Crimi domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 22/11/2016

Milano

Cosa succede quando un uomo perde il padre?

Gentilissimi,
vorrei condividere e ascoltare dei pensieri riguardo alla relazione che sto vivendo.
Io ho 36 anni, lui 38, stiamo insieme da più di 3 anni, non conviviamo, io vivo da sola, lui vive spesso in altre città per periodi più o meno lunghi (da 1 a 6 mesi) per motivi di studio, ma di fatto quando torna ha come base casa mia e casa dei genitori, che si trova in zona. Ha 2 fratelli e una sorella, tutti sposati e fuori casa, lui è il più giovane.
E’ stato un buon incontro, in estate, amici comuni, lui si è interessato a me e siamo usciti per un po’ finchè ci siamo innamorati. Lui stava terminando un secondo corso di studi e viveva in un’altra città abbastanza vicina a me, che è terminato dopo un anno che stavamo insieme. Lavorava (e tuttora lavora) nei fine settimana e nella stagione estiva. Io lavoravo stabilmente da più di 10 anni, negli ultimi 15 anni ho vissuto in diverse case in affitto, e da 4 anni ho comprato casa.
Devo dire che tendo a investire positivamente (ed eccessivamente!) fin da subito nelle relazioni che vivo, tuttavia presto inizio a provare timore sia a causa dei fallimenti delle due precedenti (lunghe) relazioni ”, sia per la grande diversità di vedute fra me e lui riguardo alle relazioni e alla vita in generale: lui apparentemente molto concreto e semplice, un po’ chiuso e difeso, poche certezze più che altro legate a un retaggio culturale indiscutibile da parte sua e tanto meno da parte mia (!) , poche relazioni amicali, per lo più famigliari e professionali, mentre io abbastanza ansiosa e desiderosa di “dire tutto”, piena di dubbi e continuamente in discussione e alla ricerca di un significato delle cose, un po’ disorientata, compatibilmente con la mia storia personale, lontana dala ia famiglia per scelta e fiduciosa nelle buone amicizie.
Da questa diversità, ma soprattutto a causa del suo essere sempre “fuori sede” e di non poter vivere la nostra relazione perchè ci vedevamo a mio avviso molto poco, fin da subito sono nati aspri conflitti e discussioni anche parecchio pesanti, difficili da sostenere per entrambi perchè per lui andavano a toccare le sue certezze intoccabili e per me significavano il materializzarsi dell’angoscia di non essere desiderata e di perderlo.
Dopo circa un anno stanca di questi conflitti e della solitudine che vivevo anche a causa del fatto che lui non contemplava il poter parlare come possibile soluzione, ho scelto di iniziare una psicoterapia (ne avevo già fatta un’altra in precedenza, iniziata per motivi analoghi e durata 2 anni) per capire dove sbagliavo con lui, cosa provavo, e per scoprire i miei veri sentimenti nei suoi confronti.
Piano piano capivo cosa mettevo in gioco in questa (e anche le precedenti) relazioni, contemporaneamente riconoscevo per la prima volta il desiderio e la possibilità di un amore “più maturo”, iniziavo a scoprirmi disposta a mediare un pochino (per me abbastanza difficile, battagliera come sono!), a mollare l’ascia di guerra, ad accettare anche il suo punto di vista; riuscivo a sentirmi meno sola e godere del tempo che avevamo; devo dire che ho anche iniziato a vedere ed apprezzare in lui lo sforzo immane di conoscere il mio modo di vivere la vita, e di cercare di venirmi incontro, nonostante la fatica sua a mettere in discussione il proprio retaggio familiare, ho iniziato a essere sempre più calma e ad esplicitare i miei bisogni più semplicemente senza accusarlo “di non essere”.
Contemporaneamente mi sentivo più tranquilla, le cose andavano un po’ meglio, per periodi sempre più lunghi, lui veniva sempre più spesso a stare da me, quando non ci vedevamo non perdevamo la bella abitudine di sentirci tutti i giorni, tuttavia continuavamo a discutere per la nostra diversità e la sua rabbia nei miei confronti, il suo essere chiuso e bloccato verso un futuro possibile, aumentavano.
Di fatto stavamo bene quando stavamo insieme nella quotidianità, fantasticavamo sul futuro con un bimbo, gli proponevo di venire a vivere da me, o di cercare un’altra casa per entrambi, andavamo a vedere case, ma per lui era come un gioco, infatti poi subito dopo organizzava una trasferta o portava altre ragioni per non farlo (che casa mia era piccola, che lui non aveva soldi per comprare casa, che avrebbe voluto sposarsi).
Io ero continuamente delusa e frustrata dalle sue fughe, andavo in terapia e una seduta si e una no dicevo che lo volevo lasciare che mi faceva stare male, ma poi uscivo dalla seduta rinfrancata dai buoni sentimenti che provavo nei suoi confronti, e dei suoi verso di me. Un giorno sì e uno no mi domando a che gioco stessi giocando, io...
Prima dell’ennesima trasferta, questa volta lunga circa 6 mesi, mi regala un anello, del tutto inatteso per me. Dice poche parole: che nonostante tutto, nonostante le discussioni (che odia) con me non ha paura di litigare perchè mi ama e sa che poi tutto si sistema, che vuole stare con me, anche se non può sapere per quanto tempo sarà.
Io ero stupita e contenta, anche se molto preoccupata per la sua scelta di partire di nuovo, mi dicevo che sarebbe stata l’ultima volta, che poi si sarebbe fermato finalmente. E’ stata lunga e faticosa, ma lo sentivo molto vicino, ci vedevamo sempre quando potevamo, stava da me quando era in zona per lavoro e naturalmente quando lo raggiungevo per il we dove stava durante la trasferta.
Verso la fine dei 6 mesi, a giugno, organizziamo le vacanze per settembre (di quest’anno), prenotiamo solo una settimana, perchè sia io che lui eravamo un po’ “tirati” con le spese e con il tempo a disposizione.
Un mese prima delle vacanze, dice di nuovo di essere stato ammesso ad un master che l’avrebbe portato via altri 3 mesi e che avrebbe “dovuto” rinunciare alle nostre vacanze.
Io delusa e amareggiata, arrabbiata, discuto, cerco di fargli cambiare idea almeno sulle vacanze attese per tutta l’estate, per riposare e per stare insieme, ma riesco a ottenere solo un we lungo da lui. Non so come, ma ancora una volta riuscivo a trovare dentro di me un compromesso, decido di partire da sola e lo lascio fare, poi lui mi avrebbe raggiunto. Sono stati giorni bellissimi, in barca a vela con altre persone, siamo stati bene.
Mentre siamo là mi dice che suo padre era stato ricoverato, ma non sapeva bene perchè, suo fratello era stato vago. Rientriamo e andiamo subito a vedere che cosa era successo, il padre stava abbastanza bene, anche se purtroppo il primario ci comunica la diagnosi terribile e infausta, di un neuroglioma.
E’ stato un trauma per tutti.
I primi giorni sembrava tutto abbastanza tranquillo fra me e lui (la nostra normalità), nonostante prevedessi enormi difficoltà più che altro legate al fatto che la sua famiglia non era molto unita e si sarebbero dovuti avvicinare intorno al dolore della malattia. E anche poichè lui aveva appena iniziato il master, fuori regione, e io ero di nuovo in ansia per questo. Volevo stargli vicino.
In altrettanti pochi giorni, le carte si mescolano completamente...lui vicino non mi vuole proprio, non mi vuole più vedere, dice di non avere tempo e che teme a venire da me, a volte dice di essere logorato dalle discussioni, di sentirsi criticato per ciò che fa e che pensa, dice di voler star da solo, e che “ci vediamo dopo il funerale”. Si diradano le telefonate, i messaggi sono sempre più di cortesia e “sforzati”, spesso è nervoso si arrabbia se gli chiedo come vanno le cose. Negli ultimi 2 mesi ci siamo visti 3-4 volte.
Io pian piano riesco a comprendere, anche se non fino in fondo, cosa stia attraversando ma davvero non capisco e non accetto questo rifiuto, non mi vuole incontrare, in nessun frangente, non vuole il mio sostegno, e non mi permette nemmeno di vedere suo padre e sua madre, che conosco bene.
Sto male e purtroppo non riesco a fare a meno di pensare, che non c’è futuro, che non c’era prima e non ci sarà poi. Ho la consapevolezza che sia sempre stato sfuggente nella nostra relazione, evitante e che questo non è mai cambiato, nonostante io abbia avuto fiducia in lui, mi domando su cosa possa poggiare questa relazione...
Mi sento in perenne attesa che qualcosa succeda...e mi sento con le mani legate. Ho l’impressione di non voler nè tenere questa situazione, nè lasciarla andare. Già era faticosa prima, ora che mi rifiuta, mi pare pure impossibile...
E' come se agisse su di me la rabbia nei confronti dei suoi genitori e non solo, come ha sempre fatto, ma ora in modo diverso.
Cosa succederà quando perderà il padre?
Mi sento bloccata e imprigionata...
Vorrei prendere una posizione, ma sento che ora non posso proprio farlo...
Grazie infinite

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Patrizia Nerini Inserita il 23/11/2016 - 09:45

Imola
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Gentile Crimi,
capisco che la sua situazione sia al quanto delicata inoltre mi pare di aver compreso che sta seguendo una terapia, per correttezza la informo che dovrebbe parlarne con la sua psicoterapeuta, a meno che lei non abbia sospeso o terminato la terapia, in questo caso le risponderò volentieri.
cordiali saluti
Dott.ssa Patrizia Nerini