Alice  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il

Como

Marito svalutante

Buongiorno,
Scrivo dopo ennesima lite coniugale perché ho bisogno di mettere a fuoco cosa non và.
Sono sposata da quasi 6 anni e siamo insieme da 13. Insieme ci siamo trasferiti ormai 5 anni fa dalla nostra città di origine, in un piccolo paese del nord italia per il suo lavoro. Scelta fatta da entrambi per condizioni economiche molto più vantaggiose. A suo tempo io ho lasciato il mio lavoro che amavo, la mia casa di proprietà e la mia famiglia per lui e anche in questa occasione quelli che mi sono sempre sentita dire di fronte al mio dispiacere è stato che non dovevo lamentarmi perché era una scelta che avevo preso anche io, senza mai quindi ricevere un riconoscimento del sacrificio fatto anche per lui e del fatto che era normale mi sentissi triste. L’idea era quella di fare un figlio prima di trovare un altro lavoro. Il figlio non è mai arrivato e abbiamo affrontato diversi percorsi per averne nei quali mi sono sempre sentita molto sola anche perché nonostante il parere dei medici, secondo lui io esageravo e il vero motivo per cui non avevamo figli era che non facevamo abbastanza sesso in quanto io non ho mai voglia (mi dà continuamente della frigida). La verità è che è severamente astenospermico e che le mie ovaie stanno invecchiando.
Alla fine ho rinunciato ad avere un figlio perché volevo essere felice lo stesso, ho cercato un lavoro che tra l’altro è quello per cui ho studiato 8 anni ( ho laurea e un dottorato ) e iniziato a riprendermi. Anche riguardo al mio lavoro non sento dormi altro che guadagno poco e che il mio lavoro è inutile (lui guadagna il doppio ma perché lavora all’estero ed è il motivo per cui ci siamo trasferiti). Su ogni cosa cerca di svalutarmi, sottolinea sempre quello che secondo lui sbaglio senza guardare che nel frattempo ho fatto altre mille cose, ed è un continuo dirmi che faccio tutto a cazzo e che lui fa tutto meglio o che anzi fa tutto lui. Incredibilmente nell’ ultimo anno abbiamo adottato un bambino, la gioia del nostro cuore. Io quindi sono rimasta a casa in maternità da un giorno all’altro. E questo se da un lato è una gioia, dall’altro è stato un po’ spiazzante ed è alienante perché non vedo nessuno tutto il giorno ( esco un po’ ma adesso fa molto freddo), per lui anche questo non è granché. Dice che lui starebbe volentieri a casa tutto il giorno, che non capisce come possa sentirmi stanca perché il bambino è molto piccolo e dorme tante ore, che mi lamento sempre e anche in questa circostanza sminuisce quello che sento e invece di aiutarmi mi critica, mi provoca fino a che io perdo le staffe e mi sento anche dire che devo darmi una calmata.
Queste sono solo alcune delle continue dinamiche che mi portano frustrazione e rabbia quotidianamente e anche più volte al giorno, ma per quieto vivere poi “dimentico”.
Sapreste spiegarmi se questa è violenza psicologica o cosa è? Io sento che cerca di prevaricarmi, di sminuirmi e me ne rendo conto e mi oppongo ma faccio tanta fatica e a volte mi accorgo che mi mette insicurezze che io non avrei.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 14/02/2023 - 12:28

Roma - Tiburtina
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Buongiorno Alice,
Leggendo il suo scritto, sorge una, tra le tante domande che vorrei porle se fossimo in consulenza: come mai ha sposato suo marito e cosa l'ha fatta innamorare di lui?
Cosa vi lega oggi? Come mai accetta di essere trattata nei modi svalutanti che ha narrato?
Questi e altri quesiti sono essenziali per aiutarla a comprendere cosa sia meglio per lei e per il suo bambino oggi e anche per valutare se sia effettivamente sottoposta a violenza psicologica.
Pertanto le consiglio di richiedere una consulenza psicologica individuale, anche on line, al fine di fare maggiore chiarezza.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Linda Bori Inserita il 13/02/2023 - 11:37

Buongiorno Alice,

ti ringrazio per la tua condivisione.

In poche righe hai espresso tantissime cose.
Il peso di una scelta condivisa ma pur sempre sofferta di un trasferimento con la conseguente perdita di un lavoro amato e della vicinanza della famiglia. Il lavoro di doversi adattare ad una nuova casa, nuovi spazi, nuovi posti e la ricerca di un figlio (e i relativi difficili percorsi per averlo) arrivato poi all'improvviso con una adozione.
Un nuovo lavoro, in linea con i propri studi e un nuovo momentaneo stop per far spazio all'incredibile impegno che richiede un bambino e l'assestamento nel nuovo ruolo di madre.

Tantissime cose, impegnative, belle, ricche, sofferte su tanti livelli.
Il periodo della maternità oltretutto è uno dei momenti più delicati e impegnativi esistano.

Tutte queste cose dici sono appesantite da una costante percezione di svalutazione da parte di tuo marito, sulle tue scelte, sulle tue emozioni, sui tuoi vissuti.

La domanda che poni è se si può trattare di violenza psicologica.
Io ti chiedo invece se è importante avere questa definizione o etichetta. Qualunque cosa essa sia, i tuoi sentimenti di insicurezza, frustrazione, solitudine e fatica non cambiano. Sono reali in quanto provati da te.

Preso coscienza di questo, cosa vorresti?

Resto a completa disposizione.

Un caro saluto,

Dott.ssa Linda Bori