Stato di Flow: atleti d'élite e prestazioni eccellenti

Pubblicato il 17 novembre, 2014  / Crescita Personale
Stato di Flow: atleti d'élite e prestazioni eccellenti

Il concetto teorico di “flow” viene delineandosi negli anni ’70 ad opera di Mihaly Csikszentmihalyi, psicologo americano di origine ungherese appartenente alla corrente della psicologia positiva, che lo descrive come una condizione complessa, in presenza della quale chi si trova a compiere una specifica attività avverte un senso di benessere, di gioia, di gratificazione talmente coinvolgente da perdere il contatto con tutto ciò che rimane al di fuori dell’azione che sta svolgendo ed in cui è totalmente immerso.

In particolare, in psicologia dello sport, il concetto di Flow si identifica con quella condizione in cui un atleta si trova talmente coinvolto nella sua prestazione da sperimentare un vissuto di serenità e concentrazione, e da sentirsi completamente assorbito dalla propria attività, fino a dimenticarsi di sé stesso, di ciò che accade intorno a lui e dello scorrere del tempo. Si parla cioè di "uno stato di coscienza che implica il totale coinvolgimento in un'attività e che rappresenta un'esperienza intrinsecamente soddisfacente" (Jackson , 1996).

Negli atleti professionisti questa condizione si riscontra spesso in concomitanza delle migliori prestazioni, dove tutto sembra scorrere in un flusso (flow) armonico ed equilibrato di energia positiva. Viene tuttavia avvertita nello svolgimento di attività che richiedono elevato impegno e che vengono percepite come significative in relazione agli obiettivi: il calciatore brasiliano Pelè descrive momenti della sua carriera in cui ogni cosa “andava per il verso giusto”, ed in cui aveva avvertito “uno strano senso di rilassatezza che non avevo provato in nessun’altra partita. Era una specie di euforia, sentivo che avrei potuto correre tutto il giorno senza stancarmi, che avrei potuto dribblare chiunque, che avrei potuto quasi correre attraverso i miei avversari.

Stato di Flow: atleti d'élite e prestazioni eccellenti

Questa condizione, così piacevole e gratificante di per sé, indipendentemente da aspettative di ricompense o gratificazioni esterne, spesso induce chi l’ha sperimentata a cercare di replicarla.

Situazioni come queste di solito si verificano quando corpo e mente vengono spinti al limite, nello sforzo consapevole di compiere un’azione complessa e impegnativa; il flow è quindi qualcosa che viene provocato e ricercato, come quando un atleta si allena duramente per battere un record o vincere una gara importante. Tuttavia tali esperienze, a lungo andare, conducono ad un senso di padronanza nel gestire i contenuti delle prestazioni. Conseguentemente, compiti ripetitivi e scarsamente complessi non vengono considerati come occasioni di esperienza.

I diversi studi relativi al Flow, tra cui quello di Jackson e Marsh (1996), hanno individuato in questo particolare stato psico-fisico nove principali elementi:

  1. Equilibrio tra sfida e abilità: gli atleti percepiscono che le difficoltà del compito richiesto sono pari al loro livello di abilità. Le richieste di compito che venissero percepite come eccessive potrebbero generare uno stato di ansia, mentre richieste di compiti troppo semplici potrebbero generare noia. Invece, l'equilibrio tra le difficoltà proposte dalla sfida e le proprie abilità può condurre al vissuto di flow e, di conseguenza, alla prestazione eccellente.
  2. Unione tra azione e coscienza: l'attività diventa spontanea, quasi automatica e la persona smette di essere cosciente di sé stessa come entità separata dall'azione, perché è un tutt’uno con essa. Le esperienze di flow sembrano non richiedere sforzi, ma in realtà necessitano di uno strenuo esercizio fisico e di una rigorosa attività mentale, di abilità specifiche e di concentrazione costante.
  3. Mete chiare: gli atleti pianificano “obiettivi definiti” su breve, medio e lungo termine; il completo coinvolgimento nelle esperienze di flow nasce da azioni in cui le mete sono chiare e definite. La capacità di programmare mete chiare è legata alla percezione di equilibrio tra sfida e abilità, poiché gli obiettivi devono poter essere riprogrammati ogni volta che la gara diventa troppo ardua per le capacità dell’atleta: ciò rappresenta una fonte di forte motivazione intrinseca. La programmazione di mete facilita inoltre l’insorgenza della concentrazione sul compito, stabilendo un preciso oggetto su cui focalizzare la propria attenzione.
  4. Feedback immediato: l’azione stessa fornisce agli atleti un inequivocabile feedback. Il flow è raggiungibile quando, oltre alla chiarezza delle mete, vi è un feedback immediato, che facilita la focalizzazione dell'attenzione; il feedback positivo crea ordine nella coscienza e rinforza la struttura del sé.
  5. Concentrazione sul compito: una delle principali caratteristiche del flow consiste nel fatto di deviare l'attenzione da qualsiasi contenuto mentale negativo; il flow richiede una totale concentrazione sull'attività in atto e non lascia spazio mentale per informazioni non necessarie all'azione. Tutti i pensieri negativi che potrebbero influenzare la mente sono tenuti temporaneamente in sospeso: l’attenzione è completamente focalizzata sull’azione. La concentrazione, le mete chiare e il feedback immediato portano ordine alla coscienza, inducendo una condizione piacevole di entropia negativa (negentropy);
  6. Paradosso del controllo: il flow viene generalmente descritto come un'esperienza che comporta un senso di controllo, o meglio, un'esperienza in cui manca il timore di perdere il controllo. Ciò che entusiasma non è la sensazione di avere il controllo, ma la sensazione di poterlo esercitare in qualsiasi momento, anche se poi di fatto questo può anche non succedere.
  7. Perdita della coscienza di sé: poiché un'attività ci assorbe completamente allorquando non resta abbastanza energia psichica da indirizzare verso altri contenuti, si verifica la perdita di un senso del sé come entità separata dal mondo esterno, accompagnata da una sensazione di unione con l'ambiente. L'assenza del sé dalla coscienza non comporta né una perdita di controllo dell'energia psichica né uno stato di inconsapevolezza di ciò che accade al corpo o alla mente. L’atleta ragiona, ma non ha la coscienza di ragionare, perché agisce.
  8. Destrutturazione del tempo: nello stato di flow l’atleta sperimenta un’alterazione della percezione del tempo, che può sembrare scorrere in modo diverso, in genere più velocemente.
  9. Esperienza autotelica: caratteristica di una prestazione ottimale è quella di essere fine a sé stessa. Anche se inizialmente intrapresa per altri motivi, l'attività diventa intrinsecamente soddisfacente: la spinta all’azione non dipende, cioè, da una ricompensa o da un premio, ma dal fatto che l’attività è gratificante in sé: al termine della prestazione l’atleta vive una soddisfazione molto intensa.


I risultati degli studi condotti sugli atleti d’élite supportano sostanzialmente il modello di Flow di Csikszentmihalyi (1990); tuttavia non tutte le nove dimensioni del modello hanno trovato pieno riscontro nelle descrizioni fornite dai singoli atleti. Un esempio riguarda la percezione dello sforzo durante il flow: secondo alcuni durante il flow tutto sembra più facile, mentre altri affermano di essere pienamente coscienti dello sforzo che producono in quei momenti. Non solo: per alcuni questa "coscienza dello sforzo" sembra essere la parte più piacevole dell’esperienza di flow. Anche il modo in cui viene percepito il controllo appare variabile, poiché alcuni atleti indicano nella preoccupazione della prestazione un presupposto necessario all'insorgenza del flow.

Queste variabili nell’esposizione della personale esperienza del flow avvalorano l’ipotesi che possano sussistere differenze individuali o sport-specifiche nel modo in cui il flow viene percepito.

Bibliografia:

  • Susan Jackson, Mihaly Csikszentmihalyi, Flow in Sports: The keys to optimal experiences and performances. Human Kinetics,1999
  • Muzio, M., Riva, G., Argenton, N., Flow, benessere e prestazione eccellente. Dai modelli teorici alle applicazioni nello sport e in azienda, Franco Angeli, 2012