Riccardo  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Roma

Mancanza di personalità

Salve, mi chiamo Riccardo ho 35 anni e scrivo in quanto nella mia vita non ho maimavuto personalità Non ho mai ragionato con la mia testa e non riesco ad esprimere i miei bisogni. Vorrei capire cosa significa quando mi viene detto che non ho personalità e cosa posso fare per non farmi condizionare in maniera così evidente dalle altre persone?
Grazie

  5 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 16/01/2026 - 19:13

Roma - Tiburtina
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Gentile Riccardo,
mi dispiace molto percepire, dalle sue parole, una certa svalutazione e autocritica nella frase "non ho mai avuto parsonalità".
Tale frase pone in evidenza qualcosa in cui lei sarebbe defitario, qualcosa che le manca e già così posta la questione è qualcosa di sminuente verso la persona Riccardo.

Come si sente in generale? come va la sua vita?
Come mai oggi avverte maggiormente il peso di questa tendenza a farsi "condizionare"?

Una consulenza individuale può aiutarla a comprendere come mai sia incline ad essere "condizionato" da altri.
Compreso ciò le sarà poi più chiaro come fare ad assumere un atteggiamento più assertivo e ad esprimere il suoi "bisogni".

Le auguro di poter trovare il Riccardo di cui essere soddisfatto

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 16/01/2026 - 13:51

Milano
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Buongiorno Riccardo, grazie per la fiducia e aver condiviso una riflessione così personale. Ciò che ha descritto non indica una mancanza di personalità, probabilmente una difficoltà nel contatto con il suo mondo interno e nell'espressione della Sua soggettività nelle relazioni.
È possibile che
l'adattamento all'ambiente sia stato per lei prioritario, rispetto all'ascolto ed evoluzione del sé.
Ci tengo a sottolineare che la personalità non è qualcosa che si perde; né qualcosa che si costituisce da zero, ma un insieme di aspetti che possono risultare poco accessibili o poco riconosciuti. Soprattutto se per lungo tempo non hanno trovato spazio o legittimazione.

Il fatto che oggi lei si stia interrogando su questi temi indica una capacità di riflessione e un bisogno di maggiore autenticità. Questo rappresenta a mio parere un buon punto di partenza per un lavoro psicologico utile a comprendere come si è strutturata tale modalità di funzionamento.
Utile a riconoscere progressivamente emozioni e bisogni.
Sviluppare inoltre una maggiore autonomia interna e imparare nuove modalità di gestire le relazioni, senza sentirsi annullato o eccessivamente influenzato. Resto a disposizione qualora volesse intraprendere un percorso a distanza, buona giornata.
Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott. Chiara Ilardi Inserita il 19/01/2026 - 15:35

Salve Riccardo, capisco le tue parole e posso immaginare la tua difficoltà nel condividerle qui con noi. Non è semplice riconoscere e mettere in parole una difficoltà così profonda, e il fatto che tu lo stia facendo è già un primo passo molto importante. Quando qualcuno dice “non ho personalità”, di solito non significa davvero non avere una personalità. Ogni persona ce l’ha. Più spesso questa espressione viene usata per descrivere la sensazione di non riuscire a contattare i propri desideri, i propri bisogni, le proprie opinioni, oppure la difficoltà a sostenerli nelle relazioni con gli altri per paura di deludere, essere rifiutati o creare conflitto.
Essere molto condizionati dagli altri può avere diverse origini: a volte nasce in contesti familiari in cui non c’era spazio per esprimersi liberamente, in cui ci si sentiva accettati solo adattandosi, compiacendo o mettendo da parte sé stessi. In questi casi, con il tempo, si impara a “funzionare” in base alle aspettative altrui, perdendo il contatto con ciò che si sente davvero. Questo non è un difetto di carattere, ma una strategia di adattamento che un tempo probabilmente è stata necessaria. La difficoltà a esprimere i propri bisogni non indica debolezza, ma spesso una forte attenzione all’altro, accompagnata però da una scarsa considerazione di sé. Il problema è che, alla lunga, questo può portare a frustrazione, confusione, senso di vuoto o alla sensazione di non sapere chi si è davvero. Per iniziare a lavorare su questo aspetto, alcuni passaggi possono essere utili:

- imparare a riconoscere ciò che provi, fermandoti a chiederti “cosa sento io?” prima di “cosa si aspettano gli altri?”;

- distinguere tra il bisogno di essere accettato e il diritto di avere un’opinione diversa;

- osservare quali persone o situazioni ti fanno sentire più annullato e quali invece più libero.

Inoltre, un percorso di sostegno psicologico può aiutarti molto a ricostruire gradualmente il contatto con te stesso, a dare valore ai tuoi bisogni e a sviluppare una maggiore autonomia emotiva. La terapia non serve a “creare” una personalità, ma a ritrovare e rafforzare quella che già c’è, ma che per vari motivi è rimasta in secondo piano. Sappi che non sei sbagliato e non sei vuoto. Stai semplicemente iniziando a farti delle domande su di te, e questo è spesso il primo vero atto di personalità. Resto a tua disposizione per qualsiasi necessità o approfondimento. Un carissimo saluto.

Dott.ssa Maria Rosaria Pascarelli Inserita il 28/01/2026 - 17:01

Salve Riccardo, grazie per aver condiviso una tua difficoltà e nel voler comprendere come "cambiare". Se il tuo "sentirti te stesso" dipende costantemente dal giudizio, dalle aspettative o dalla validazione degli altri, potresti avere la percezione di "non avere una testa tua" perché il tuo equilibrio dipende dall'aderire a punti di riferimento esterni. Quella che gli altri chiamano "mancanza di personalità" è spesso, in termini tecnici, un'estrema sensibilità al contesto e alla necessità di essere approvato per sentirsi stabile. Il problema non è che ti manchi la personalità, ma che il racconto che fai della tua vita si è strutturata sull'idea di essere un personaggio passivo. Non riuscire a esprimere i propri bisogni è spesso una strategia, talvolta inconscia, per evitare la disconferma.
Se la tua stabilità dipende dall'altro, manifestare un bisogno che potrebbe contrastare con i desideri altrui viene percepito come un rischio enorme: quello di perdere il legame e, di conseguenza, di sentire un senso di vuoto o nullificazione di Sé. In questo senso, il silenzio sui tuoi bisogni è un modo per proteggere la tua sicurezza emotiva, anche se il prezzo che paghi è la sensazione di non esistere come individuo autonomo. Prova a prestare attenzione non solo a ciò che pensano gli altri, ma a ciò che senti a livello fisico e pre-riflessivo. Il corpo è il luogo in cui i tuoi bisogni si manifestano prima ancora di diventare pensieri.
Chiediti: "Questa scelta la sto facendo perché la sento mia o perché sto seguendo il racconto di qualcun altro?"
Tu non sei un oggetto finito, ma un insieme di possibilità. Ogni volta che agisci seguendo un tuo desiderio, anche piccolo, stai "scrivendo" un pezzo della tua personalità.
Spero ti sia stato d'aiuto

Saluti
Dott.ssa Pascarelli

Dott.ssa Giuseppina Simona Di Maio Inserita il 19/01/2026 - 11:00

Gentile Riccardo la sua domanda è molto interessante perché paradossalmente la pone in una posizione di non assertività ma di azione: mi spiego meglio.
Ipotizzo che questa frase ricorrente "non hai personalità", da qualche parte la porti in uno stato di malessere e sconforto tanto che -ora- allo stato attuale, ha deciso di porsi lei stesso una domanda "cosa posso fare per non farmi condizionare in maniera così evidente?".
Le voci degli altri, le descrizioni che di noi fanno, sanno essere profondamente avvilenti e giudicanti senza per questo rispondere alla verità. Quella che si chiama validazione esterna, l'approvazione dell'altro è sempre prima di tutto una approvazione interna. Cosa pensa Riccardo di Riccardo? Cosa pensa lei di questa frase? Posso inoltre dire che "essere senza personalità" non significa nulla (spesso le persone pur di parlare, utilizzano impropriamente termini).
La invito quindi a riflettere e -qualora lo ritenesse giusto per lei- cominciare un percorso psicologico.
Saluti.