An domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 18/05/2016

Treviso

Come va la vita?

Il carattere del bambino si forma nei primi anni di vita; questo è ció che ho appreso da diversi articoli riguardo la vostra materia. Mi viene spontaneo pormi alcune domande, riuscireste ad immaginire come il fato agisca su questa caratteristica? Come le azioni o i comportamenti sbagliati dei genitori possano influenzare la vita di creature fondentalmente indifese?
Inanzitutto, mi presento; mi chiamo A e sono una ragazza di 23 anni. Ho un vissuto alquanto triste e per alcuni potrebbe sembrare del tutto normale, sarebbe un' utopia se tutte le persone fossero pienamente soddisfatte di ogni singolo periodo della propria vita. Vorrei soffermarmi un attimo sull' aggettivo "normale" in quanto nel mio vocabolario personale non esiste; da che mi ricordo mi sono sempre sentita strana, inadeguata, diversa. Fin da piccola ero un maschiaccio, nel tempo, poi ho accurato che questa caratteristica mi portava ad essere attratta anche dalle ragazze della mia età. All'asilo ero innamorata di una bambina che bosseggiava chiunque nel nostro gruppetto, alle elementari avevo una cotta per due ragazzine, l'adolescenza è stato il periodo più brutto; presi coscienza della mia omosessualità e invece di aprirmi al mondo (cosa che io reputo naturale) mi sono chiusa. Ho avuto cotte anche per ragazzi e modo piu di una volta a creare un rapporto con alcuni di essi ma al momento del rapporto seasuale mi tiravo in dietro, con la maggior parte di loro neanche il bacio mi era gradito. Gli anni sono passati e io mi sono ritrovata ad accettarmi solo da poco, mi risulta difficile in quanto il problema che mi creo è il rifiuto dei miei genitori. Eccoli qui, i genitori!
In un libro intotalato Invisible Monster, Pelahniuk esprime il concetto che andrò ad esporre con una massima che credo assolutamente coerente con l'idea che ho dei mie genitori:" Vai a una volta, una sera tardi, in macchina tra Nessunposto, Wyoming e ChissàDove, Montana, quando Seth dice che il fatto di essere nati rende i tuoi genitori Dio. Gli devi la tua vita, e ti possono controllare. "Poi la pubertà ti rende Satana" dice, "solo perché vuoi qualcosa di meglio."
I miei genitori sono esseri umani che nel corso della loro vita hanno sbagliato come chiunque. Fino ai 13/14 anni erano dio per me ma io per loro non mi sono sempre sentita un niente; lavoravano tutto il giorno ed avevano poco tempo per noi figli. Credo di aver passato la maggior parte del mio tempo a cercare un dialogo con loro, un momento di scambio di emozioni. Le cose iniziarono ad andate male nel loro rapporto, mio padre usciva tutte le sere per un vizio che poi lo ha portato al fallimento, mia mamma lo seguiva; ad un certo punto però mi sono trovata a dormire sempre con lei aspettando lui. Ricordo: le grida, le sfuriate, le colpe che mia mamma dava a mio papà e viceversa, la presunta depressione di mia madre e la sua isteria, non parlavo con mio papà o almeno non ho ricordi, l'amico di mia madre, le litigate riguardo l'amico di mia madre (anche mio padre non deve essere stato di meno) , il divorzio imminente ma poi "stiamo insieme fino a quando non fanno 18 anni", il fallimento, l'allontanamento dei parenti (erano già lontanti che bastava), proprietà, problemi su problemi. Mi vergognavo molto ed ero molto arrabbiata con tutti. Il fallimento per me segna un altro periodo della mia vita che iniziava ad andare verso l'adolescenza. (Apro una parentesi importante, a 10 anni ho avuto il menarca e mi hanno scoperto l'ipotiroidismo, cosa che mi ha segnata molto perchè sono arrivata a pesare 80kg, quindi complessi, che tutt'ora ho anche se peso 25 kg in meno) In questi anni ho disprezzato i miei genitori e assolutissamente ogni loro comportamento, non volevo essere come loro (ora mi sento molto come loro purtroppo, non per quel loro vizio ma per tratti caratteriali) anche se nei momenti di crisi cercavo sempre conforto che mi davano, non erano sempre assenti negli anni si sono un po' ripresi. Ho litigato tantissime volte con mia madre e mio padre, urlavo cosi forte che sembravo pazza, ma loro non hanno mai cercato di capirmi. Tutt'ora il nostro modo di conversare non è tranquillo. Per semplificare la storia farò un elenco dei mie ricordi: inadeguatezza del mio fisico, il mio fisico, timidezza e apatia, fare la pagliaccia per farmi amicizie, le ragazze, i miei genitori e il nostro rapporto altalenante, la bassa autostima e l'inadeguatezza, il non saper comunicare le mie emozioni, ansia, sbalzi di umore, la solitudine, le sigarette. Dopo il diploma sono stata due anni all'estero ma avevo così poca autisma e pochi amici che ho iniziato ad essere più vicina ai miei (il rapporto famigliare si era riavvicinato e migliorato dopo un brutto incidente di uno dei componenti), ero triste sola e speravo di aiutare i miei perchè credevo che appoggiandoli economicamente loro avrebbero trovaro il modo per mantenersi da soli o creare un nuovo ambiente dove io non volevo lavorarci però. Sono tornara da loro ed è iniziato il mio periodo nero (2 anni poco meno fa), mi sono chiusa in casa per un'estate intera, bassissa autostima, ansia stress, leggevo tutta la notte; trovando lavoro però ho ripreso un po' la mia vita in mano però mi sento spesso apatica, l'ansia non mi esprimere bene i concetti, poche amicizie e senza ancora un partner. Non ho mai perdonato i miei per avermi fatto prendere questa scelta perchè anche se potevo crearmi una vita mia mi sentivo responsabile per i miei fratelli oltre a tutti i brutti ricordi e traumi (forse?). Non sopporto nessuno anche chi voglio bene, esco raramente e anche nel lavoro ho problemi perche mi sento inadatta sempre e non parlo molto.
Il mio pensiero finale è: chissà che persona sarei oggi se non avessi appreso quei tratti caratteriali nei miei primi anni di vita. Sono qui a scrivervi perchè voglio essere quella persona, voglio iniziare ora. Mi serve una mano che mi accompagni in questo percorso perchè da sola non posso farcela. Grazie per aver prestato attenzione e mi scuso se sono stata un po' confusionale ma una vita non si riesce a raccontare in due righe.
Che poi mi chiedo spesso, siamo animali fondamentalmente e solo perchè siamo dotati di pensieri siamo così complicati, non è forse questa una condanna?
Grazie, A

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Sciubba Inserita il 30/05/2016 - 09:15

Gentile An,
come il fato influisca sulla vita, in particolare nei primi periodi, ma anche successivamente, esula dai confini della psicologia; l'importante è che l'individuo riesca a cogliere le opportunità offertegli dall'ambiente e reagirvi nella maniera più efficace ed adattativa.
Nonostante la sua giovane età e le difficoltà che la vita le ha riservato finora, mi sembra di poter dire che è stata piuttosto attiva e reattiva nell'affrontare le diverse situazioni e che perciò si tratta ora probabilmente solo di migliorare le proprie capacità, per sviluppare al meglio le sue potenzialità.
Uno degli aspetti da migliorare è probabilmente la comunicazione e il rapporto con i genitori che restano comunque un pilastro su cui si basano sicurezza, autostima e anche l'orientamento sessuale. Le consiglio perciò di consultare uno psicologo psicoterapeuta per iniziare un percorso che la porti ad uno stato di benessere psicologico con augurabili ricadute anche sul piano fisico.
Cordiali saluti