Bisogni, attese, desideri

Pubblicato il 30 ottobre, 2014  / Crescita Personale
Bisogni, attese, desideri

C’è differenza tra bisogno e desiderio?  Quando nascono i primi e come si evolvono nei  secondi?  A quale sistema di attese danno origine entrambi?

Voglio partire da queste domande per indagare la trama di necessità (o pseudo tali) nella quale siamo avvolti fin dal momento della nascita. E’ da quel momento infatti che la condizione di beatitudine e di pienezza sperimentate nel buio materno  si tramuta in pianto per la mancanza e, successivamente,  in dolore per l’assenza.

Con l’ingresso nel mondo sperimentiamo istintivamente attraverso i nostri sensi quello che è necessario alla nostra sopravvivenza, il caldo e il freddo, la fame e la sete, il sonno e la sicurezza che, essendo riposto nelle mani degli altri si articola sul tempo, ovvero sulla  distanza tra il suo presentarsi e il suo soddisfacimento, nell’attesa  che quella mancanza sia colmata. Ma i bisogni, almeno quelli di base,  essendo relativi alle esigenze vitali e quindi della specie, sono semplici e sempre uguali pur nello sviluppo della stessa. Inoltre il bisogno è indifferenziato, nel senso che si ha bisogno di cibo per nutrirsi, di acqua per dissetarsi, di luogo caldo per ripararsi dal freddo. Sono necessità che appartengono all’uomo come all’animale e che devono essere soddisfatte per assicurare la sopravvivenza di entrambi.

Ma mano che l’individuo si sviluppa emancipandosi dalla sfera puramente istintuale a quella della conoscenza, i bisogni cominciano a differenziarsi e ad evolversi verso mete oggettuali maggiormente distinte. Non si ha solo fame, ma fame di quel cibo che ha procurato particolare piacere e soddisfazione. E’ l’ingresso nel  regno del desiderio. Anche il desiderio presuppone una mancanza, ma una mancanza che allude ad un qualcosa che si è già conosciuto, che si è distinto dalla confusività della inconsapevolezza e che ha differenziato il bisogno. Quando il bambino respinge il cibo che gli viene offerto da un estraneo piuttosto che dalla madre è perché nella sua coscienza si è già registrato il riconoscimento dell’oggetto che fornisce sazietà nella speciale atmosfera della relazione madre –figlio. Pertanto il cibo non ha più soltanto la funzione nutritiva necessaria alla sopravvivenza, ma si carica della coloritura affettiva con cui lo stesso viene fornito, divenendo il simbolo della relazione con l’Altro.

Man mano che il processo evolutivo inserisce nel proprio bagaglio esperienziale nuovi e più differenziati oggetti di soddisfazione, tanto più questi si trasformano in mete da raggiungere. Salendo sulla piramide di Maslow  troviamo che non ci basta più la sopravvivenza e la sicurezza, né il sentirci amati,  ma ci muoviamo attraverso il bisogno di stima, di riconoscimento e di affermazione sociale fino  alla realizzazione di noi stessi. Il tutto procede per gradi ed è influenzato dalla cultura in cui viviamo, dagli stimoli cui siamo esposti, dalle esperienze passate, modificando i nostri più elementari bisogni  in desideri sempre più specifici e complessi. Immersi in questa rete di “mancanze” si rincorre un’identità spesso lontana da quella più autenticamente nostra per raggiungere lo standard ritenuto il migliore, il più alto, il più perfetto. In conseguenza investiamo nel mondo che ci circonda, nelle relazioni affettive e sociali, una catena di bisogni-desideri che cercano negli altri la loro soddisfazione, con aspettative talora eccessive e non conformi alla realtà. Ciò rende le relazioni difficili e fonte di stress, di delusione e di sfiducia.

Per quanto le aspettative siano necessarie ed inevitabili per stabilire e consolidare schemi di comportamento entro cui ogni individuo può riconoscere la propria posizione e il proprio ruolo, tuttavia possono risultare inadeguate se fondate su desideri narcisistici ed egoici  rigidi e intransigenti, poco disponibili al senso critico e alla revisione. In questo senso si traducono in pretese che non favoriscono lo scambio e la comunicazione interpersonale, ma si tramutano in trappole manipolatorie per sé e per l’altro. Questo é tanto più vero se ci riferiamo ai rapporti affettivi e sentimentali, in particolare familiari, dove le stesse danno luogo a contratti psicologici vincolanti  spesso difficili da scardinare.

Bisogni, attese, desideriAccanto ai bisogni di cui abbiamo parlato, che nascono dalle necessità vitali dell’individuo e dalle sue esperienze affettive e sociali, a rendere ulteriormente complessa la trama dei desideri  sono i bisogni indotti . Gia’ nel 1964 H. Marcuse nel suo “L’uomo a una dimensione” vedeva nel sistema capitalistico e nella diffusione della cultura dell’avere la manipolazione del bisogno e del desiderio ai fini del proprio mantenimento, promuovendo l’ideologia del consumo dei suoi prodotti. Da allora, la diffusione dei falsi bisogni che tale cultura ha generato non soltanto si è allargata in modo esponenziale in qualsiasi strato della popolazione, ma ha appiattito la creatività individuale. Le tecniche pubblicitarie e la diffusione di alcuni generi divenuti ormai di prima necessità,  hanno monopolizzato la fantasia soggettiva guidando i suoi appetiti e, particolarmente con lo sviluppo della tecnologia, trasformato i tempi dell’attesa in ansia compulsiva. Vedasi a tal proposito le file incredibili per possedere immediatamente l’ultimo modello dell’iphone. Questi neo-bisogni riportano l’individuo ad uno stato di regressione infantile nel quale è intollerabile la frustrazione e il differimento della meta. Si diventa dipendenti dall’oggetto del desiderio, incapaci di procrastinarne il soddisfacimento e totalmente in balia dei modelli inculcati dall’esterno, considerati attributi indispensabili del proprio valore.

Pertanto non siamo più noi a dirigere i nostri bisogni e i nostri desideri, ma sono questi ultimi che dirigono noi. Come già da tempo è stato scritto, sono i falsi bisogni o i bisogni indotti ad edificare le nostre identità.

La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono alla categoria dei falsi bisogni

Marcuse Op.citata

"L'atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell'inghiottimento del mondo intero. Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio... Consumare è una forma dell'avere, forse quella più importante per l'odierna società industriale opulenta. Il consumo ha caratteristiche ambivalenti: placa l'ansia perchè ciò che uno ha non può essergli ripreso; ma impone anche che il consumatore consumi sempre di più, dal momento che il consumo precedente ben presto perde il suo carattere gratificante. I consumatori moderni possono etichettare sè stessi con questa formula: io sono = ciò che ho e che consumo." (Fromm, "Avere o essere", 1977)