Monica  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 25/09/2019

Roma

Bloccata dall'indecisione sulla mia relazione

Ho 40 anni. Da dieci anni ho una relazione col mio compagno di 43, viviamo insieme, abbiamo una casa, niente figli e una gravidanza andata male circa 4 anni fa. Siamo sempre stati una coppia equilibrata, senza problemi, vivendo tra lavoro, casa, le nostre famiglie, amici, vacanze, una vita normale e tranquilla. Da un anno però le cose sono cambiate, ho iniziato una relazione con un collega di lavoro che dopo un’amicizia iniziale è diventato sempre più importante per me. E’ stato lui a dirmi di essersi innamorato di me e da allora io non ho saputo respingerlo, mi rendevo conto di avere voglia di conoscerlo di più e non mi sono tirata indietro. Lui ha la mia stessa età, vive da solo in un monolocale, ha alle spalle qualche relazione ma solo un paio durature (circa un anno), mentre io sono stata 15 anni col mio primo fidanzato e 10 col mio compagno attuale. E’ una persona sensibile, generosa, con molti interessi e ha voglia di trovare una compagna. Ci siamo visti quotidianamente a lavoro e dopo i primi mesi in cui ci siamo incontrati 3 o 4 volte fuori dall’ufficio io gli ho chiesto di fermarci perché passata l’emozione iniziale mi ero resa conto del danno che stavo facendo al mio compagno e forse alla mia vita e volevo capire cosa fare. Ho parlato col mio compagno, gli ho detto che mi stavo innamorando di un altro e che ero confusa su di noi. Per lui è stato un colpo improvviso, non se lo aspettava, c’è rimasto molto male ma mi ama molto, ha paura di perdermi e mi è rimasto accanto. Mi ha ascoltato e ha cercato di migliorare nelle cose che non mi andavano bene del nostro rapporto. Da allora però io sono sempre rimasta confusa, ho provato a staccarmi dal mio collega per ritornare con la testa sul mio compagno ma non ci sono riuscita, mi mancava lui. Ho provato a dire al mio compagno che non me la sentivo più di stare con lui ma poi di fronte alla sua reazione, alla realtà di rendere ufficiale la cosa, di separaci, di vendere casa e di far subire a lui la mia scelta mi sono ricreduta, sono crollata e non sono riuscita a lasciarlo veramente. Sono passati nove mesi tra tira e molla con entrambi, io sono sempre rimasta a casa in tutto questo tempo anche se ho pensato più volte ad un periodo di pausa, di distacco da entrambi per capire meglio me stessa. Il mio compagno vedendo che stavo a casa cercava di progettare con me, mi chiedeva di cambiare casa dato che era un suo desiderio già da prima, di rimettermi in cura per cercare una gravidanza come stavamo facendo prima di questa crisi, che il tempo stringe … ed io non sono riuscita neanche a prenotare una settimana di vacanze estive con lui perché pensavo all’altro e non me la sentivo. Il mio collega in questi mesi mi ha detto più volte di prendermi il tempo necessario per capire cosa voglio veramente, che mi sarebbe stato vicino ad affrontare la separazione dal mio compagno, che desiderava veramente un futuro con me ma solo se era quello che volevo anch’io, mi ha sempre capita e aspettata, sa che non è facile uscire da una storia di dieci anni soprattutto quando io prima di conoscere lui non lo avrei mai pensato. Il fatto è che voglio bene ad entrambi, per motivi diversi e ho paura di fare la scelta sbagliata in ogni caso. Ho paura di restare col mio compagno e di pentirmi perché dopo un anno passato a frequentare un’altra persona io ho assorbito molto di lui, ho fantasticato con lui su un futuro insieme, non è mai stata un’avventura per avere una scappatella, né per me né per lui. D’altra parte ho paura di lasciare il mio compagno perché ho ancora dei sentimenti per lui, avevamo dei progetti e soffro all’idea di distruggere tutto, ho paura di pentirmi perché magari nonostante le buone intenzioni del mio collega temo che le cose con lui potrebbero andare male o che lui possa deludermi. Io sento di avere molto da perdere, la stabilità, la sicurezza, gli affetti e il mondo che mi sono costruita in questi anni e di non sapere più cosa è meglio per me. Sento anche la voglia di stare col mio collega perché mi piace sotto tanti punti di vista, lo conosco bene, abbiamo parlato tanto in questo anno, siamo usciti insieme, sono stata a casa sua, mi ha accompagnato ad una visita, tutti i giorni mi ha raccontato cose di lui, anche intime. Mi ha detto che in passato in occasione di controlli medici a livello genitale è risultato poco fertile… questo per me sarebbe un problema perché desidero un figlio e so che col mio compagno invece non avrei difficoltà. Se ragionassi di impulso sarei portata a vivere la nuova storia perché mi sento innamorata del mio collega, sento la voglia di fare tutto con lui perché è tutto nuovo e diverso, mi vengono in mente regali da fargli, le cose che potrebbero piacergli, i posti da visitare, la vita che potremmo fare insieme, ma appena mi scontro con la realtà, con i miei 40 anni che non mi consentono di fare errori senza pagarne le conseguenze, con la sofferenza del porre fine alla relazione col mio compagno, con la voglia di maternità che non so se riuscirò a realizzare, con la perdita delle certezze che ho per andare incontro a qualcosa che mi sembra bello ma incerto, ricado nei dubbi e resto bloccata.
Mi rendo conto che se non faccio qualcosa io lo faranno loro. Il mio compagno resiste perché ci tiene a proseguire la nostra strada insieme e ha tutto da perdere, il mio collega mi ama e mi ha aspettato finora ma senza un gesto concreto da parte mia (dopo un anno vorrebbe stare insieme a me ufficialmente, presentarmi ai suoi, cercare casa insieme) si allontanerà inevitabilmente perché deve andare avanti. Sono stanca anch’io di questa situazione, essere divisa a metà per tutto questo tempo è devastante, non dormo, sono dimagrita e mi sento un grosso peso addosso… so che sto perdendo tempo e rovinando entrambi i rapporti ma sono incapace di agire, sono vittima di me stessa e non vedo luce …

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Morena Romano Inserita il 30/09/2019 - 20:22

Salve Monica, la sua situazione risulta piuttosto complessa, distorta altresì da esigenze contingenti come la maternità, le esigenze pratiche, le pressioni e così via.
Credo che ciò che la blocca di più sia la paura di vivere veramente qualcosa: la maternità, una relazione affettiva autentica, la paura di perdere, così come ha perso purtroppo il suo bambino 4 anni fa. Immagino sia stata un'esperienze estremamente dolorosa, forse non ancora elaborata e risolta, pertanto vive una vita apparente..apparentemente normale, tranquilla, equilibrata fino a che non irrompe l'extra-ordinario che le impone di scegliere, di vivere. Quello che credo potrebbe esserle utile, è affrontare le sue paure, le sue emozioni e chiedersi che cosa veramente desidera per se stessa. C. G. Jung fondatore della psicologia analitica, considera il disagio emotivo come un segnale che ci indica che qualcosa non funziona e allo stesso tempo suggerisce anche la via migliore per risolvere il problema, egli scrive: "non dobbiamo cercare di liberarci di una nevrosi, ma piuttosto fare esperienza di quello che ci insegna. Dobbiamo addirittura imparare ad esserle riconoscenti. Senza di essa avremmo potuto perdere l’occasione di apprendere chi siamo in realtà: non siamo noi a guarirla, è lei che ci guarisce”. Quindi cerchi di capire che cosa cela questo suo momento di indecisione, il significato di questo blocco, quale via le suggerisce e da cosa invece, sta in maniera disfunzionale, scappando. Le auguro un fruttuosa ricerca.