguaggio, il perché dell'inattuabilità dei suoi progetti.

Da una frase di Madame Stael “Quando si comprende tutto si diventa molto indulgenti.” I francesi dicono ” Tout comprendre c'est tout perdoner”; allo stesso modo Goethe recita “ Non ci è possibile biasimare le cose che comprendiamo”.

Essere capiti e presi sul serio è un'esperienza profondamente soddisfacente per un bambino e ricevere questo tipo di soddisfazione può risultare una compensazione accettabile per aver dovuto modificare il suo comportamento.

Quando riusciamo a capire come appaiono le cose a nostro figlio, è come facessimo nostra la sua esperienza, e, quindi, è come lo conoscessimo meglio come persona.

Lo sforzo di capire nostro figlio e quello che sta vivendo, ha spesso, come effetto secondario, di riportarci alla memoria episodi significativi e dimenticati della nostra infanzia, consentendoci di apprendere più a fondo il loro significato e il loro ruolo nella formazione della nostra personalità e della nostra visione del mondo. Quando questo avviene ci troviamo arricchiti di una migliore comprensione di nostro figlio, ma anche della nostra infanzia.

Potrà allora anche succedere che si potranno sciogliere certi nodi della nostra vita, grazie alla reazione di nostro figlio e alla reazione del bambino che eravamo allora e dell'adulto che siamo ora.

L'empatia, così importante perché un adulto possa comprendere un bambino comporta che si consideri l'altro nostro pari, non certo per la maturità, ma per i sentimenti e le emozioni che ci muovono tutti, adulti e bambini.

Avere una reazione empatica significa sforzarci di metterci nei panni dell'altro, così che i nostri sentimenti ci facciano intuire non solo le sue emozioni, ma anche le sue motivazioni.

Importante in questo caso è avere familiarità con tutta la gamma dei nostri sentimenti.

Non possiamo aspettarci che i nostri figli sappiano dirci che cosa provano nel loro intimo, per comprendere cosa li muove nel loro intimo, dobbiamo affidarci ai nostri vissuti, passati e presenti. Così facendo, potremo dire di capirli veramente, e, nello stesso tempo, scopriremo di capire meglio noi stessi.

Noi genitori dobbiamo renderci conto di quanto siamo importanti per i nostri figli. Non appena sentono la nostra disapprovazione, diventano insicuri circa la loro opinione.

A questo punto il figlio non sa più quello che pensa: quello che gli sembrava giusto, adesso gli sembra sbagliato. E un problema che non riesce a sbrogliare. La sua mente immatura non è in grado di comprendere la relatività dei punti di vista, di conseguenza è realmente e completamente sconcertato.

Ma, certamente, ci sono dei casi, in cui, pur riuscendo a comprendere le ragioni di nostro figlio e a comunicargli la nostra comprensione, grazie alla nostra capacità di empatia, non possiamo onestamente approvare la sua condotta.

Ma se il bambino è sicuro della nostra buona volontà, riuscirà anche ad accettare la nostra guida con uno stato d'animo positivo. Anche se le nostre obiezioni non gli faranno piacere, non si sentirà sconfitto e se modificherà le sue idee, il suo comportamento, non lo farà per paura, ma perché desidera conservare la nostra stima.

Si è pronti a qualunque sacrificio pur di meritarci il rispetto e la disponibilità di chi per noi è importante e sappiamo essere in sintonia con il nostro modo di pensare e sentire.

Il rispetto di se costituisce un esempio trascinante che il bambino non può fare a meno di desiderare di seguirlo.

Il genitore che ha rispetto per se stesso, non ha bisogno di puntellarlo, esigendo il rispetto dei figli.

Essendo intimamente sicuro di sé non penserà che la sua autorità venga messa in pericolo se suo figlio, qualche volta, gli manca di rispetto, come tendono a fare i bambini, soprattutto da piccoli. Sa anche che, quando succede, è per la naturale immaturità di giudizio del bambino, e che il tempo e l'esperienza finiranno per correggere.

Al contrario la pretesa di essere rispettato rivela al bambino l'insicurezza del genitore. I bambini hanno più bisogno di modelli che di critici.

Va detto anche che, muovendo delle critiche ad un bambino, nonché imponendogli quello che deve fare, si riduce il rispetto di sé, perché si richiama l'attenzione sulle sue carenze. Allora anche se ubbidisce non ha imparato nulla di utile, perché non viene incoraggiata la formazione di una personalità autonoma. Vivere secondo regole e disciplina imposta da altri rende superfluo l'autocontrollo.

Le punizioni possono far ubbidire agli ordini che ci vengono imposti, ma nella migliore delle ipotesi, ci insegnano solo l'ubbidienza all'autorità e non l'autocontrollo che accresca il rispetto per noi stessi.

La sua condotta si modificherà solo quando si renderà conto da solo che il cambiamento gli servirà a conseguire quello che profondamente desidera e cioè: il rispetto di sé. Solo dopo aver raggiunto l'età in cui si è capaci di ragionare e si è in grado di decidere da soli è possibile imparare a controllarci. L'autocontrollo si basa sul desiderio di mettere in pratica decisioni a cui si è arrivati per libera scelta.

Un rispetto per il lento e graduale sviluppo dell'autocontrollo nei bambini può essere solo facilitato dal far ragionare i figli, piuttosto che attraverso ingiunzioni de proibizioni.

C'è una bella differenza tra l'acquistare l'autodisciplina attraverso l'identificazione delle persone che si ammirano ed essere irreggimentati a forza. Quello che i bambini imparano dalle punizioni è che la forza e il diritto coincidono e, quando saranno grandi, cercheranno di rifarsi.

Sarebbe bene ricordare le parole di Shakespeare “Coloro che avendo il potere di fare del male non lo fanno...giustamente ereditano le grazie celesti”.

Qualunque punizione fisica o psicologica ci pone contra alla persona che ce l'ha inflitta e le ferite psicologiche possono fare più male e durare più a lungo di un dolore fisico e intaccano la fede del bambino nella benevolenza dei genitori, che costituisce la base stessa del suo senso di sicurezza e, al pari di altri eventi traumatici, vanno soggette a rimozione.

Allora che cosa deve fare un genitore per impedire al figlio di comportarsi male?

Il bambino, qualunque cosa faccia, è convinto di fare la cosa giusta, perciò, quando viene rimproverato, sarebbe necessario chiarirgli sempre che crediamo che se ha agito in quel modo è perché, secondo lui, era “giustificato” a farlo. Questo è l'unico modo per salvaguardare il suo rispetto di se e gli si consente di starci a sentire con una disposizione d'animo positiva.

Il desiderio di essere amato da noi lo induce a comportarsi bene ora che è piccolo, mentre il rispetto di sé lo motiverà, da adulto, a condurre una vita morale. E' difficile che un bambino si possa veramente convincere che un comportamento sia sbagliato solo perché lo dicono i genitori.

Quel comportamento diventa sbagliato anche per lui, perché vuol essere amato e stimato dai suoi genitori. E siccome, alla fine il modo migliore per farsi amare è fare come dicono i genitori, ecco che egli si identifica con i loro valori, ma quella identificazione è il portato dell'amore e dell'ammirazione che prova per i suoi genitori, non delle loro punizioni.

Molti genitori sanno istintivamente, senza magari esserne coscienti, che la paura di perdere il loro amore costituisce per i loro figli la motivazione più efficace per correggersi, e vi ricorrono quando l'espressione del loro dispiacere non basta a produrre questo effetto.

Comunicare chiaramente al figlio che sta rischiando di perdere il nostro amore, deve sempre, comunque, assolutamente, avere un valore simbolico.

Il bambino che riceve questo messaggio non mancherà in futuro di correggere la sua condotta, ma per motivi suoi e cioè: perché desidera garantirsi l'affetto immutato dei suoi genitori e non per i motivi che gli vengono prospettati dai suoi Genitori.

Genitori e figli: comunicare per crescere insieme


Avere un'intensa emozione negativa quando nostro figlio si comporta molto male è la cosa più naturale del mondo e, sospendere momentaneamente il nostro amore perché le sue azioni ci hanno ferito, è la logica conseguenza delle nostre autentiche emozioni.

Dunque,tutto ciò che accade all'interno del rapporto genitore- figlio, dipende da quello che prova il genitore nei suoi confronti.

Un genitore si sente turbato quando allontana il figlio da sé, per permettere ad entrambi di dominare i sentimenti negativi e far emergere quelli positivi.

Il genitore che, irritato con il figlio, lo punisce severamente, qualunque sia il castigo a cui ricorre, lo fa perché questo risponde ai suoi bisogni interiori, qualunque possa essere stata la loro origine e questa può essere anche la possibilità che il figlio lo metta di fronte alla sua incapacità di amare.

Abbiamo tutto il diritto di sentirci scontenti dei nostri figli, i bambini lo sanno e perciò, mentre sono disposti a modificare la loro condotta pur di cancellare il nostro disappunto, provano invece risentimento quando li puniamo.

Solo l'esempio della nostra buona condotta e il nostro buon esempio, indurrà i nostri figli a integrare nella loro personalità lo stesso tipo di comportamento, ma a condizione di essere autentici e di non imporgli i nostri valori e di seguire il nostro esempio, prima che siano pronti a farlo, nel rispetto delle loro tappe evolutive.

Dobbiamo essere profondamente convinti che il nostro amore si avverte soprattutto da come rispondiamo ai loro bisogni e li aiutiamo a superare le loro difficoltà.

Quando siamo scontenti di loro, fa parte del nostro rapporto farglielo capire, senza assumere atteggiamenti critici e punitivi, bensì aumentando la nostra distanza affettiva; questo fa parte della nostra autenticità e l'influenza dei Genitori è più potente quando essi agiscono in modo spontaneo.

Non fingere di essere meglio di quello che siamo e, tuttavia, fare del nostro meglio per vivere una vita valida, in modo che i nostri figli, vedendo che ne vale la pena, desiderino, nei tempi e nei modi a loro confacenti, seguire il nostro esempio.

Ruoli diversi dei Genitori e come svilupparli in modo positivo


Il ruolo del padre:

  • lasciarlo libero, stare un passo indietro e sollevarlo, quando cade
  • farlo sognare per dei progetti futuri
  • usare autorevolezza, illuminare il cammino del figlio
  • non usare né autorità, ne volontà di sopraffare
  • tenerezza di un educazione ferma e delle regole
  • non usare caparbietà
  • aiutare il figlio a disciplinare la sua insicurezza
  • dare valore alla voce della razionalità


al padre piace l'idea della famiglia, perché gli consente di inventare una strada per avvicinarsi ed esprimersi nel modo più sensibile

La madre, probabilmente rimarrà per noi il genitore emotivamente più importante, ma anche i padri sono enormemente importanti nel nostro primo sviluppo:

  • come costruttivi distruttori del unione madre-figlio
  • come incoraggiatori dell'autonomia
  • come modello di mascolinità per i propri figli
  • come conferma della femminilità delle proprie figlie
  • come figura, diversa dalla madre, che procura una seconda fonte di amore costante.

I padri sono più rivolti alla fisicità e sono più stimolanti

I padri tendono a fornire più divertimento, più novità, più fatti che sono fuori dalla routine quotidiana, sono più portati al gioco, che all'accudimento.

Con lui come alleato è più facile mostrare le nostre arrabbiature verso nostra madre. Possiamo “odiare” e non venire abbandonati, odiare e continuare ad amare.

Nostro padre è qualcuno a cui rivolgersi quando abbiamo bisogno di piangere quel paradiso perduto.

Non possiamo abbandonare un'unione simbiotica senza sentire la tristezza dell'allontanamento e nostro padre, quando ci sostiene e si occupa di noi, rende il lutto meno intenso, e perciò possibile.

E' presente come seconda persona amata, come esperienza ulteriore e totalmente diversa, che aggiunge ricchezza e varietà alla nostra comprensione dell'amore.

E se non abbiamo un padre desideriamo ardentemente di averlo.

Il ruolo della madre:

  • un amore istintivo, mentre il padre deve costruirselo
  • il bambino cerca cose dalla madre, altre dal padre
  • le madri sono più rivolte alla verbalità e sono più tranquillizzanti
  • dedicano più tempo all'accudimento
  • ci può essere una maggiore intimità tra madre e figlio che solo con il tempo il padre potrà sviluppare

Lasciar andare - Salvare i figli

Così come i bambini devono separarsi poco per volta, dai genitori, anche i genitori devono separarsi da loro.

Probabilmente questa separazione darà una certa angoscia dell'abbandono, perché la separazione è la fine della simbiosi, perché la separazione riduce il nostro potere e il nostro controllo, perché ci fa sentire meno utili, meno importanti. Anche perché pensiamo che la separazione sia una minaccia alla salute, alla vita dei nostri figli.

Spesso, si cerca di fare del meglio per orchestrare al proprio figlio l'ambiente. A volte potremmo non essere consapevoli che è davvero duro separarci dai nostri bambini, e che gli stiamo troppo alle costole.

Questa mancanza di consapevolezza può a volta fare del nostro problema un loro problema.

Attraverso i nostri figli riviviamo il nostro passato e le separazioni della nostra infanzia, così che potremmo cercare di porvi rimedio facendo assumere aspetti diversi alle separazioni dei nostri figli.

Esiste una madre “eccessivamente buona”, la madre che con insistenza dà troppo, la madre che intralcia lo sviluppo del figlio, potendolo, a volte, farlo sentire frustrato.

Inoltre queste madri potrebbero immedesimarsi con i figli in modo tale da impedire loro di capire se i sentimenti che provano sono proprio loro.

Lasciare i figli significa anche lasciarli essere ciò che vogliono e ciò significa abbandonare le aspettative che si hanno per loro. Coscientemente o inconsciamente, già prima della nascita facciamo dei sogni sui figli che vorremmo.

Winnicott scrive: “L'amore della madre e la sua identificazione con il figlio la rende consapevole dei bisogni del bambino, così da procurargli quello che gli serve, al posto giusto e al momento giusto. Ma più tardi, se il bambino deve crescere, lei deve smettere di essere la madre che gli fornisce tutto.

Winnicott, che pur ha approvato quella che chiama “la preoccupazione primaria materna”, descrive anche l'importanza di “lasciar andare” quando il bambino ha bisogno di essere un “essere a sé stante”.

Considera, poi, che è proprio l'incapacità di adattamento perfettamente calibrato della madre “sufficientemente buona,” l'incapacità di dargli tutto ciò di cui ha bisogno che permette al figlio di imparare gradatamente a tollerare la frustrazione e così acquisire un senso della realtà e saper cominciare a procurarsi da solo alcune cose di cui ha bisogno.

L'abilità di tenere e di lasciare andare al momento giusto è un dono naturale, non appreso, della “madre sufficientemente buona”.

La madre “sufficientemente buona è la madre che è presente, che fornisce continuità, pronta a rispondere e che ritiene che il bambino esista fin dalla nascita come un essere con i propri diritti.

Più tardi, quando è tempo di lasciarlo andare, questa “madre sufficientemente buona” lo aiuterà.

Quasi tutti i genitori provano la paura che i propri difetti danneggeranno i figli e che le le loro migliori intenzioni non li proteggeranno.

Nonostante le migliori intenzioni ci si può trovare a maltrattare i figli, proprio come maltrattavano noi e, in modi diversi, usando i figli come personaggi del nostro dramma, potremo mettere in scena parti dolorose del nostro passato della nostra storia infantile perché, come abbiamo visto, c'è una spinta a ripetere i rapporti significativi del nostro passato. Si teme così che il nostro amore imperfetto possa danneggiare i figli.

Perché crediamo che un amore senza ambivalenza, senza legami soffocanti, sarà garanzia del benessere emotivo dei nostri figli e abbiamo fiducia che un amore perfetto li corazzerà contro il mondo e ce la faranno.

Dovremo invece abbandonare la speranza che se faremo uno sforzo, riusciremo sempre a comportarci bene con i nostri figli. Il legame è imperfetto, a volte sbaglieremo e, affrontare la nostra fallibilità come madri e padri, è un'altra perdita necessaria.

I bambini nascono con uno specifico temperamento e con capacità di affrontare la vita.

Tutti gli esseri umani sono stati allevati da altrettanti esseri umani non infallibili.

Quello che è importante è essere sufficientemente buoni e lasciare che i figli se ne vadano, sperando di avere dato loro un buon bagaglio emotivo.

Dobbiamo anche ricordare che possiamo essere il migliore genitore al mondo, eppure i nostri figli, magari non ce la faranno, dipende molto dalle predisposizioni naturali.

Freud notò l'importanza dei fattori innati, osservando che le doti naturali e il caso determinano quasi sempre il fato.

Ci sono i bambini pieni di vita, ci sono quelli passivi e ci sono quelli così sensibili, che possono intendere il tocco o la voce della madre come un assalto.

Dipende inoltre, fin dall'inizio, dalla qualità del legame madre e figlio. Per legame si intende il modo in cui madre e figlio si sintonizzano l'uno con l'altro, un dialogo emotivo che, quando funziona, promuove lo sviluppo.

Ma, a volte, il legame è “cattivo”, non perché la madre o il bimbo siano “cattivi”, ma perché i loro ritmi non sono sincronizzati.

A volte in un cattivo legame : un neonato passivo con una madre piena di energia, il bambino potrebbe vivere come intrusione le effusioni della madre, e la madre potrebbe sentirsi rifiutata, creando così una spirale di delusione e disagio, che potrebbe portare in seguito ad altri guai.

Ci sono legami che iniziano con una madre affettuosa e un bambino difficile.

No, non è la madre che lo ha reso difficile. Ci sono bambini che piangono sempre, che si irrigidiscono, che fanno sentire una madre incapace anche se non lo è.

Oggi cresce la consapevolezza di questo problema e vi sono laboratori che studiano madri e figli e offrono istruzioni su come migliorare il legame.

Tutto sommato, con sollievo, dobbiamo accettare i limiti del potere che hanno i genitori.

Ma se noi e il nostro bambino non siamo sincronizzati, possiamo con l'aiuto, con la crescita, adattarci meglio ai suoi bisogni e migliorare il legame.

Questa interazione poi non avviene solo con il mondo esterno, ma anche con il mondo interno della mente del bambino.

Quindi non è solo l'esperienza di un bambino, ma il modo in cui sperimenta questa esperienza che conferisce a lui un particolare significato psicologico.

Ci sono volte, quindi, in cui, sebbene il mondo esterno del bambino, il mondo reale, sia piuttosto favorevole, il suo mondo interno può sommergerlo d'angoscia. A questo proposito Freud concluse che, a volte, le fantasie, i conflitti, i sensi di colpa, con le angosce che procurano, hanno un impatto sulla vita come se fossero eventi “reali”.

Conflitti e sensi di colpa che, sempre secondo Freud, hanno molto spesso a che fare con il confitto di Edipo che riguarda le passioni del nostro mondo inconscio, i sogni proibiti e impossibili.

La nostra capacità di affrontare quell'amore e quell'odio, quella paura e quel senso di colpa crescerà con il tempo.

Rimane il fatto che quello che succede nell'infanzia ha una grande importanza e che i primi anni di vita sono quelli più importanti e vulnerabili per i nostri figli perché la loro psiche (la loro anima) sta prendendo per la prima volta forma.

Ma dobbiamo anche capire che, sebbene ci possiamo sentire impotenti, ci sono limiti al potere che i genitori possiedono.

Dobbiamo capire anche, che sia nel mondo esterno, che nel mondo interno dei bambini, ci sono pericoli dai quali si vuole disperatamente proteggerli, ma sui quali non abbiamo alcun controllo.

BIBLIOGRAFIA:

  • Aldo Carotenuto, Le lacrime del male, Milano, Bompiani, 2004
  • Judith Viorst, Distacchi, Frassinelli, Milano, 1986
  • Bruno Bettelheim, Feltrinelli, Milano, 2010
  • Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé,
  • Bollati Boringhieri, Gravellona Toce, 2012
  • Winnicott, D.W., Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli, Firenze
  • Freud, Sigmund, Al di là del principio del piacere, Boringhieri, Torino,1975
  • Freud Anna, Normalità e patologia del bambino, Milano, 1965
  • Jung, Carl, Opere, Boringhieri, Torino
  • Klein, Melanie, in “Il lutto e la sua depressione con gli stati maniaco-depressivi”, in Scritti, Torino, 1978
  • Mahler Margaret, La nascita psicologica del bambino, Boringhieri, 1978
  • Piaget Jean, “Problemi evolutivi” in Problemi sociali dell'adolescenza, Boringhieri, Torino, 1979


LETTURE CONSIGLIATE

  • Genitori si diventa, Rosci, Giunti
  • Genitori che amano toppo, Thomson, Mondadori
  • Dalla parte dei Genitori, Navarro, Franco Angeli
  • I bambini che si perdono nel bosco, Canevaro, La Nuova Italia
  • Lettera ad un adolescnte, Andreoli, Rizzoli
  • Lettera ad un Insegnante, Andreoli, Rizzoli
  • Colloqui con i Genitori, Winnicot, Raffaello Cortina