Dal tuo punto di vista hai sempre ragione

Gestione efficace e costruttiva del conflitto: è possibile...

Pubblicato il 16 novembre, 2015  / Crescita Personale
Dal tuo punto di vista hai sempre ragione
Due vie: gestione costruttiva del conflitto o gestione distruttiva del conflitto.

E' proprio così: ciascuno di noi, secondo il proprio punto di vista ha sempre ragione. Ma vale anche per chi ho davanti: dal suo punto di vista, lui ha ragione.

Ragionevolmente ho ragione io perché sono onesto, sono sincero, sono attento, sono sensibile; ragionevolmente ho ragione io perché tu non capisci, non comprendi, non consideri. Notate bene: se parlo in prima persona faccio affermazioni positive, se mi rivolgo a qualcuno d'altro con cui interagisco, mi confronto e confliggo, faccio affermazioni negative.

Il punto è proprio questo: essere in relazione, comunicare con qualcuno significa correre il rischio di avere pareri diversi, opinioni diverse e doversi confrontare con il punto di vista di un altro. E magari confliggere.

La definizione del conflitto è assai complessa per quanto interessante e significativa.

Vi chiedo: quali immagini vi evoca la parola CONFLITTO?

Fermatevi un attimo, riflettete e poi continuate a leggere.

Definizione di conflitto dalla Treccani: “combattimento, guerra, scontro di eserciti; urto, contrasto, opposizione; in sociologia relazione antagonistica tra soggetti individuali o collettivi in competizione tra loro per il possesso, l'uso, il godimento di bene scarsamente disponibili; in psicologia stato di tensione e di squilibrio in cui l'individuo viene a trovarsi quando è sottoposto alla pressione di tendenze e bisogni contrastanti tra loro; in diritto situazione giuridica caratterizzata da posizioni contrastanti e incompatibili proprie di soggetti diversi, pubblici o privati, rispetto al medesimo rapporto giuridico in senso lato (diritti soggettivi, norme, poteri), e per la quale l’ordinamento positivo predispone adeguati mezzi di composizione.”

A qualcun di voi è possibile che siano venuti in mente immagini di guerre, di conflitti mondiali e attacchi terroristici; ad altri scene di aggressioni violente e catastrofiche; ad altri ancora litigi, diatribe tra persone per strada, in auto e in bus; oppure ricordi di conflitti a casa tra i genitori, tra adolescenti e adulti, tra fratelli, amici, colleghi etc.

Nel quotidiano il conflitto è normalmente definito dalle persone comuni come “qualsiasi differenza di opinioni”, “è quando non vedi le cose nello stesso modo” o ancora “è un problema, bisogna affrontarlo”.

La connotazione è nella maggior parte di tipo negativa: al conflitto si associa l'aggressione, la violenza, la discordia, la disputa, la paura, il terrore, in termini spesso molto forti e con accezioni distruttive.

È qualcosa che ci minaccia, che mina le relazioni e i legami affettivi della nostra vita.

Ci sono uomini e donne che lo vivono, lo fomentano: altre che lo rifuggono, lo paventano, se ne allontanano. E altre ancora che lo attraversano e passano oltre.

Quali convincimenti hanno i primi e i secondi e quali strategie mettono in atto e quali convincimenti hanno i terzi?

Un esempio: in adolescenza i ragazzi sperimentano il conflitto, lo vivono, lo agiscono come modalità di passaggio dall'essere bambino, dipendente emotivamente dai genitori all'essere un giovane autonomo psicologicamente.

I ragazzi confliggono fortemente con i genitori, con gli insegnanti, con gli amici: con la società in generale. Idealizzano il conflitto: è necessario, è indispensabile, è vitale per loro dimostrare la propria posizione, il proprio pensiero e non lo possono più fare mediando e condividendo con l'adulto pensieri, emozioni e punti di vista, perché devono compiere un passaggio forte, quello della separazione.

Ci sono adolescenti che non confliggono apertamente con il mondo esterno, ma il conflitto avviene in questi casi nel proprio mondo interno.

Chi di noi non ha sperimentato il conflitto da giovane, chi non l'ha vissuto e attraversato?

E' una esperienza umana che appartiene a tutti, democraticamente universale.

L'evoluzione umana per sua natura non è sempre armonica, necessita anche di passaggi forti e rivoluzionari.

Il conflitto è dunque funzionale alla crescita, all'evoluzione dell'essere umano: è una dimensione naturale della vita, un passaggio possibile e prevedibile, difficile e faticoso, ma necessario. Il confronto con l'altrui posizione, punto di vista è fondamentale per un sano sviluppo psichico dell'essere umano.

É la qualità della gestione del conflitto come si presenta ogni giorno, nella nostra storia individuale di famiglia e di incontri di vita che fa la differenza: esiste una gestione efficace e costruttiva del conflitto che lo connota dunque positivamente, ma esiste anche una gestione non efficace e distruttiva del conflitto che da esiti negativi e distruttivi.

Se possediamo un'immagine positiva e costruttiva del conflitto, se lo definiamo in termini evolutivi, se davvero l'altro punto di vista può in qualche modo integrarsi con il proprio, confrontarsi, se non lo viviamo come pericoloso per noi, per il nostro benessere e le nostre relazioni affettive, allora è possibile per noi vivere e attraversare il conflitto, tollerando l'aggressione e la violenza, la discordia e la disputa, la paura e il terrore e contestualizzandone gli effetti e le ricadute sulla nostra vita.

E' il passaggio di comprensione accettazione che davvero ciascuno di noi ha ragione se parte dal proprio punto di vista.

Se invece possediamo un'immagine negativa e distruttiva del conflitto, se lo viviamo come pericoloso e minaccioso per noi e per le nostre relazioni affettive, se non riusciamo a confrontarci con l'altrui punto di vista, davvero allora non saremo in grado di vivere il conflitto come un'opportunità di confronto e crescita, ma o lo rifuggiremo o lo alimenteremo mettendo in atto strategie distruttive e violente.

La fuga dal conflitto è una modalità distruttiva di gestione del conflitto.

Diverse sono le tappe e i momenti della vita dell'uomo in cui il conflitto è davvero una modalità di passaggio da una fase ad un'altra: l'incontro/scontro in adolescenza con i propri genitori (come esemplificato poche righe sopra), l'incontro/scontro nella coppia con il proprio partner e con le proprie famiglie di origine; l'incontro/scontro con la scuola e il lavoro etc etc.

Il passaggio da bambino a giovane è un passaggio critico e quindi per sua natura destabilizzante e conflittuale; il passaggio da coppia coniugale a genitoriale è un passaggio critico e quindi per sua natura destabilizzante e conflittuale: la paura del conflitto vissuto, percepito e immaginato come pericoloso rappresenta la più importante minaccia al benessere individuale e delle relazioni in cui noi viviamo.

La definizione della Treccani ci ricorda che diversi sono i contesti in cui il conflitto si presenta: siamo dunque esposti ogni giorno a relazioni conflittuali, incontriamo ogni giorno, più di una volta al giorno situazioni in cui 'il punto di vista altrui è diverso e distante, ma per chi lo pronuncia è vero e ragionevole allo stesso modo per il quale è vero e ragionevole, per motivazioni diverse, il vostro.

Ritornate dunque all'immagine evocata all'inizio della lettura della parola conflitto e …