Attacchi di panico: 5 falsi miti da sfatare!

Pubblicato il 9 luglio, 2020  / Ansia e Depressione
Attacchi di panico: 5 falsi miti da sfatare!

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il disturbo di panico colpisce almeno il 20% della popolazione. Trattandosi di una tematica ormai estremamente comune e sentita, spesso la disinformazione naviga a gonfie vele dando vita a molteplici falsi miti che alimentano credenze erronee. Vediamo quali sono quindi i cinque falsi miti più comuni sugli attacchi di panico! 

Mito #1. Gli attacchi di panico possono portare alla pazzia o alla totale perdita di controllo di se stessi: Falso. In preda a un attacco di panico potrei fare del male a mio marito, ai miei figli o aggredire il vicino di casa? Assolutamente no. Le sensazioni terrificanti che travolgono corpo e mente durante l’attacco di panico non si tramutano in azioni concrete; in altre parole, la perdita di controllo o il timore di impazzire rimangono solo sensazioni, seppur intense e invalidanti, sensazioni che derivano dall’alterazione del normale equilibrio corporeo tra ossigeno e anidride carbonica. 

Mito #2. Vuoi risolvere il panico? Mangia sano, evita caffè, fai attività fisica… Falso. Ricaricarsi con una buona colazione al mattino, dedicare mezz’ora al giorno all’esercizio fisico, praticare la meditazione: è indubbio che uno stile di vita salutare non possa che essere benefico. Affermare però che ciò che è benefico sia automaticamente terapeutico è un vero azzardo. Gli attacchi di panico rappresentano un disturbo psicologico caratterizzato da un preciso meccanismo di funzionamento (se vuoi approfondire questa tematica, ti consiglio la lettura dell’articolo “Panico: il controllo che fa perdere il controllo"); per sbloccare tale patologia è necessario un intervento mirato. 

Mito #3. Ho il panico? Ne parlo continuamente e mi faccio rassicurare: così mi sentirò meglio! Falso. E’ convinzione comune che condividere difficoltà e problemi personali faccia bene, sempre e comunque. L’era cogitocentrica moderna racchiude la tendenza a divinizzare la razionalità, considerandola la soluzione di tutti i problemi: se ci ragiono, se divento consapevole di ciò che mi accade, se rifletto, se ne parlo, allora riuscirò a gestire e controllare la realtà. Purtroppo pochi sanno che parlare della paura è come mettere un fertilizzante speciale ad una pianta: la si fa crescere a dismisura. Più parlo delle mie paure, più le incremento. E le rassicurazioni? Allo stesso modo, farsi rassicurare è un’arma a doppio taglio. Quando chiedo aiuto e lo ottengo, ricevo contemporaneamente due messaggi. Il primo è: “Ti voglio bene, ti aiuto e ti proteggo”. Il secondo messaggio, che è meno ovvio ma più forte e sottile, è: “Ti aiuto perché da solo non puoi farcela, perché se ti lasciassi da solo ti sentiresti male”. In altre parole ogni volta che chiedo e ottengo rassicurazioni, viene confermata la mia incapacità: sto dicendo a me stesso che da solo non posso farcela, che sono debole, che sono fragile.  

Mito #4. Dal disturbo di panico non si guarisce Falso. Don D. Jackson, fondatore del Mental Research Institute di Palo Alto, dichiara con un’affermazione decisamente forte che «Non esistono pazienti impossibili ma soltanto terapeuti incapaci». Tra le tipologie di psicoterapia scientificamente efficaci per la risoluzione degli attacchi di panico ce ne sono due: la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia breve strategica. Con l’approccio breve-strategico, solamente nella sede centrale di Arezzo sono stati trattati circa 15.000 casi di panico con risultati di efficacia pari al 90% e con una media di 7 sedute (circa 3-6 mesi di terapia). In altre parole 9 persone su 10 nel giro di qualche mese hanno risolto il problema del panico sia a breve che a lungo termine. Non si tratta di magia, si tratta di scienza. 

Mito #5. Il disturbo di panico deriva dall’aver avuto un’infanzia infelice o da un trauma inconscio. Culturalmente abituati ad un approccio medico causale per il quale se si ha mal di schiena, si prende la pastiglia, vi è la tendenza a ricercare la causa anche dei disagi psicologici. “Soffro di panico  perché anche la bisnonna ne soffriva” “Ho l’ansia perché ho avuto un’infanzia difficile e tumultuosa”. Se da un lato identificare il presunto responsabile dei nostri mali infonde un’apparente sicurezza, dall’altro priva della possibilità di intervenire sulla situazione presente. D’altronde se sono nato/a così, che cosa ci posso fare? Vi svelo un segreto: i problemi psicologici non hanno una causa specifica; la ricerca spasmodica del “perché” non solo non può avere una risposta univoca ma ci fuorvia dall’unica cosa che è davvero importante: cambiare il presente. L’amara e preziosa verità è che siamo noi i diretti responsabili delle nostre sofferenze e delle nostre gioie: siamo noi i registi della nostra vita. Non si nasce panicanti, paurosi, senza autostima, arrabbiati o infelici: lo si diventa nel tempo. Perciò, citando lo scrittore irlandese George Bernard Shaw “Non aspettare il momento opportuno: crealo!”

 

Fonti:

  • Nardone, G. (2016). La terapia degli attacchi di panico: Liberi per sempre dalla paura patologica. Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. (2013). Psicotrappole. Ponte alle Grazie.