risposte dello specialista Maria Rosaria Pascarelli
Non mi sento scelta
Apri domandaCiao Alessia, Chiediti se il tuo desiderio di essere "scelta" attraverso il matrimonio sia un modello rigido che ti fa soffrire se non realizzato o un desiderio che può adattarsi all'esperienza, a ciò che sta succedendo. Prova a capire se il tuo star male dipenda solo dal comportamento di lui o se sia legato al tuo bisogno di definire chi sei solo attraverso i suoi occhi. Invece di vederti come "l'ultima della lista", prova a riappropriarti della tua storia chiedendoti cosa hai scelto tu in questi 8 anni e se questo legame rispecchia ancora il tuo "Chi" autentico o se stai solo aspettando che lui ti dia un valore che non senti di avere da sola. L'"essere ultima nella preghiera" non è un evento isolato ma un potente indicatore di senso. Non è solo una "tua fragilità", ma un segnale che il tuo attuale modo di stare nella relazione non ti permette più di sentirti "te stessa" in modo sereno. Un percorso psicologico potrebbe aiutare a dare senso e direzione. Saluti Dott.ssa Pascarelli...
Mancanza di personalità
Apri domandaSalve Riccardo, grazie per aver condiviso una tua difficoltà e nel voler comprendere come "cambiare". Se il tuo "sentirti te stesso" dipende costantemente dal giudizio, dalle aspettative o dalla validazione degli altri, potresti avere la percezione di "non avere una testa tua" perché il tuo equilibrio dipende dall'aderire a punti di riferimento esterni. Quella che gli altri chiamano "mancanza di personalità" è spesso, in termini tecnici, un'estrema sensibilità al contesto e alla necessità di essere approvato per sentirsi stabile. Il problema non è che ti manchi la personalità, ma che il racconto che fai della tua vita si è strutturata sull'idea di essere un personaggio passivo. Non riuscire a esprimere i propri bisogni è spesso una strategia, talvolta inconscia, per evitare la disconferma. Se la tua stabilità dipende dall'altro, manifestare un bisogno che potrebbe contrastare con i desideri altrui viene percepito come un rischio enorme: quello di perdere il legame e, di conseguenza, di sentire un senso di vuoto o nullificazione di Sé. In questo senso, il silenzio sui tuoi bisogni è un modo per proteggere la tua sicurezza emotiva, anche se il prezzo che paghi è la sensazione di non esistere come individuo autonomo. Prova a prestare attenzione non solo a ciò che pensano gli altri, ma a ciò che senti a livello fisico e pre-riflessivo. Il corpo è il luogo in cui i tuoi bisogni si manifestano prima ancora di diventare pensieri. Chiediti: "Questa scelta la sto facendo perché la sento mia o perché sto seguendo il racconto di qualcun altro?" Tu non sei un oggetto finito, ma un insieme di possibilità. Ogni volta che agisci seguendo un tuo desiderio, anche piccolo, stai "scrivendo" un pezzo della tua personalità. Spero ti sia stato d'aiuto Saluti Dott.ssa Pascarelli...