Francesca domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 27/11/2015

Vedo tutto ma non riesco a uscirne

Buongiorno, scrivo per esporre il mio problema.
Ho trent’anni e sono in una relazione ‘malata’ da undici. Di questi undici anni, tre sono di convivenza. Mi sono sposata da pochi mesi ma solo adesso, solo con il matrimonio, mi sono resa conto di aver sempre chiuso gli occhi di fronte a determinate situazioni. Sono una vittima di violenze fisiche e psicologiche. Le violenze fisiche sono poche, anche se piuttosto pesanti, e circoscritte nel tempo. Quelle psicologiche vanno avanti da anni, da sempre.
L’ho conosciuto da ragazzina, e lui non ha mai fatto mistero di essere un ragazzo molto geloso e possessivo. Io vengo da una situazione familiare normale ed equilibrata, in cui i miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla e non mi hanno mai vincolato in nulla. Nonostante tutto ho iniziato ad accettare passivamente i suoi comportamenti sempre più restrittivi nei miei confronti: potevo uscire solo con determinate amiche selezionate da lui, le altre amicizie ho dovuto abbandonarle (“dimostrami di tenere più a me che a loro”), ha iniziato a darmi degli orari, a decidere quali posti potevo frequentare. Ha iniziato a dirmi come dovevo vestirmi, e a criticarmi sempre e comunque. Mi ha sempre rimproverato di essere grassa e più di una volta mi ha intimato di fare una dieta o di iscrivermi in palestra (ho sempre portato una taglia 42, dunque razionalmente so di non potermi definire grassa). Le litigate,tra di noi, sono sempre state orribili, con pianti, urla, scenate. In qualche occasione mi ha messo le mani addosso, accusandomi di essere una ‘troia’. Nonostante tutto io lo ho difeso sempre a spada tratta, giustificandolo e restando convinta che, senza di lui, non sarei riuscita a stare. Che stare senza di lui era tutto sommato peggio dello stare con lui.
Dopo otto anni di relazione a distanza ho lasciato la mia famiglia e i miei amici per trasferirmi nella sua città. Benché io, essendomi trasferita senza un reale progetto, i primi mesi fossi disoccupata, mentre lui guadagnava più che bene avendo un’ottima professione, ho sempre pagato la mia parte di affitto e le bollette, spesso dovendo chiedere dei soldi a mio padre. Mi sono trasformata nella ‘casalinga’ perfetta, dato che lui è stato cresciuto da una madre che gli ha consentito di non alzare mai un dito. Più di una volta gli ho detto che avremmo dovuto dividerci i compiti, che al giorno d’oggi un uomo capace di avviare una lavatrice e usare un ferro da stiro non è più una rarità. Non ha mai voluto sentire ragioni. Nel frattempo io ho trovato lavoro, e ho avuto le mie soddisfazioni professionali. Sono iniziati i litigi per i pranzi con i colleghi, gli aperitivi dopo l’ufficio e quant’altro. Nonostante il lavoro full time il peso della casa da mandare avanti è rimasto tutto sulle mie spalle.
Sono arrivata al matrimonio in uno stato mentale piuttosto confuso, come se tutta la mia vita ormai fosse definita e ribellarsi, ormai, non avesse più senso. Grazie al mio lavoro ho potuto confrontarmi, forse per la prima volta (dato che prima d’ora lui mi aveva sempre mantenuto in una situazione ‘controllata’, facendomi terra bruciata attorno, sia negli anni dell’università che nelle successive esperienze lavorative che ho avuto) con persone della mia età, che mi sono sembrate più felici e soddisfatte di me. E, soprattutto, più libere.
Io ero nella situazione di non poter accettare un invito a cena con i colleghi senza prima chiedergli il permesso, di camminare sulle uova nella mia stessa casa per il timore di rompere o sporcare qualcosa per non scatenare la sua ira, di mangiare di nascosto e addirittura nascondere le cartacce nella borsa perché gli dicevo di essere costantemente a dieta. Ho ricominciato a fumare e i primi tempi ho subito la perquisizione della borsa, con lui che mi accartocciava i pacchetti di sigarette perché, diceva, gli facevo schifo per la puzza di fumo (non di certo per la mia salute).
Dopo il matrimonio ho iniziato a sentirmi infelice e frustrata. Lui è peggiorato, arrivato a dire frasi come ‘non sei una moglie rispettosa, le mogli dei miei amici…’ per delle banalità che mi vergogno persino di riportare.
Nel frattempo ho stretto un legame profondo (e platonico) con un collega con cui condivido gusti e interessi. Parliamo di letteratura, ridiamo per le battute dei film, ci regaliamo libri. Lui mi fa sentire intelligente e speciale, tutto quello che mio marito non ha mai fatto, sminuendo sempre i miei interessi e dicendo che perdevo solo tempo a dedicarmi ai miei hobby, fino a quando non hanno portato un guadagno economico.
Quando lui ha scoperto il rapporto con questo collega, mi ha chiesto di licenziarmi. Quando ha capito che, per la prima volta, gli stavo tenendo testa perché c’era una persona che mi apprezzava e mi sosteneva, ha cambiato atteggiamento, è diventato dolce e comprensivo, triste e disperato, paziente e disposto a tutto per non perdermi.
Ora, dopo mesi di dubbi, paure e incertezze, ho trovato il coraggio di parlare con i miei genitori e i miei amici di quello che ho subito in questi undici anni. Sono rimasti sconvolti perché io ho sempre detto a loro che andava tutto bene, che stavo bene. Sono sempre stata una persona seria e responsabile, anche se non di me stessa, visto quello che ho accettato di subire. Ho nascosto troppa polvere sotto il tappeto e adesso non ci riesco più.
La mia famiglia mi si è stretta intorno, è disposta a darmi tutto l’aiuto che occorre. Ho una persona speciale accanto, che mi ama ed è disposta ad aspettarmi, e nel frattempo non mi nega sostegno e attenzioni. Sto considerando l’idea di separarmi, dopo pochi mesi di matrimonio. Ho trent’anni, un buon lavoro, soddisfazioni professionali e una famiglia meravigliosa.
Eppure, continuo a cadere nella trappola del ‘non ce la faccio’. È più forte di me. Non riesco a immaginarmi la mia vita senza di lui, non riesco a pensare di distruggere tutto quello che ho faticosamente costruito, per cui ho sopportato abusi e violenze. I bei momenti passati insieme mi pesano addosso come un macigno, mi tolgono il fiato e la lucidità. Annaspo nel tentativo di riafferrarli.
Razionalmente so che è una felicità effimera, e che sulla lunga distanza non sarà così. Che gli uomini come lui (anche se mi ha detto di volersi curare da uno psicologo) non cambiano. Che tornerà l’inferno di sempre. Che sarò sempre più depressa, e mi sentirò soffocare.
Eppure, non riesco a immaginare di vivere senza di lui. Non so come uscire dal labirinto che la mia mente ha creato e a riacquistare la mia libertà.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Michela Vespa Inserita il 27/11/2015 - 11:50

Buongiorno Francesca,

è urgente che tu ti rivolga anche ad uno psicoterapeuta per essere supportata in questa fase della tua vita. Dico "anche" perché è un bene, e costituisce un appoggio concreto oltre che emotivo, il fatto che tu sia circondata da persone che ti vogliono bene e che ti esprimono tutto il loro sostegno. Ne avrai bisogno.
Ma puoi contare anche sul coraggio e le capacità che hai dimostrato di avere, per esempio cercando e trovando una tua autonomia lavorativa, allontanandoti dalla tua famiglia per un sentimento importante, portando avanti da sola la gestione di una casa e tanto altro ancora.
Posso soltanto rassicurarti sul fatto che sia normale che tu ti senta, oggi come ieri, persa senza di lui. Altrimenti non avresti mai sopportato le angherie a cui ti ha sottoposta per anni. Di sicuro ci saranno stati momenti meravigliosi nella vostra storia, tanto da aver timore di perderli lasciandolo (ma quelli non andranno persi). Di sicuro per tanto tempo tuo marito ha fatto in modo di accecarti sulle tue qualità, rendendoti insicura. Di sicuro limitando le tue libertà ti ha reso dipendente da lui e dal suo giudizio. E potrei continuare ancora, ma non credo che ce ne sia necessità. Tu queste cose le sai. Ma è proprio perché c’è tutto questo insieme di dinamiche e complicazioni sentimentali che tu oggi non riesci a staccarti emotivamente da lui.
Ora però c’è uno spiraglio di luce. E dietro quello spiraglio c’è la possibilità di riprendere in mano la tua vita e renderla soddisfacente, allontanandoti dalle paure, dalle angosce e dalle insicurezze che si sono accumulate nel tempo. Finalmente potrai essere protagonista della tua vita, decidere per te, in maniera autonoma. Non farti sfuggire questa possibilità stavolta.
Non sarà di certo facile, soprattutto all’inizio. Come non lo è in ogni separazione, quando è presente un affetto significativo.
Ma ne vale della tua vita, e questo deve darti la forza per andare avanti. Se sei stata in grado di affrontare le sofferenze passate, vuol dire che hai le carte per farcela.
Ma hai bisogno di lavorare su te stessa per riuscirci nel modo più adeguato e duraturo. Coraggio!

Un caro saluto,
Michela Vespa
Psicologa Psicoterapeuta a Roma